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Mer, Mar

Il terrorismo come alibi

Il terrorismo come alibi

Giornalismi

Ogni impero ha bisogno di darsi identità confondendo quella dell’altro: hic sunt leones, gli stranieri sono tutti «barbari»

Nella serata inaugurale della mostra di Venezia, quando l’organizzazione ha comunicato che il ritardo di due ore sulla proiezione di The Terminal era dovuto a «problemi di sicurezza», ho vinto una facile scommessa. Ero sicuro che l’ombra di Al Qaeda sarebbe stata evocata anche per giustificare il tempo perso da Tom Hanks e signora per la toilette, le interviste, il riposino all’Excelsior per smaltire il fuso orario, L’allarme terrorismo serve da alcuni anni a giustificare un altro milione di problemi grandi e piccoli, altrimenti imbarazzanti da spiegare. Dal progressivo impazzimento del traffico aereo, pure cominciato molto prima dell’11 settembre, fino alla faraonica spesa per le Olimpiadi. La sicurezza, si sa, non ha prezzo, e guai a sospettare che si tratti dell’ultimo di tanti nomi per le vecchie, care tangenti. Negli Stati Uniti del dopo 11 settembre non si contano più gli allarmi «arancioni» scattati in prossimità di «inevitabili» attacchi terroristici «destinati a far impallidire l’attentato alle Torri», poi puntualmente svaniti nel nulla, forse sventati da Bush con le nude mani. Nell’Italietta di Berlusconi, anche la minaccia del terrorismo è ad personam e si manifesta via Internet con annunci di attentati al premier. Per il resto, è servita a spiegare tre anni di crescita zero, il declino industriale italiano, il prossimo fallimento di Alitalia, il disastro della stagione turistica, il caos dei trasporti e ora il caos dei festival di cinema. Peccato non avere avuto la prontezza di spirito di mettere nel conto di Bin Laden i casi Cirio e Parmalat. Il terrorismo come alibi globale offre notevoli vantaggi sul defunto comunismo. Non ha presa popolare (chi può dire d’essere dalla parte di questi assassini?) e non riserverà la brutta sorpresa di cadere di schianto, proiettando le e1ite occidentali in un mare di guai Questo non tanto perché il fondamentalismo terrorista goda di gran seguito nell’Islam, nonostante gli sforzi di Bush e Sharon per aumentare gli arruolamenti dei kamikaze. Molti esperti sostengono, anzi, che la parabola di Al Qaeda si esaurirà in pochi anni e che non sarebbe neppure cominciata senza l’aiuto del Pentagono ai talebani contro l’Urss. La minaccia terroristica non finirà mai perché accomuna, ormai, nella semplificazione della propaganda, miriadi di sigle e movimenti, un universo indistinto ai nostri occhi occidentali e quindi invincibile. Ogni impero ha bisogno di darsi identità confondendo quella dell’altro: hic sunt leones, gli stranieri sono tutti «barbari». Capaci di tutto, dell’azione più insensata e imprevedibile. La natura del nemico giustifica la propria. Un nemico razionale come il comunismo stimolava risposte razionali. Un nemico folle come il terrorismo emenda la nostra follia.