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Panni stesi nei luoghi dimenticati

Comuni Jonici
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Nell’ambito del progetto “Semina”, ideato e realizzato dall’associazione “Bocche del Vento”, l'antica chiesa rupestre di Sant'Andrea a Palagianello torna ad essere fruibile anche solo per un giorno

Mentre ci parla di quest’ultimo appuntamento, Lilia Carucci si prepara ad affrontare l’ennesimo incontro lavorativo della giornata; nasconde a fatica le emozioni che questo progetto le sta regalando: «Siamo molte contente della nostra iniziativa, che ha permesso ai presenti di conoscere la chiesa di Sant'Andrea, un luogo magico per troppo tempo abbandonato a se stesso», dice la presidentessa dell’associazione culturale vincitrice del bando nazionale Funder35 col progetto “Open Polis”, sostenuto da Fondazione con il Sud e patrocinato dal Comune di Palagianello. Una riflessione sul territorio e una risposta al desiderio di abitare i luoghi di sempre in modo diverso, con uno sguardo non più distratto, ma finalmente profondo e rivelatore: è questa la grande ambizione che ha spinto le ragazze di “Bocche del Vento”, assieme all’artista barese Fabrizio Bellomo, a ideare l’iniziativa di domenica, che ha permesso ai numerosi presenti di visitare la chiesa rupestre affrescata e di particolare valore artistico, alla quale si accede attraverso una proprietà privata. Da sempre attento al rapporto tra ambiente e trasformazioni socioculturali, Fabrizio Bellomo, recentemente vincitore del Talent Prize e del Bando ntcm per l’arte di Milano, per la permanenza presso KCB-The Cultural Center of Belgrade, ha studiato il territorio per alcuni giorni e poi ha presentato la sua opera installativa: uno stendino di ferro sul quale sono stati stesi dei panni, esposto da una finestra che in passato, prima del prelievo della pietra circostante per mano umana, era il monumentale portone d’ingresso della chiesa di Sant’Andrea. L’installazione, la cui originalità ha riscosso un notevole apprezzamento, anche da parte di eminenti studiosi dell'habitat rupestre, ha ridato finalmente vita e notorietà ad un luogo inanimato e non adeguatamente valorizzato: «Da subito - afferma Valentina Maggi, che cura gli aspetti organizzativi del progetto “Semina” - abbiamo condiviso l’idea di Fabrizio Bellomo, il quale ha avuto il merito, con la sua opera, di ricondurci alle nostre radici, dando lustro e prestigio alla Chiesa di Sant’Andrea, che costituisce una grande ricchezza storica e culturale per il nostro territorio». I grandi cambiamenti si cibano di piccoli passi e di visioni utopistiche, ma richiedono soprattutto una spinta emotiva che parta dal basso, come ci spiega la presidentessa Lilia Carucci: «Riteniamo che non sia più rimandabile il tempo delle possibiltà. L’installazione di Bellomo ha un alto valore simbolico; la Chiesa di Sant’Andrea, in origine, era ipogea, scavata nella pietra, mentre ora dobbiamo alzare lo sguardo per vederla. È indispensabile far rivivere la nostra storia per riscoprire la bellezza del nostro paesaggio e riappropriarci delle cose perdute. Cerchiamo di abitare i luoghi nei quali il tempo ha lasciato solo qualche vago ricordo. Rivalutando il nostro patrimonio sotto l’aspetto culturale e artistico - prosegue la presidentessa di “Bocche del Vento” - possiamo davvero creare un nuovo rapporto con l’ambiente e quindi immaginare un futuro diverso». L’opera installativa dell’artista barese, che rientra nel suo lavoro di indagine del paesaggio pugliese denominato “Villaggio Cavatrulli”, è stata ribattezzata col nome di “Franchino”, in onore di un uomo che da anni vive in una casa grotta nella zona bassa della gravina. Valentina Maggi, dopo aver ricordato che nell’ambito della sezione del progetto dedicata all’arte contemporanea sono previsti anche gli interventi di Emilio Fantin e Gianluca Marinelli, sottolinea la soddisfazione dell’associazione per i risultati finora ottenuti: «Non ci stancheremo di seminare perché conosciamo le potenzialità della nostra terra. Dato l’ottimo riscontro di critica e di pubblico che ha avuto questa esperienza, abbiamo deciso di riproporla per sensibilizzare la comunità sul tema dell’ecosistema, partendo dal nostro rapporto con quello che ci circonda. Abbiamo steso i panni in un luogo disabitato - conclude la segretaria dell’associazione - un gesto semplice e quotidiano per ridare vitalità ad uno spazio abbandonato, riallacciando i fili tra presente e passato».