La guerra del Golfo

Euromediterraneo
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La rielezione in Iran del Presidente Rouhani ha coinciso con la visita ufficiale di Trump in Arabia Saudita e in Israele, tappe che segnano l’impegno americano verso le nazioni arabe sunnite e che potrebbero inaugurare un nuovo indirizzo politico della Casa Bianca, prendendo le distanze dal predecessore Barack Obama

Il 57% degli aventi diritto il voto in Iran ha espresso la propria preferenza per Rouhani, il quale con la conclusione dell’accordo nucleare ha evidentemente incoraggiato il Paese a proseguire in direzione del cambiamento. I sostenitori di Rouhani ora si aspettano che con la sua vittoria il Presidente rafforzi gli sforzi di apertura verso l'Occidente, al fine di garantire l’ingresso di ulteriori investimenti stranieri e sollevare l'economia del Paese. La coincidenza delle elezioni in Iran e la visita ufficiale di Trump in Arabia Saudita e Israele sembra però dare inizio ad un nuovo indirizzo politico, diretto a curare e tutelare gli interessi nazionali, superando divisioni settarie e rivali storici. Da decenni, l'Arabia Saudita e l'Iran competono per la leadership religiosa e l'influenza politica nel mondo musulmano e se l'Iran accusa l'Arabia Saudita di diffondere un credo intollerante, che alimenta il terrorismo e le minaccia minoranze; l'Arabia Saudita invece insinua che sia l'Iran a muovere alcuni attori non statali al fine di indebolire le nazioni arabe. Tra i due rivali si inserisce Trump il quale, ospite del monarca saudita, ha parlato di una più forte alleanza con la maggioranza dei paesi musulmani sunniti per combattere il terrorismo e l'ideologia estremista. “Dal Libano all'Iraq allo Yemen, l'Iran finanzia armi e addestra i terroristi, le milizie e altri gruppi estremisti che diffondono la distruzione e il caos in tutta la regione" ha dichiarato il Presidente degli Stati Uniti, concludendo che l’Iran "È un governo che parla apertamente di omicidio di massa, promettendo la distruzione di Israele, la morte in America e la rovina di molti leader e nazioni in questa stessa stanza". Il discorso di Trump traccia una chiara inversione di tendenza rispetto alla politica di Obama, una politica diretta a invertire il quadro di negoziazione nucleare iraniano, mediato dall'ex presidente Barack Obama nel 2015, che prevede una restrizione delle capacità nucleari iraniane in cambio di rilevanti  incentivi economici dall'Occidente. Oltre al dissenso saudita, anche Netanyahu si era opposto all'accordo dell'Iran, sostenendo che costituiva una minaccia esistenziale per Israele, tentando senza successo di sconfiggere gli sforzi di Obama aggirando la Casa Bianca e affrontando le proprie obiezioni direttamente al Congresso, ma ora la strategia di Trump potrebbe mettere in difficoltà Rouhani, puntando alla costruzione di una coalizione con gli Stati del Golfo, che presupponga la normalizzazione dei rapporti con Israele e isoli l'Iran e le sue alleanze sciite.

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