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Venerdì, 17 Novembre 2017
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La Guerra di Spagna

Euromediterraneo
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Un furgone si scaglia contro la folla sulla Rambla, a Barcellona. Non si ferma la violenza islamista e si allunga la lista degli Stati europei colpiti dal terrorismo di matrice islamista. Questa volta, è il Paese iberico ad essere obiettivo del fanatismo religioso

Al Andalus, è così che alcuni arabi definiscono i territori che comprendono la Spagna, il Portogallo e la Francia, occupati dai conquistatori musulmani dal 711 al 1492 e che, perduti durante la riconquista cristiana della Spagna, si crede appartengano al dominio islamico. Secondo una lettura radicale della Sharia e come da propaganda DAESH, i musulmani hanno il diritto di riacquistare questi territori, una motivazione a tanta violenza che appare quanto meno inconcepibile. Nell’orrore, risulta più plausibile sostenere che la Spagna paghi l’alleanza con gli americani nella lotta al terrorismo, ma le truppe spagnole sono schierate in Iraq e in Libano anche sul territorio il governo centrale affronta la problematica legata alla vicinanza geografica con il Marocco e l’area geografica  di Ceuta e Melilla, nel territorio del regno alawita. In Spagna i movimenti radicali islamici sono numerosi e attivi, forti della vicinanza del Nord Africa, che contribuisce al proliferare della popolazione musulmana sul territorio e al conseguente crescente del numero di moschee e centri di attivismo islamico d’ispirazione salafita – la corrente più estremista della religione islamica – che si sono gradualmente radicati a nord, nei Paesi Baschi, a Madrid, Saragozza e Guadalajara. Anche la Fratellanza Musulmana si è ritagliata un suo spazio in Spagna, attiva in Andalusia, a Valencia e Madrid, e controlla numerose moschee sparse nel paese, finanziandole attraverso attività illegali. C’è poi il movimento Morabitum, che persegue l’obiettivo di islamizzare la Spagna e poi conquistare l’Europa per farne una periferia islamica della cosiddetta Eurabia. Le attività del gruppo sono concentrate a Granada per estendersi in tutta la Spagna, raggiungendo anche l’Isola di Maiorca.

L’obiettivo del gruppo è di ristabilire il dominio arabo-musulmano sulla penisola iberica così come sostiene anche Al Qaeda che, seppure oscurata da DAESH, è particolarmente viva in Spagna, dove l’11 marzo 2004 ha compiuto a Madrid il più sanguinoso attentato islamista che il Paese abbia mai subito. Altra organizzazione terroristica estremista radicale attiva in Spagna è Takfir wa l-Higra, nota come Martiri per il Marocco, un movimento dissidente dei Fratelli Musulmani, che promuove il Jihad in tutta l’area. La Spagna si rivela dunque infettata dal virus islamista, ma quante vittime ancora dovremo piangere prima che i legislatori europei – alla luce di questi ripetuti e tragici accadimenti – si adattino prontamente alla minaccia terroristica in costante evoluzione, a partire dalla necessità di condividere le informazioni e di costituire una polizia europea perché tale fenomeno non incida negativamente sulla sicurezza dei Paesi europei e dei suoi giovani cittadini, sembra ancora presto dirlo.