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Sab, Nov

Il fascismo eterno

Il fascismo eterno

Euromediterraneo

Le cause dell’ondata populista, dal Mediterraneo alla Scandinavia, possono essere individuate in primo luogo nel fallimento della missione dei governi della sinistra, che hanno progressivamente preso le distanze dal popolo e dalle loro esigenze economiche e sociali

Gli esiti elettorali in Svezia hanno visto l’estrema destra arrestare la corsa a diventare il più grande partito del paese. Dopo la parentesi europeista francese della primavera scorsa, i partiti nazionalisti hanno registrato successi ovunque, una crescita della corrente anti-europeista dei sistemi politici nazionali che ricordano il più inquietante eredità storico del Novecento europeo e la minaccia di politiche che possano facilmente prestarsi alla propaganda. L’estrema destra avanza in Europa, e anche dove non è al governo ha acquisito abbastanza forza da condizionarne le politiche, soprattutto nei Paesi governati da partiti della destra, soggetti ad una maggiore influenza ideologica di questo tipo. In Germania, nel 2017, l'Alternativa di Estrema destra per la Germania (Alternative Für Deutschland, AfD) è entrata per la prima volta nel Parlamento federale. Partito anti-europeista, sostiene rigide politiche anti-immigrazione e sfrutta le paure del popolo verso l'Islam. Un successo interpretato come segno di malcontento della politica della Cancelliere Merkel per i rifugiati. Banco di prova saranno le elezioni regionali di ottobre in Baviera, uno dei Land più conservatori della Germania, laddove il tentativo di fermare l’emorragia di voti all’ADF sta spingendo sempre più a destra la Csu, l’altra metà della Cdu della Cancelliera Merkel, fino a mettere in forse la sopravvivenza del governo federale. Il partito di estrema destra nella vicina Austria ha avuto più consenso elettorale dell'AFD. L'anno scorso il Partito della Libertà (FPÖ) ha aderito alla coalizione di governo con il Cancelliere conservatore Sebastian Kurz. Come in Germania, anche in Austria per l’FPÖ la chiave del successo e su cui hanno costruito la campagna elettorale. Nonostante gli sforzi di rendere il Fronte Nazionale di estrema destra appetibile agli elettorali, il leader Marine Le Pen è stata sconfitta da Macron alle presidenziali del 2017. Antieuropeista, contraria alla moneta unica, accusa Bruxelles dell’inarrestabile flusso migratorio. In Ungheria, il Primo Ministro ungherese Viktor Orban si è assicurato il terzo mandato con una vittoria schiacciante in un'elezione dominata dall'immigrazione. Orban si presenta come difensore dell'Ungheria e dell'Europa contro i migranti musulmani, voce principale dell’area Visegrad nell'Europa centrale - Ungheria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia - che si oppongono ai piani dell'UE per costringere i paesi ad accettare migranti nell'ambito di un sistema di quote. Il Partito democratico sloveno (SDS), anti-immigrati, è stato il più grande partito nelle elezioni generali di quest'anno. Il partito è guidato dall'ex Primo Ministro Janez Jansa, che come i leader di Visegrad si oppone alle quote dei migranti e sostiene di voler rendere la Slovenia uno Stato che metta al primo posto il benessere e la sicurezza degli sloveni. Si consideri anche l’Olanda o il Regno Unito, dove i Tories, per reggere il passo dell’Ukip sull’antieuropeismo, si sono spinti oltre le proprie capacità di gestione della Brexit. Si pensi anche alla Polonia che ha adottato e sistematizzato politiche autoritarie.
In Italia, la situazione non è molto differente, considerando che gli eredi di Salò e la Lega furono introdotti al governo dal centrodestra di Berlusconi; e che ancora nelle ultime legislative lo stesso Berlusconi ha creduto di poter gestire il leghista Salvini, finendo per esserne completamente fagocitato, come peraltro sta accadendo ai grillini, che ha ottenuto un risultato pari al 17%, più basso persino del PD. Le cause dell’ondata populista, dal Mediterraneo alla Scandinavia, possono essere individuate in primo luogo nel fallimento della missione dei governi della sinistra, che hanno progressivamente preso le distanze dal popolo e dalle loro esigenze economiche e sociali. Le motivazioni che hanno spinto i nazionalismi del Sud ad emergere a causa della incapacità di rispondere con proposte risolutive alla crisi economica, all’incapacità dell’Ue e dell’Eurozona. In Grecia, in Spagna, in Portogallo o in Italia, i sentimenti anti-europeisti sono motivati dall’aggravarsi delle condizioni economiche. Un dissenso che - in Austria, in Finlandia, nei Paesi Bassi o in Germania - non sono prettamente scatenate dalla crisi economica, ma dalla paura generata da flussi migratori, provenienti da aree extra-europee che lanciano poi l’allarme sicurezza. Sebbene le migrazioni si siano ridotte, ma proseguano in Paesi come l’Italia e la Grecia, è la mancanza di opportunità di lavoro e di crescita ad aver allontanato i cittadini dal progetto di integrazione. Dopo la parentesi europeista francese della primavera scorsa, i partiti nazionalisti hanno registrato successi ovunque. Non c’è stata un’elezione recente che non abbia registrato uno slittamento anti-europeista dei sistemi politici nazionali coinvolti. Dopo la parentesi europeista francese della primavera scorsa, i partiti nazionalisti hanno registrato successi ovunque. Nelle elezioni tenute il 24 settembre in Germania, sono entrati per la prima volta al Bundestag con ben 94 deputati. Nelle elezioni tenute il 15 ottobre in Austria, sono risultati il terzo partito, necessario per dare vita alla nuova maggioranza di governo. Nelle elezioni tenute il 20-21 ottobre nella Repubblica Ceca, sono emersi come il partito di maggioranza. Più recentemente, in Svezia, il partito la destra di Jimmie Akesson non vince, ma cresce dal 4,7% al 17,6%. A loro volta, i partiti nazionalisti al governo in Ungheria e in Polonia stanno vivendo un momento di grande popolarità, nonostante la loro politica illiberale.La casta è rappresentata da individui preoccupati esclusivamente di promuovere i propri interessi personali e collettivi, mentre il popolo è considerato per definizione un aggregato indistinto di moralità e disinteresse, considerata complici delle istituzioni europee. Il nazionalismo, invece, si schiera dalla parte del popolo proponendo la lotta all’immigrazione clandestina, l’affermazione della sovranità nazionale, il contrasto all’Europa unita a livello politico e alle proposte di Bruxelles, sono tutti fattori comuni di questa sorta di “internazionale populista” che si sta espandendo dal Mediterraneo alla Scandinavia, forse unico vero collante di un’Europa in cerca di identità. Una  difesa del popolo contro le ingerenze tecnocratiche delle istituzioni sovranazionali.
La divisione politica non è tra destra e sinistra, o tra conservatori e progressisti, ma tra il “popolo” (la gente, le persone comuni) e le “élite” (che governano non solo le istituzioni politiche, ma anche le altre istituzioni sociali). La casta è rappresentata da individui preoccupati esclusivamente di promuovere i propri interessi personali e collettivi, mentre il popolo è considerato per definizione un aggregato indistinto di moralità e disinteresse, considerata complici delle istituzioni europee. Il nazionalismo, invece, si schiera dalla parte del popolo proponendo la lotta all’immigrazione clandestina, l’affermazione della sovranità nazionale, il contrasto all’Europa unita a livello politico e alle proposte di Bruxelles, sono tutti fattori comuni di questa sorta di “internazionale populista” che si sta espandendo dal Mediterraneo alla Scandinavia, forse unico vero collante di un’Europa in cerca di identità. Una  difesa del popolo contro le ingerenze tecnocratiche delle istituzioni sovranazionali.
Le cause che hanno spinto verso quella convergenza sono diverse nelle diverse parti dell’Europa. I nazionalismi del Nord costituiscono la reazione alla minaccia migratoria, ovvero all’incapacità dell’Ue di opporre a quest’ultima una risposta efficace.
In Austria, in Finlandia, nei Paesi Bassi o in Germania, i sentimenti anti-europeisti non sono motivati da un peggioramento delle condizioni economiche. Anzi, la Grande Recessione ha per molti aspetti avvantaggiato quei Paesi. Qui, i nazionalismi derivano dalla paura identitaria generata da flussi migratori, incontrollati, provenienti da aree extra-europee  di religione islamica. Per questo motivo, i nazionalismi del Nord sono generalmente di destra. Diverse sono invece le cause che hanno spinto i nazionalismi del Sud. Esse hanno a che fare con una prolungata crisi economica, ovvero con l’incapacità dell’Ue e dell’Eurozona di opporre a quella crisi una risposta risolutiva. In Grecia, in Spagna, in Portogallo o in Italia, i sentimenti anti-europeisti sono motivati dal peggioramento, senza precedenti nel secondo dopoguerra, delle condizioni di vita di quei Paesi. Qui, la Grande Recessione ha colpito durissimo, in particolare i gruppi sociali e le aree territoriali più deboli. Seppure le migrazioni siano state massicce in Paesi come l’Italia e la Grecia, è stata la mancanza prolungata di opportunità di lavoro e di crescita ad allontanare i cittadini dal progetto di integrazione.
Per questo motivo, i nazionalismi del Sud sono generalmente di sinistra, o comunque usano tradizionali obiettivi di sinistra per dare voce al malessere economico (come il reddito di cittadinanza, nel caso dei Cinque Stelle in Italia). In mezzo sembra collocarsi la Francia, attraversata da entrambi i nazionalismi. La crisi economica ha colpito a sufficienza quel Paese per motivare il nazionalismo di sinistra, ma contemporaneamente la presenza di forti comunità islamiche, combinandosi con le minacce alla sicurezza, ha motivato il nazionalismo di destra.
Tuttavia, le categorie di destra e sinistra vanno prese con le pinze, nel caso dei nazionalismi europei. A questi ultimi interessa combattere l’Ue e non già collocarsi sull’asse della tradizionale divisione di classe. L’austriaco Heinz-Christian Strache (leader del partito di estrema destra Freiheitliche Partei Österreichs, FPÖ) e il francese Jean-Luc Mélenchon (leader del raggruppamento di estrema sinistra La France Insoumise) hanno più cose in comune di quanto farebbe pensare la loro personale ideologia. In comune hanno infatti la critica radicale alla natura (secondo loro) elitista e tecnocratica dell’Ue. Vediamo ora la seconda domanda. Quali sono le conseguenze di questa rinascita dei nazionalismi? Se si leggono le dichiarazioni dei loro leader (comprese quelle di Marine Le Pen), nessuno degli attuali nazionalismi sembra voler fare uscire il proprio Paese dall’Ue, come è avvenuto con la Brexit nel giugno 2016. Solamente il Regno Unito, per l’idea imperiale che continua ad avere di sé stesso, ha potuto pensare di ritornare ad essere un Paese sovrano. Un’idea, peraltro, che ha poco o punto collegamento con la realtà, come si sta vedendo. Ma, al di là del caso britannico, i nazionalismi europei sembrano essere sovranisti ma non indipendentisti. Essi mirano a svuotare l’Ue dall’interno, a recuperare sovranità qua e là, non già ad uscire da essa. L’anti-europeismo dei nazionalisti ha un carattere negativo piuttosto che propositivo. Per di più, ogni nazionalismo ha una sua agenda, distinta dagli altri nazionalismi. I nazionalismi dell’Europa dell’Esteuropei vogliono puntano alla chiusura delchiudere le frontiere agli immigrati, ma non intendono certamente rinunciare vogliono ai finanziamentitenere aperti i trasferimenti finanziari che ricevono contramite i programmi dei fondi strutturali. I nazionalismi dell’area germanica voglionoL’obiettivo è, dunque, preservare l’identità culturale del rispettivo Paese, ma senza rinunciare non al prezzo di rinunciare ai vantaggi dell’integrazione economica e monetaria. I nazionalisti dell’Europa del Sud vogliono una maggiore libertà di spesa, ma senza rinunciare alla moneta comune. Nei fatti, questi distinti nazionalismi stanno prefigurando un’Europa à la carte, un ristorante dove si ordinano i piatti preferiti trascurando quelli indesiderati. I nazionalismi europei sono l’espressione di una cultura parassitaria, gridano contro ciò che non piace ma beneficiano in silenzio di ciò che serve.
Se così è, allora è bene non farsi ipnotizzare dal loro populismo anti-europeista. A livello nazionale, le forze europeiste debbono sfidare i rispettivi nazionalismi, spingendoli a rendere evidente la loro debolezza propositiva. Basti pensare a Luigi di Maio o Matteo Salvini che la mattina propongono di organizzare un referendum per fare uscire l’Italia dall’Eurozona, ma poi la sera balbettano perché non saprebbero cosa fare se si ritornasse alla lira. Emmanuel Macron è l’unico leader nazionale, finora, che ha sfidato apertamente i nazionalisti del proprio Paese. Dichiarando con coraggio la propria idea di Europa (e qui non ha importanza la congruenza interna di quell’idea), Macron ha messo in un angolo i nazionalismi anti-europeisti del proprio Paese. Macron non va però lasciato da solo. In particolare è necessario che le forze europeiste italiane si facciano sentire, dichiarando senza timori il loro sostegno all’Ue e il loro impegno a riformarla, senza alcuna concessione al populismo degli anti-europeisti. Se l’Europa rischia di essere svuotata dall’interno, non sarà il tatticismo elettoralista degli europeisti a rilanciarla. Questo è il quadro che, ad oggi, si prospetta in Europa e a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, che si svolgeranno a maggio 2019, durante le quali si potrebbe assistere alla coagulazione di forze nazionaliste schierate dalla parte del popolo, proponendo la lotta all’immigrazione clandestina, l’affermazione della sovranità nazionale, il contrasto all’Europa unita a livello politico e alle proposte di Bruxelles.