Alle fonti del Nilo

Euromediterraneo
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Dopo il voto favorevole del Parlamento egiziano alla concessione delle isole di Tiran e Sanafir all’Arabia Saudita, è arrivata anche l’approvazione del Presidente al Sisi, una pura formalità che chiude un anno di trattative avviate dallo stesso Generale, accusato di aver svenduto il territorio egiziano, sebbene la Corte Costituzionale egiziana abbia deciso di bloccare tutti i verdetti, finché non prenderà una decisione sulla costituzionalità dell’accordo tra il Cairo e Riyadh


Nell’aprile del 2016, durante la visita del re saudita Salman bin Abdulaziz, Al Sisi aveva promosso un accordo sulla cessione delle isole. L'intesa, firmata l'8 aprile 2016, ha tracciato una nuova linea di demarcazione dei confini tra Arabia saudita ed Egitto, segnando il passaggio di Tiran e Sanafir a Riyadh. Due isole strategiche, situate nel golfo di Aqaba, che Al Sisi e i suoi sostenitori ritengono appartenere all’Arabia Saudita già quando, nel 1951, la dinastia saudita chiese all’Egitto di inviare le truppe per proteggerle in un momento di tensione con Israele. Una mossa geopolitica che non è sfuggita a Tel Aviv. Tiran e Sanafir è l'unico ingresso di Israele al porto meridionale di Eilat e ai collegamenti commerciali con l'Asia sudorientale, che Israele occupò nel 1967, durante la Guerra dei Sei Giorni per poi restituirle nel 1982 agli egiziani, in seguito agli accordi di pace di Camp David. Il passaggio dall’Egitto all’Arabia Saudita, a gennaio, era stato rallentato dalla sentenza di un tribunale che aveva stabilito l’assenza di prove sufficienti al governo  per confermare la sovranità saudita sulle isole. Alcuni mesi dopo, un’altra corte aveva ribaltato la decisione, approvando il trasferimento a Riyadh. Malgrado sia recentemente arrivato anche il consenso del Presidente Al Sisi, la Corte costituzionale – l’organo giudiziario delegato a redimere le dispute amministrative – ha annullato i precedenti giudizi favorevoli alla concessione. Secondo Al Sisi, restituire le isole è un atto dovuto, il prezzo da pagare per mantenere buoni i rapporti con un paese amico e ricevere un sostegno finanziario,  di cui il governo egiziano ha sempre più bisogno per sopravvivere alla crisi economica. Questo passaggio potrebbe però porre l'Egitto nella condizione di sostenere l'agenda politica regionale di Riyadh, che comprende la coordinazione della politica in Siria, in Iran e in Yemen dove, per altro, i Sauditi si aspettavano il coinvolgimento militare egiziano, in funzione anti-Iraniana, contro gli Houthis. Gli oppositori alle scelte del regime del Generale Al Sisi sostengono, invece, che la sovranità dell’Egitto sulle isole sia attestata da un Trattato del 1906, anno in cui l’Arabia Saudita non era ancora stata fondata. Soprattutto, accusano al Sisi di aver regalato un territorio del Paese in cambio del sostegno saudita, fin dal colpo di stato che ha destituito Morsi, finanziando il Generale al fine di perseguire la lotto contro i Fratelli Musulmani, minaccia alla stabilità del regimi della regione, scongiurando l’eventualità che l'Egitto possa aderire ai  all’asse Russia-Iran, grosso ostacolo per qualsiasi coalizione araba.