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Mer, Dic

Ultimo stadio

Ultimo stadio

Inchieste

Il lento disfacimento dello Iacovone, la colpevole sciatteria dei locali amministratori, l'inconcludenza dilettantistica della società di calcio. Taranto non ha un'impiantistica sportiva. Con questi chiari di luna, c'è ancora chi si sorprende del nostro declino? In tutti i campi

Una struttura fatiscente, a tratti vergognosa. Uno stadio che fa da contraltare alla locale squadra di calcio: entrambe meritano il dilettantismo, entrambe non sanno neanche dov’è di casa il professionismo. I risultati di questi ultimi anni, stanno a testimoniarlo. Lo Iacovone cade a pezzi, offende la memoria di un campione e paladino dei colori rossoblù scomparso prematuramente, porta male, malissimo, i propri anni. Come dimostrano le due foto che vi presentiamo in questo articolo; l’intero reportage fotografico, invece, potrete trovarlo nella fotogallery del nostro giornale. Senza uno stadio degno di questo nome, capiente in tutti i suoi settori, decente e non con il rischio che frequentandolo ci si possa fare male o contrarre infezioni, aperto sette giorni su sette, è praticamente impossibile raggiungere importanti traguardi sportivi nel calcio di oggi. Il lento declino del footbaal italiano si deve anche, se non soprattutto, a questo ritardo culturale prim’ancora che infrastrutturale. Si prenda, a tal proposito, in maniera speculare al nostro modello, l’esempio inglese. Stadi di proprietà e fatturati alle stelle!

Colpevole è il Comune, proprietario della struttura. Colpevole è la società di calcio, stranamente in silenzio su uno scempio di tale portata, che di tale impianto è la prima fruitrice. Non esiste un’idea moderna d’impiantistica sportiva, a Taranto. Non esiste un’impiantistica sportiva, a Taranto. Nei mesi scorsi documentammo lo stato di abbandono nel quale versa il Palamazzola. Non parliamo, poi, del Palaricciardi. E, adesso, anche lo Iacovone.
Brutti, sporchi e cattivi: Melucci, se ci sei, batti un colpo…

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