Il sultanato

Euromediterraneo
Typography

Si è svolto in Turchia il tanto atteso referendum con un esito contrario al pronostico sperato. Il “si” alla riforma costituzionale vince di poco, con una percentuale di misura che conferma e rafforza il Presidente Erdogan



Una vittoria risicata quella di Erdogan, solo il 51,4% di consensi favorevoli consegna la Turchia nelle mani del suo Presidente. Male la città di Istanbul, Ankara e Smirne e nel sud-est, dove è forte la minoranza curda, sebbene la ratifica della riforma costituzionale rimetta definitivamente il potere esecutivo al Presidente, il quale si sostituirà al Primo Ministro, figura per altro che scompare, e che non sarà più chiamato al rispetto del principio di neutralità, oltre a esercitare autonomamente il potere di nomina e revoca del Vicepresidente, i ministri e gli ufficiali. Non si è fatta attendere la reazione dell’opposizione. Il Partito popolare repubblicano ha deciso, infatti, di presentare al Consiglio elettorale supremo la richiesta di annullamento del risultato, mentre infuriano le polemiche sui presunti brogli. Anche l’OCSE ha dichiarato che non sarebbero stati rispettati gli standard del Consiglio d'Europa, ma è fuori discussione che le accuse di imbrogli o le manifestazioni contrarie possano ora scalfire Erdogan e arrestare la sua corsa al potere. Tuttavia, mentre Bruxelles trema perché il risultato del referendum allontana la Turchia dall’Unione Europa facendo spazio al timore che la deriva islamista del paese sia un’ipotesi sempre più concreta, è Trump tra i primi a complimentarsi con Erdogan per la vittoria conseguita. Due presidenti accomunati dall’impopolarità – e la notizia dell’elicottero precipitato con a bordo giudici della commissione elettorale non certo aiuta Erdogan a migliorare la sua posizione – che potrebbero convenire sul destino di Assad, sebbene molto dipenda dalle relazioni americane con la Russia. Forte all’interno della Turchia, più debole all’esterno, Erdogan punta a consolidare il ruolo della Turchia fuori dai confini nazionali, soprattutto, in Siria. Per far questo, ago della bilancia tra la Russia e gli Stati Uniti, obiettivo di Erdogan è impedire che i curdi stabilizzino la propria presenza nel Kurdistan, dove sono confluite le forze anti-Assad. 

Area d’interesse anche per Putin, al fine di salvaguardare il regime di Assad, e degli americani nella lotta contro il terrorismo islamico. Se, però, tra Mosca e Washington ci fosse un avvicinamento strategico per consentire alla coalizione dei curdi di conquistare Raqqa, Erdogan rimarrebbe isolato, con una area curda alle porte del paese. La vittoria del referendum potrebbe essere dunque strumentale per Erdogan e la Turchia, meno terra di passaggio tra Occidente e Medio Oriente, più nazione strategica al fine di ottenere piena legittimità internazionale e consolidare il ruolo di guida sunnita tra alleati sunniti.