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Storia di un impianto sportivo, uno dei pochi su cui può contare Taranto, il PalaMazzola, che invece di rilanciare si vuole definitivamente affossare. Con l'aiuto "prezioso" dell'ente comunale

Un Bando pubblico scritto con i piedi, quello relativo al PalaMazzola. Ragion per cui, è andato deserto. Nessun privato ha raccolto l’invito (?) del Comune per una concessione pluriannuale. Come avrebbe potuto? La ragione? L’ente municipale chiede un fitto annuo di 90 mila euro. La struttura poi, allo stato attuale, ha uscite – calcolate sempre su un arco temporale di 12 mesi – pari a circa 120 mila euro. Un’enormità se rapportate ai ricavi. Un bando per essere valutato, e preso seriamente in considerazione, deve porre, come presupposto imprescindibile, la sostenibilità economica dello stesso. Come si può pensare di rilanciare un impianto sportivo – uno dei pochi su cui può contare Taranto – senza un Piano finanziario degno di questo nome?

Il Palazzetto inaugurato nel 2004 necessita (da anni, ormai!) d’interventi urgenti, come testimoniano le foto che vi proponiamo. In tutto questo lasso di tempo, l’autorità pubblica non ha speso un centesimo per manutenerlo. Il risultato è stato il lento – e inevitabile – declino della struttura. Mancano gli infissi – sia quelli interni che gli esterni – e andrebbe riparata la guaina sul tetto. Ci sono infiltrazioni d’acqua sulle pareti e l’ascensore per i diversamente abili è in disuso. Circostanza assai singolare, nel Bando predisposto dal Comune non esiste alcun cenno ai lavori per il recupero e la definitiva sistemazione dell’impianto. L’ampliamento della zona-bar è fermo perché l’area è risultata abusiva e sottoposta a sequestro preventivo. Molti rapporti di lavoro - quelli dei custodi, per esempio, il cui ammontare è pari a 30 mila euro - emergono essere a nero. Com’è possibile tutto questo, quando il datore di lavoro è un’Amministrazione comunale e non un privato qualsiasi?
Il PalaMazzola porta male, molto male, i suoi appena tredici anni di vita. Il Bando predisposto dalla giunta Stefàno di certo non l’aiuta. Anzi, ne certifica il quasi certo depauperamento.

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