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Ven, Ott

Dal Sud rinasce l'amore per i luoghi

Dal Sud rinasce l'amore per i luoghi

Comuni Jonici

Parole d’autore al Castello Stella Caracciolo di Palagianello per il nuovo appuntamento del progetto “Semina”, ideato e realizzato dall’associazione culturale “Bocche del Vento”, da anni attiva sul territorio. Protagonista assoluto della serata è stato Franco Arminio, poeta, scrittore e “paesologo”

«Forse è vero, ci sono troppe parole in giro; ma la parola non è altro che un ponte verso il divino e noi umani siamo le uniche creature che dispongono di questo straordinario strumento. In fondo, se possiamo sperare di salvarci, lo dobbiamo al fatto che la parola edifica il mondo e, nonostante tutto, non è ancora morta». Quando chiedono a Franco Arminio di spiegare l’inflazione della parola, la crisi del linguaggio che genera un chiacchiericcio sterile e la proliferazione dei luoghi comuni che si avventano sui nostri pensieri, lui risponde così ed è in quel momento che ci si rende conto che la cultura, definita dallo stesso scrittore «relazione con l’altro, idea del noi, di come riconoscerci e reinventarci»,  eleva l’animo umano al di sopra dei nostri quotidiani contrattempi.  Nella serata dedicata alla riscoperta della bellezza dei luoghi, il Castello di Palagianello diviene il luogo per eccellenza all’interno del quale dimorano pensieri diversi ed emozioni variegate. Alternando la lettura di alcune poesie tratte dal suo libro “Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra” (Chiarelettere, 2017), a momenti di riflessione sulla invasiva diffusione di alcuni vocaboli, Franco Arminio da spazio a tutti, riuscendo a colpire e coinvolgere le diverse sensibilità presenti nella sala adibita a sede coworking dell’associazione. Sull’impoverimento del linguaggio che colpisce particolarmente i giovani, figli della società moderna, il poeta ha un’idea molto chiara: «La parola è una scala e più scalini hai, più hai la possibilità di salire. I giovani abitano la parola in modo diverso da come l’abitavamo noi, forse perché loro vivono in una società in cui è scomparso il senso della collettività, sono orientati ad una salvezza individuale e parlano poco di tutto ciò che non li riguarda direttamente. Noi - afferma il paesologo,  siamo figli di un’altra epoca, in cui ci si illudeva di potersi salvare in compagnia; eravamo interessati alle dinamiche del pianeta e avevamo bisogno di più parole per poter comprendere meglio ciò che accadeva nel mondo». Di individualismo parla anche Lilia Carucci, presidentessa di “Bocche del Vento”,  spiegando che «la nostra comunità è assente, rapita da un egocentrismo sfrenato e incapace di stare assieme per partecipare.  Non nascondo che all’indomani dell’incendio che ha colpito il simbolo del nostro territorio, ho avuto un momento di smarrimento e ho pensato di mollare tutto. Solo dopo qualche tempo - prosegue la presidentessa dell’associazione vincitrice del bando Funder35 promosso nel 2016 - ho capito che bisognava fare qualcosa di rivoluzionario, seminare speranza laddove c’era solo sconcerto e rassegnazione. Crediamo che proprio dalle realtà più piccole possano nascere grandi idee, che potrebbero permetterci di trasformare il nostro modo di vivere. Utilizzeremo i fondi destinati al progetto OpenPlus con grande senso di responsabilità  e ce la metteremo tutta per ricostruire l’identità di Palagianello perchè a prescindere dalle differenze politiche, economiche e sociali - conclude Carucci, visibilmente commossa - dobbiamo riscoprirci comunità».  La serata prosegue in un'atmosfera sospesa, carica di una tensione emotiva che, in modo quasi inconsapevole, preme per liberarsi, assumendo concretezza nelle voci di chi è chiamato ad esprimere il proprio punto di vista. Responsabilità, intesa come chiave dell’impegno collettivo e come punto di partenza del nuovo spettacolo a cui sta lavorando l’attrice Erika Grillo, che presenta agli astanti il progetto Semina Parole, di cui si occupa in qualità di direttrice artistica: «Il teatro va usato sempre come mezzo, mai come fine. Noi, attraverso questo laboratorio teatrale, ci interroghiamo sull’uso delle parole, cerchiamo  di dare senso a quelle che conosciamo e di scoprirne altre che magari renderebbero più bello il nostro mondo.  Personalmente - confida l’attrice che collabora da diverso tempo con l’associazione palagianellese - mi sto concentrando sul termine “Responsabilità”, che significa rispondere in prima persona di quello che accade. Noi purtroppo non vogliamo più responsabilità, non abbiamo più la forza di muoverci e deleghiamo ad altri, per cui ogniqualvolta accade qualcosa all’interno della collettività, non ci sentiamo minimamente chiamati in causa. Ciascuno di noi, al contrario, dovrebbe pensare “io c’entro” perché è questo il senso della politica; io c’entro con chi raccoglie pomodori per due euro all’ora, coi detenuti che soffrono a causa di situazioni molto disagiate in cui sono costretti a vivere, coi bambini che soffrono nei paesi distrutti della guerra».

Alla serata partecipa anche il toscano Andrea Semplici,  fotografo e giornalista giramondo, che documenta e scrive del progetto “Semina”: «Sono  sopravissuto - confessa Semplici - vendendo parole, il giornalista non fa altro che raccontare ciò che vede, alcune volte inventando un po’, arricchendo un fatto di mille sfumature. Quando vado via da un luogo mi chiedo cosa resterà delle parole di cui mi sono servito per descrivere quel luogo. C’è differenza tra teatro e realtà, tra racconto e vita vera. In questo senso, Franco Arminio sta facendo un lavoro straordinario; ridare voce a quei luoghi dell’Italia che erano rimasti afoni, dimenticati dalla storia, per ricostruire la geografia del cuore». Il sindaco di Palagianello, Michele Labalestra, ringrazia le ragazze dell’associazione per il lavoro svolto in questi anni e poi sottolinea «l’importanza di recuperare il senso di appartenenza al territorio perché, dopo l’incendio che ha distrutto il nostro patrimonio, ho sentito troppi bla bla bla ed invece serviva restare uniti per ripartire subito e trasformare un momento di tristezza in desiderio di rinascita». Valentina Maggi, segretaria e direttrice organizzativa del progetto “Semina”, raccoglie l’invito a ridisegnare le mappe della nostra terra, partendo dalla poesia dei luoghi e non dai luoghi che tratteggiano confini: «Bisogna andare avanti, cercando di contrapporre alla religione del consumo, l’amore per le piccole cose che ci fanno stare bene. In fondo, se stasera siamo qui, incantati dai versi di un grande poeta del nostro tempo, significa che sappiamo ancora volerci bene». Al termine della serata, rivolgiamo alcune domande a Franco Arminio, che continua ad immaginare una società in cui ciascuno ritrova se stesso, attraverso il rispetto e la cura dei propri luoghi: «L’attuale modello industriale è in crisi; mentre il Nord ha sviluppato un linguaggio tecnico, basato sui numeri e sulla rapidità del messaggio, al meridione la parola ha ancora una valenza comunitaria, noi parliamo per farci compagnia, per creare empatia. Il Sud mostra le cicatrici delle proprie ferite, ma possiede ancora gli strumenti necessari per valorizzare la bellezza dei propri luoghi, rispondendo alle sfide del futuro». Lo scrittore, infine, si sofferma sulla poesia e su coloro che possiedono questo particolare dono: «La poesia non si giudica nell’immediato - dice Arminio - ma è la resistenza nel tempo che ne decreta la grandezza. I poeti sono rari, artigiani della parola che nascondono una verità profonda nel loro animo, costruita attraverso le immagini di una vita complicata».