Venti di guerra

Euromediterraneo
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Trump ha autorizzato il lancio di missili sulla base aerea siriana di Al Shayrat. Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, 59 missili Tomahawk, inviati dai cacciatorpediniere Porter e Ross, hanno funestato le acque del Mediterraneo



La reazione americana arriva dopo l’attacco chimico nella provincia siriana di Idlib. La decisione di Trump è un monito per tutte le variabili interne ed esterne che interagiscono nel conflitto siriano. È evidentemente chiaro che gli Stati Uniti siano in grado di ricorrere alla forza militare, in modo limitato ma pur sempre efficace. Un promemoria anche per Assad, perché il Presidente alawita comprenda che il sostegno di Mosca non può certo essere illimitato, ci sarà sempre un contrappeso a ristabilire un equilibrio bipolare e quel contrappeso è l’America di Trump. Il conflitto in Siria procede da sei anni, il governo di Assad ha utilizzato decine di volte le armi chimiche, ha ucciso un milione e mezzo di persone e reso profughi 5 milioni di siriani. Eppure l’intervento di Trump, tra chi sostiene si sia trattato di un avvertimento indirizzato alla Corea del Nord, chi alla Russia, chi all’Iran, quella del nuovo Presidente appare piuttosto una reazione istintiva, emotiva, dinnanzi a quella tragedia, che rischia però di essere pericolosa se non supportata da una vera e propria strategia. Se, da una parte, infatti, la decisione appare un enorme cambiamento rispetto alla precedente amministrazione; dall’altra, dimostra la mancanza di una politica estera coerente.  Intanto, non si è fatta attendere la reazione russa. L’incursione del presidente Donald Trump ha aperto una spaccatura tra Mosca e Washington e, guidati dalla Russia, la Siria, l’Iran e altri sostenitori hanno denunciato l'azione militare, mentre gli alleati americani in Europa, Israele e Arabia Saudita hanno incoraggiato il Presidente Trump, che contraddice i suoi tweet e le sue precedenti dichiarazioni, anche contro gli indirizzi politici di Obama. Un’ombra difficile da scacciare per Trump, il quale si differenzia dal suo predecessore solo per la volontà di aver usato la forza in risposta ad un attacco di armi chimiche, mentre resta paradossalmente analoga la politica di non perseguire un cambiamento di regime, destituendo Assad. Questa era la posizione di Obama, questa è anche la posizione di Trump, e se lo stesso Obama aveva fissato la linea rossa e proprio Trump oggi a rispettarla.