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Inchieste

La storia di un migrante sul treno Taranto-Roma raccontata da CosmoPolis. Gli "ultimi" della Storia non viaggiano in Prima classe

Questa potrebbe essere la storia di come un ragazzo di ventidue anni abbia attraversato l'Africa Subsahariana per raggiungere l'Europa. Potrebbe essere la storia di un ragazzo sfuggito per miracolo a un rapimento in Libia. Potrebbe essere la storia di un ragazzo costretto a cedere i suoi pochi beni per evitare di essere sbranato dai cani dei contrabbandieri. E potrebbe anche essere la storia di un fratello, di un figlio, costretto ad assistere allo stupro di decine di donne senza poter fare nulla.Questa è la storia del mio compagno di viaggio sul treno Taranto-Roma. È la storia di un senso di colpa. È la storia di Abdou. Dopo due anni di cammino, Abdou, è salito su un gommone per raggiugere suo fratello a Zurigo. Come i suoi amici, i suoi fratelli, ha lavorato duramente per mettere da parte il denaro per garantirsi un posto su quel barcone che lo ha portato in Italia, insieme ad altre 360 persone. Dopo due mesi di attesa, fra Ostuni e Massafra, il fratello di Abdou è riuscito a comprare un biglietto per farlo arrivare a Milano. Ma Abdou ha fatto tardi e ha perso il treno. Perché arrivare da Massafra a Taranto senza un euro non è così facile. Soprattutto se un amico promette di passarti a prendere. E poi non passa.

Abdou ha preso un altro treno, quello per Roma.  È ottimista: spiegherà tutto al controllore e una volta a Roma prenderà un treno per Milano. Abdou, però, non sa che in quel vagone di "gente per bene" non c'è posto per la misericordia. Così, quando il controllore gli spiega che il biglietto non è valido, lui non demorde. Non vuole nemmeno nascondersi nel bagno, quando arriva la polizia per farlo scendere. Lui il biglietto ce l'ha, solo che è quello sbagliato. Abdou si sente in colpa. Per tutto. "È colpa mia se ho perso il treno – continua a ripetere – mi sarei dovuto incamminare a piedi alle prime luci dell'alba". Si sente in colpa perché sta viaggiando sul treno sbagliato. Si sente in colpa perché il treno ha tardato a causa sua. Si sente in colpa perché chiunque, in quella carrozza, punta il dito contro di lui... mentre i venditori abusivi ci offrono pizza e patatine sotto il naso delle forze dell'ordine. "Quando vivevo in Gambia – ha spiegato – ho sempre avuto tutto in regola". "Sono un bravo ragazzo" continua a ripetere alle facce sbuffanti degli altri viaggiatori. Paradossale, poi, che vi sia tanta intolleranza proprio in un Paese in cui lo spirito del free rider risiede in ognuno di noi. "So di aver fatto degli errori. In Libia hanno tentato di rapire me e altri due ragazzi per venderci come schiavi. Ma è colpa mia. Dovevo immaginarlo che la Libia era troppo pericolosa" racconta, mentre il treno corre sui binari. "E sono stato cattivo anche oggi. Ho ferito mio fratello. Lui mi ha comprato il biglietto, e io ho perso il treno. Non voglio che mi creda un cattivo ragazzo. Non voglio che voi, mi crediate un cattivo ragazzo. Io ce l'ho il biglietto, è solo quello sbagliato".

"Quando sono arrivato in Italia e ho chiamato mia madre, lei ha pianto. Sapeva che eravamo morti in tanti, e temeva che anch'io non ce l'avessi fatta." Abdou si sente in colpa anche per la madre. "È colpa mia, se non riesce più a dormire. Mi sento in colpa perché tutti mi trattano come fossi un delinquente. Mi guardano con timore, mi evitano, si scostano. Credono che io voglia privarli di qualcosa. Mi trattano come fossi diverso. Eppure non siamo tutti esseri umani? Pensaci, se tutti ci aiutassimo l'un l'altro non sarebbe un mondo più bello? Se io aiuto te, e te aiuti un altro, e quell'altro poi ne aiuta un altro ancora e così via all'infinito, non sarebbe un mondo bello? Non saremmo tutti fratelli?"

"Non sono un cattivo ragazzo – continua a dire – so che ho sbagliato, ma voglio solo correre incontro alla democrazia". Chissà se Abdou capirà mai che fra i tanti cattivi della sua storia, l'unico a non essere cattivo, è proprio lui.

Alessandra Micelli