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Venerdì, 17 Novembre 2017
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Euromediterraneo
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Si è svolto nella capitale estone, Tallin, il vertice dei Ministri degli Interni dei Paesi dell'Ue sull’emergenza migratoria denunciata dal governo italiano, a partire dalla necessità di rivalutare il ruolo della missione europea Triton e consentire lo smistamento di navi cariche di rifugiati africani anche nei porti di Francia e Spagna


Primo punto dell’ordine del giorno a Tallin, il governo italiano ha tentato di cambiare il mandato dell'operazione Triton dell'UE, lanciata nel novembre 2014, per salvare i migranti nel Mediterraneo. Nell'ambito dell'operazione – gestita da Frontex, l'agenzia di frontiera dell'UE – undici navi trasportano i migranti salvati in mare in Italia. Data la dimensione urgente del problema, il governo italiana vorrebbe condividere il peso dell’emergenza con altri Stati costieri dell’Unione europea, ma Francia, Spagna e anche Belgio e Germania si sono opposti alla questione della regionalizzazione del soccorso, dell’apertura dei porti della costa meridionale europea alle navi che recuperano i migranti dalle acque del Mediterraneo. L’accordo unanime è stato però raggiunto sulla Libia, le ONG e i rimpatri. Sulla Libia, oltre ai fondi già previsti dalla Commissione europea e i possibili finanziamenti dei singoli Stati membri, al vertice si è deciso di predisporre un ampliamento delle risorse. I Ministri dell'Unione europea hanno, infatti, sostenuto un piano d'azione proposto dalla Commissione per fornire un sostegno al governo italiano. Il piano prevede un finanziamento supplementare per la Libia, punto di partenza per la maggioranza dei migranti che attraversano la Sicilia e una proposta per regolare l'attività delle ONG operanti nel Mediterraneo, alcune di queste recentemente accusate di eseguire anche operazioni di ricerca e salvataggio vicino o all'interno delle acque territoriali libiche. Il nuovo codice di condotta per le ONG consiste in undici proibizioni che le navi delle organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo dovranno rispettare, dal divieto di entrare nelle acque libiche a quello di spegnere il transponder a bordo, o trasferire i migranti su navi italiane o imbarcazioni che partecipano a missioni europee e siano invece obbligatoriamente tenuti a trasportare un ufficiale di polizia giudiziario a bordo. L’idea italiana di assicurare che le ONG operino in un quadro normativo chiaro, che sarà fissato dal nostro governo con l'aiuto della Commissione europea e le organizzazioni coinvolte in prima linea, è stata accolta con soddisfazione. Inoltre, dovranno essere compiuti sforzi per migliorare la cooperazione tra i centri di salvataggio costieri. Il piano d'azione definito a Tallin esorta anche ad un maggiore coinvolgimento del Nord Africa. A Tripoli sarà creato un centro di coordinamento dei salvataggi in mare. La Libia, insieme all'Egitto e alla Tunisia, dovrebbero sviluppare le loro aree di ricerca e di salvataggio. Tuttavia, resta quanto mai necessario trovare il giusto equilibrio tra i principi di solidarietà e responsabilità e fornire un adeguato sostegno agli Stati membri più colpiti da questa emergenza, riducendo la pressione migratoria nel Mar Mediterraneo puntando a ridurre le partenze e aumentando gli sforzi in Libia e negli altri paesi coinvolti.