Dio, dov'è?

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L’attacco chimico con gas Sarin compiuto a danno della popolazione siriana, nella provincia di Idlib, ha profondamente scosso la coscienza umana della comunità internazionale. Le immagini di tanta atrocità hanno fatto il giro del mondo, la notizia è rimbalzata su tutti i media, anche di quei Paesi in cui il conflitto siriano ha smesso di suscitare interesse


Furono i tedeschi nel 1938 a realizzare il Sarin per la prima volta, un gas nervino della famiglia degli organofosfati, utilizzato come arma di distruzione di massa. Il gas attacca il sistema nervoso, provocando difficoltà respiratorie e la contrazione delle pupille, vomito, perdita di urina e feci, eccessiva sudorazione, salivazione, lacrime, convulsioni, soffocamento, fino alla morte. Lo hanno sperimentato gli ebrei nelle camere a gas, quando l’umanità era già ridotta a brandelli, e più recentemente, nel 1988, la città di Halabja, nel Kurdistan iracheno. Chi fece in tempo si mise al riparo nei rifugi, i meno fortunati invece subirono le conseguenze delle bombe chimiche che gli iracheni sganciarono sulla popolazione. Un odore disgustoso di mele putrefatte avvolse la città, ma il Sarin è incolore e impercettibile e colse di sorpresa la gente impegnata nei suoi gesti quotidiani. Le incursioni cessarono durante la notte, i bombardamenti avevano distrutto anche la centrale elettrica e con i pochi mezzi a disposizione i superstiti cercarono di recuperare i corpi nel fango delle piogge. Lo spettacolo che si presentò agli occhi dei sopravvissuti l’indomani fu atroce. Le strade erano lastricate di cadaveri, furono 5mila i morti vittime della barbarie di Saddam Hussein. Nel 1995, il Sarin è stato utilizzato anche a Tokyo, nell’attentato alla metropolitana e poi in Siria, a Salquin il 17 Ottobre 2012; a Homs, il 23 Dicembre 2012; a Darayya, il 13 Marzo 2013; a Otaybah, il 19 Marzo 2013; a Khan el-Asal, il 19 Marzo 2013; ad Adra, il 24 Marzo 2013; a Darayya, il 25 Aprile 2013; a Saraqueb, il 29 Aprile 2013; a Sheik Maqsood, il 13 Aprile 2013; a Jobar, il 12-14 Aprile 2013; a Qasr Abu Samrah, il 14 Maggio 2013; ad Adra, il 23 Maggio 2013; a Ghouta, il 21 Agosto 2013; a Bahhariyeh, il 22 Agosto 2013; a Jobar, il 24 Agosto 2013; ad Ashrafiah Sahnaya, il 25 Agosto 2013. Sono circa 139 gli attacchi chimici compiuti in Siria a partire dall’attacco a Ghouta, sobborgo orientale della capitale Damasco, e come le altre anche questa strage rimarrà impunita, senza colpevoli. La Russia ha immediatamente respinto le accuse che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rivolto ad Assad, sostenendo che gli aerei siriani avrebbero colpito un deposito di armi chimiche sottratte al regime dai ribelli. Si fa strada, però, l’ipotesi che l’operazione sia partita da Damasco al fine di sottrarre ai ribelli il controllo di Idlib e mettere al sicuro la Siria occidentale dall’alleanza jihadista vicina ad Al Qaeda, consentendo così ad Assad di ridurre a proprio vantaggio i tempi del conflitto, in cui si giocano i futuri equilibri geopolitici della regione mediorientale.