Breaking news
Venerdì, 17 Novembre 2017
Ispettorato Territoriale del Lavoro di Taranto. I sindacati incontrano i lavoratori in assemblea

Un paradiso in pericolo: Saline Joniche

Apulo • Lucane
Typography

Greenpeace chiede al governo di rispettare le dichiarazioni circa l’abbandono del carbone e accende i riflettori su Saline Joniche dove, accanto ad un’oasi Sito di Interesse Comunitario dell’Unione Europea, potrebbe a breve sorgere una centrale

Circa tre giorni fa gli attivisti di Greenpeace hanno posto l’attenzione sulla possibile costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche con un’azione dimostrativa accompagnata dall’esposizione di uno striscione: “Stop al carbone, accendiamo il sole” per chiedere al governo di rispettare quanto promesso in precedenza dall’esecutivo sull’abbandono del carbone.
Saline Joniche è una frazione di Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria, alla punta della regione. Tra gli anni ’70 e ’80, l’area di Saline Joniche fu posto al centro di un processo di sviluppo industriale che portò all’edificazione dello stabilimento chimico della Liquichimica Biosinesi, della Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato e del porto industriale. Il primo fu chiuso pochi mesi dopo la sua realizzazione a causa della pericolosità dei prodotti, il porto non è stata mai davvero attivo ed è ostruito da un banco di sabbia e l’Officina è stata chiusa all’inizio del 2000. A partire dal 2008, però, la S.E.I. S.p.A. (di cui principale azionista è la svizzera Repower) ha chiesto di poter realizzare una centrale termoelettrica a carbone da 1320 megawatt, utilizzando le strutture, ad oggi abbandonate, dell’ex Liquichimica. Da allora, però, il progetto è sospeso e la S.E.I. è attualmente in liquidazione. Il rischio è, quindi, che possa essere riassegnato a nuove società.
Una centrale a carbone di ultima generazione, infatti, malgrado i filtri antiparticolarato, desolforatori e deintrificatori emettono una quantità di polveri sottili circa 70 volte superiori rispetto a quelle emesse da una centrale a gas, 140 volte superiore per quanto riguarda l’anidride solforosa e 4.5 volte superiore per il biossido di azoto. Peraltro anche i migliori filtri antiparticolato non sono in grado di catturare il PM 0.1, il più pericoloso poiché facilmente in grado di oltrepassare la barriera polmonare ed entrare in circolo nel sangue. Va precisato che, proprio nei pressi dell’ex stabilimento Liquichimica sono presenti due laghi oasi naturale per moltissimi uccelli migratori come anatre, folaghe, aironi, cavalieri d’Italia, cenerini e, a volte, anche fenicotteri rosa. Tale area è stata inserita come oasi tra i Siti di Interesse Comunitario dell’Unione Europea.
Nel 2012, peraltro, la provincia di Reggio Calabria aveva indetto un concorso per la riqualificazione della costa di Saline Joniche, vinto da un progetto che prevede la realizzazione di un parco scientifico e di un incubatore di imprese legate alla green economy oltre che di un vivaio. Il progetto dovrebbe riguardare 8 km di costa per un totale di 170 ettari, lontani, si spera, dalle emissioni di un’ennesima ed obsoleta centrale a carbone.

di Antonio Caso