BREAKING NEWS
Domenica, 21 Gennaio 2018
TARANTO VITTORIOSO PER 3-2 NELLA TRASFERTA DI SARNO. Quarta vittoria consecutiva per i rossoblù. Mattatore della gara odierna D'Agostino con una tripletta

Graziana e Marina, il sole e la luna

Fine corsa mai
Typography

Le due splendide runner palagianesi corrono lungo percorsi diversissimi e paralleli: proviamo a conoscere il loro senso della fatica, e i loro sogni tra polvere e lacci

Il giorno e la notte, la luce e l’ombra, l’aperto e il chiuso, la bionda e la bruna… metteteci tutte le facili coppie dicotomiche usualmente adoperate per sottolineare una evidente differenza fra due persone, e probabilmente potranno adattarsi a definire Graziana Ascoli e Marina Rotolo, le due amiche runner, la prima nutrizionista e la seconda farmacista. Le raccontiamo oggi in una intervista doppia, volta ad evidenziare non tanto e non solo le differenze tra loro, quanto le molto più profonde, anche se meno evidenti, comunanze etiche e sentimentali, che trovano nella condivisa passione sportiva ed agonistica, oltre che nell’essere ambedue vincenti, un trait d’union significativo. Perché, come si dice nel Piccolo Principe, l’essenziale è invisibile agli occhi.
Scopro che Marina è più grande di Graziana di 9 anni, ma dimostra talmente tanto meno della sua età che è difficile stabilirlo. Del resto anche Graziana dimostra meno dei suoi anni, per cui francamente non si capisce perché prendersi questa briga anagrafica, soprattutto considerato che alla fine quello che del loro aspetto salta all’occhio è che sono giovani, molto atletiche e molto belle. Vorrei vedere. La bellezza è anche funzionalità. Dietro quei sorrisi (entrambi molto dolci: altra comunanza) si nascondono due animali da gara superperformanti, resistenti e versatili. Palestra, bicicletta, nuoto, zumba…Insomma, ferme no, il resto vale tutto. A patto che venga fatto bene.
Il primo approccio di Marina con la corsa… fu da un tapis-roulant. Una delle tante cose che faceva in palestra. Le sarebbe anche piaciuto correre fuori, ma a frenarla era una gran paura dei cani. Per cui al sicuro, da sola, come si confà alla sua indole, trovava nel gesto uguale e diverso della corsa riprodotta la sicurezza ma anche il fiato, la condizione. Un giorno lesse che l’associazione podistica del suo paese organizzava una corsa giovanile. Si iscrisse, così, per tentare un salto giù dal suo rassicurante nastro nero. “Ricordo che portai la coppa a casa piena di orgoglio, ma soprattutto incredula. La verità è che vinsi perché gli altri erano tutti bambini…”. Ovviamente non deve essere andata esattamente così, se di lì a poco Raffaele Jacobino, convincendola a tesserarsi, avrebbe trovato in questa dolcissima belva una delle pedine più vincenti della Società podistica della quale è Presidente.
Invece l’altra vincente con-corrente, la bionda Graziana, voleva iscriversi alla Società fin da…. troppo giovane, nel senso che quando ci provò, al secondo anno di Università, non aveva ancora l’età per partecipare alle gare con le compagne senior. Il gruppo lo conosceva già benissimo, fin da bambina aveva corso insieme a loro, seguendo il padre che ne faceva parte. Perché per lei la corsa era un’attività normale, ci era cresciuta, appunto, sia pure senza impegnarvisi nello specifico, presa da tante cose come è sempre stata. Altri sport, praticati a livello agonistico. In particolare il ballo. Di coppia, prima a Palagiano, poi a Massafra. Con buoni risultati. Quando però si iscrisse all’Università, scegliendo con grande convinzione e lungimiranza la facoltà di biologia per specializzarsi in nutrizione (perché le idee chiare e la determinazione sono proprio il suo segno), dovette lasciare. E qui avviene un cambiamento nel suo rapporto con la corsa. Lo racconta così.
Avevo passato i test di ingresso all’Aquila. Una città strana. Senza un centro vero. Divisa in zone, lunga, senza un posto dove incontrarsi tutti, fare amicizia. Io abitavo distante dal centro, alle pendici della montagna. Peraltro in una casa che l’anno dopo, quando ci fu il terremoto ed io ero da poco andata via, sarebbe crollata. C’erano pure pochi autobus. Insomma, io che sono una compagnona, che ho bisogno degli altri, mi ritrovai isolata. Bruttissimo. Allora cominciai a correre. Un po’ per non stare ferma, ma anche perché era il modo più funzionale per tagliare le distanze. Da sola! Un grande cambiamento nella mia idea di e nelle abitudini che fino a quel momento avevano caratterizzato il mio correre a casa. Fu un anno importante. Crebbi. E studiai tanto, per essere il regola col passaggio all’Università di Lecce, che già avevo pianificato al momento dell’iscrizione. Quando mi trasferii e andai a vivere a Lecce tutto cambiò. Abitavo vicino al CONI: era una festa continua di ragazzi in movimento, che correvano divertendosi, in gruppo, facendo amicizia. Proprio quello che si adattava alle mie esigenze e che tanto mi era mancato. Per cui iniziai ad allenarmi in questo bel contesto, e siccome mi sentivo bene ed ero pronta a gareggiare, chiesi di iscrivermi in Società a Palagiano per poter fare le gare la domenica quando regolarmente tornavo a casa. Ma era presto per far parte del gruppo delle mie amiche. Per cui dovetti aspettare qualche anno, sempre allenandomi e soprattutto, nel frattempo, laureandomi e specializzandomi. Passare l’esame di Stato, iscrivermi all’albo, aprire uno studio mio…furono tappe in effetti rapide. E col lavoro cominciai a darmi dei tempi di allenamento differenti, ritagliando quello spazio per me necessario la mattina presto, come ancora faccio. E poi la domenica le gare. Ma non nascondo che essendo la più giovane del gruppo svegliarmi la mattina prestissimo della domenica mi causava qualche problema, soprattutto dopo le serate in discoteca. Maratone con due ore di sonno… “. Se consulto i suoi risultati ho l’impressione che sia andata sul podio anche in quelle. Marina la farmacista, come la chiamano nel giro, è unanimamente descritta come una ragazza dolcissima e buona.

Sì, forse perché non so dire di no. Un giorno i miei amici runner mi hanno portato in un negozio di bici e mi hanno preso una bicicletta. Praticamente mi hanno scaraventata nel loro giro di ciclisti amatoriali che però di chilometri ne macinano. E siccome se attacco a fare una cosa non riesco a farla se non con una certa applicazione, mi appassionai. Oggi quando sono loro a non voler uscire sono io che li bacchetto: avete voluto la (mia) bicicletta? Pedalate!”. Perché Marina continua ad essere nell’intimo una solitaria, quanto Graziana una compagnona, ma entrambe hanno trovato nello stesso gruppo di amici runner un grande sostegno nelle difficoltà che entrambe hanno dovuto affrontare. Ancora una volta la corsa, con la sua doppia valenza terapeutica, psicofisica e sociale, ha rappresentato un gancio salvifico cui intelligentemente entrambe queste campionesse di umanità e cuore hanno saputo servirsi. Gli occhi sempre vispi della solare Graziana, che sembra ulteriormente brillare ed emanare energia in vista del suo imminente matrimonio  (“Sono tranquillissima. Ho organizzato già tutto”. E vuoi vedere) si offuscano solo un attimo, quando racconta di come anche per lei ci sia stato un momento in cui ebbe l’esigenza di correre da sola, dopo la morte del suo fratellino. I compagni capirono. Un po’ la lasciarono fare, ma piano piano andarono a riprendersi il cucciolo ferito. Graziana ne è cosciente, e grata.
Come lo è Marina. La quale ha ancora difficoltà a raccontare quanto sia stato importante correre e il sostegno dei compagni nel suo momento no. Il guaio è che se gli occhi le si inumidiscono tanto è perché sta vivendo anche adesso un’ altra difficile congiuntura. Lei che nella sua inquieta insicurezza aveva trovato nella capacità di superarsi e battere il dolore e la fatica una conferma necessaria della propria forza e della propria inconsapevole onnipotenza, procurandosi il coraggio di andare incontro ai cani (metaforici e reali…) abbandonando la sicurezza del tapis-roulant al chiuso per aprirsi all’agonismo e all’abbraccio del gruppo, oggi ha di nuovo paura. Perché per motivi di lavoro si è dovuta trasferire ad Avetrana (“In esilio”, sorride amara) lasciando tutto ciò a cui tiene di più. Nell’ultimo anno, quando aveva sentore che potessero trasferirla, racconta di aver intensificato moltissimo la sua partecipazione alle gare, facendo maratone a ripetizione e in ogni dove (anche in questo caso rimando alla consultazione dei suoi scores gli interessati al dettaglio dei suoi egregi piazzamenti) proprio presagendo che le cose sarebbero cambiate.
Ad Avetrana ci sono soprattutto vecchi. Non c’è una Società dove possa iscrivermi. La più vicina è a S.Pancrazio Salentino, cioè lontano. Anche correre è difficile, in paese. Mi sono inventata un percorso assurdo: procedo a raggiera avanti e indietro per tutte le stradine che si irradiano dalla piazza centrale, fino a sommare undici chilometri. Già mi conoscono tutti, anche quelli che non passano in farmacia. A me non piace questo aspetto. Sapere di essere guardata, sapere che si commenta… E’ un aspetto paradossale anche questo, della corsa. Fai una cosa che vorresti fosse un fatto del tutto privato, personale. A maggior ragione se sei una tendenzialmente solitaria come me. E invece diventi un personaggio del quale tutti, in veste di “spettatori” possono a diritto parlare. E’ inevitabile che accada, ma io sono sempre a disagio”. C’è da crederci. Non è peraltro una che passi inosservata, anche senza la visibilità propria di chi percorra correndo quel virtuale palcoscenico che finisce per rappresentare la strada.
Il sole e la luna non possono che avere anche abitudini alimentari differenti. Graziana racconta di essere stata per lungo tempo vegetariana, ma solo per motivi di gusto personale, non ideologici o etici. Proprio non amava (e non ama) la carne. Questo però prima ancora di diventare nutrizionista. Poi scoprì di avere una carenza di ferro che non trovava spiegazione. Medici, test. La carenza non si risolse, neanche dopo aver reintrodotto la carne. Praticamente fu lei stessa a studiarsi, scoprendo quale fosse l’anomalia che le procurava questo problema. Si chiama piede del maratoneta, appunto, cui si può collegare un’anemia prodotta dalle minuscole microfratture che si producono sotto i piedi durante una corsa prolungata e che in una persona predisposta possono essere sufficienti a causare carenza di ferro, ove però avvenga anche un malassorbimento di altre sostanze. Lei dunque indagò in tal senso. Scoprì di soffrire di un mai diagnosticata intolleranza al lattosio che incidentalmente produceva il conseguente malaugurato effetto della carenza di ferro, correlato alla situazione di malassorbimento generale. Eliminati gli alimenti contenenti il lattosio, anche il ferro è tornato normale. Un'altra testimonianza concreta della determinazione e dell’intelligenza applicativa di questa strabiliante ragazza. Marina, mentre l’amica parla, sorride e scuote la testa: “Ma come si fa a non amare la carne? Ieri sera certi fegatini…”.
Chiedo a Marina se conosca il suo limite. Risponde di no. Dice che deve ancora scoprirlo e che probabilmente accadrà nel momento esatto in cui smetterà di correre. Chiedo a Graziana se anche lei, come quasi tutti, quando corre, corre via da. Lei no. Lei è proprio l’eccezione che conferma una quasi regola. E’ tranquilla, sicura nell’affermarlo. E soprattutto, dice di non dipendere dalla corsa. “Posso lasciare. Lo faccio, per alcuni periodi. Non sono come molti miei compagni di gara, e ne sono cosciente. Né credo che cambierò dopo il matrimonio. Con i figli….Non so. Per ora credo che se riesco a mantenere questi orari di allenamento posso non togliere niente a nessuno”.
Marina è molto meno sicura. “Tutti i miei amici mi dicono che sono una pazza, una fanatica. Che dovrei fare come fanno loro. Che la mia non è una vita normale. Io so che non è così. So anche però che la corsa porta via tempo. Mi rendo conto che è sempre più difficile trovare il tempo e i modi per impostare una vita con qualcuno…Ma se io avessi dei figli…Se realizzassi una famiglia….Ecco, forse quello sarebbe il mio punto e a capo”.
Mentre parla, di nuovo mi sembra di vedere i suoi occhi inumidirsi. Perché i cani sono tornati vicini. E abbaiano forte. Tocca scappare, di nuovo. A tenerli lontano ci penseranno Graziana e gli altri amici del gruppo. Come sarà nuovamente in grado di fare per loro Marina, non appena anche dietro questa curva comparirà, di nuovo, un qualche tipo di arrivo.