BREAKING NEWS
Domenica, 28 Maggio 2017
CANOA POLO. Si conclude oggi presso la Sezione L.N.I. di Taranto il campionato maschile di A1

Principali articoli

Il villaggio è responsabile dei giovani

Interviste

Intervista al coreografo e ballerino, Bill Goodson, per la seconda volta a Grottaglie, dove ha tenuto una master class promossa dall’ “a.s.d. Dejanira Ballet”, alla quale hanno partecipato oltre cinquanta allievi

"Non è una città per bambini"

Interviste

Taranto non è una città a misura di bambino e la responsabilità, in gran parte, potrebbe essere attribuita alle diverse gestioni del Comune jonico. A parlare è il dottor Pino Merico, già primario di Pediatria al SS.Annunziata e Presidente dell'Associazione "Bambini contro l'inquinamento"

Fronte del Porto

Interviste

Intervista a Gaia Melpignano, direttrice del Molo Sant'Eligio. E chi l’ha detto che Taranto non possa finalmente diventare una 'città di mare' oltre che 'sul mare'? E' nella riscoperta di un'identita turistica e culturale che risiedono le chiavi per aprire la porta di un futuro radioso"

Ricordati di vivere

Interviste

Intervista all'ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli. “Taranto è l'emblema di cosa significhi assecondare un capitalismo senz'anima, cinico e becero. La magistratura jonica si è accorta troppo tardi di quanto andava consumandosi in tutti questi anni"

Lo sciame populista che pervade Taranto

Interviste

Intervista ad Angelo Mellone: scrittore e dirigente Rai. "I dati elaborati dall'Istituto Superiore della Sanità, assieme ad Arpa Puglia e Asl, non sono catastrofici. Nel capoluogo jonico non esistono agenti patogeni e livelli d'inquinamento diversi da quelli riscontrati a Roma. E' ora di farla finita con gli ambientalqualunquisti e i capipopolo decarbonizzati: esegeti della demogogia della paura"

Diretto. Adrenalinico. Circostanziato. Angelo Mellone ama la sintesi argomentativa e non si ritrae dinanzi ai pensieri “scomodi”. Più che le mode, è persuaso dal principio di realtà. Dalla ricerca non adulterata – e stereotipata - della verità. “Cosa dicono gli ambientalqualunquisti di Taranto dopo il rapporto redatto dall’Istituto Superiore della Sanità? Non si appaga il proprio ego, non si sceglie di far carriera aprendo le porte di casa al vento gelido della paura…”.

La vicenda ambientale  di Taranto, le sue aporie socio-produttive, presentano un livello di originalità non derubricabile nelle categorie, semplicistiche e un po’ farlocche, dei blocchi contrapposti. Le logiche manichee confliggono con una corretta interpretazione della complessità, non crede?

“Non vi è dubbio! L’indagine dell’Istituto Superiore della Sanità, condotta assieme ad Arpa Puglia e Asl di Taranto, offre però spunti interessanti. Nel capoluogo jonico non esistono agenti patogeni, livelli d’inquinamento diversi da quelli, per esempio, riscontrati a Roma. Nei giorni scorsi, poi, l’Università ‘La Sapienza’ ha stilato una classifica sul numero di patologie tumorali riferibile ai capoluoghi di provincia italiani. Taranto si piazza in una posizione intermedia e risulta essere messa meglio di tante altre realtà del Paese. Sulla scorta di questi dati elaborati da istituzione dalla comprovata professionalità e serietà scientifica, e non da fantomatiche associazioni localistiche che giocano a fare i medici e gli epidemiologi della domenica, chiedo agli ultras 2.0, agli agit-prop del disfattismo piagnone e antisviluppista di ripulire il proprio lessico da termini come genocidio ed olocausto…”.

L’indagine condotta dall’Istituto Superiore della Sanità fa riferimento soltanto agli ultimi due anni e, nel biennio 2013-15, la produzione Ilva si è assottigliata parecchio non raggiungendo gli standard del passato.

“E’ vero, ma siamo comunque in presenza di dati incoraggianti, che lasciano ben sperare per il futuro. E’ indubbio che la vecchia Italsider, con gli impianti a pieno regime negli anni ’70 e ’80, abbia inquinato in maniera oscena questo territorio. Oggi, però, le cose sono cambiate. Una fabbrica adeguatamente messa a norma, ecocompatibile, può continuare a produrre. Le lobby degli imprenditori siderurgici del Nord Europa fanno un gran tifo perché l’Ilva chiuda. Ragionano, seppur mossi da interessi diversi, come molti esponenti dell’ambientalqualunquismo tarantino”.

Con le sue tesi non teme di passare per un negazionista?

“I negazionisti negano, per l’appunto, un dato acclarato; obnubilano la realtà. Io mi limito, invece, a rappresentare i fatti per quello che sono, senza indulgere nel populismo della paura. C’è la verità, faticosa da raggiungere, impopolare, molto spesso poco appariscente, e poi ci sono le campagne elettorali compiute dai non tarantini sulla pelle dei tarantini. Detesto queste modalità politiciste, sostanzialmente ipocrite nel ricercare il consenso, così come detesto i capipopolo decarbonizzati in grande rispolvero negli ultimi tempi”.

Capipopolo decarbonizzati alla  Michele Emiliano?

“Questo lo dice lei (ride, ndr). Vorrei però tornare sull’ambientalqualunquismo tarantino”.

Prego.

“Si tratta di un mostro con tre teste. La prima di queste è rappresentata da gran parte del giornalismo locale, dalla ricerca ossessiva di visibilità di quelli che io chiamo fotocopie di giornalisti. Barattano la veridicità della notizia con la paura da distillare presso l’opinione politica per mero calcolo personale. Poi ci sono gli imprenditori politici del terrore, coloro che pur di conquistare un minimo spazio di consenso si producono in campagne elettorali estenuanti, infinite, sulla pelle dei tarantini. Infine c’è lo sciame populista di chi vive perennemente sui social: un paio di migliaia in tutto. Onniscienti di non si sa che, disfattisti e truci estensori di un avvenire senza futuro”.

Buona parte della stampa tarantina è la stessa che prendeva ordini da Archinà su quello che poteva essere scritto e ciò che, invece, andava debitamente insabbiato. Questa è la città che, con l’Ilva al massimo della sua influenza politica ed economica, ha registrato un numero di testate giornalistiche spropositato rispetto alla media giornaliera di lettori.

“E’ vero, tutto ha avuto inizio da lì. Tutto si tiene assieme con fare compiuto, senza alcuna soluzione di continuità. D’altronde cosa si vuole pretendere da chi ha campato per anni sui dispacci passati dalla Procura. Una cosa è fare il giornalista, altro è prendere le mance da addetto stampa”.

Le bonifiche, converrà, non investono il solo dato ambientale. Attengono anche ad un dibattito pubblico sfilacciato, deprimente, sprovvisto di passione e grandi idee-guida.

“Aggiungerei a tutto questo il fatto che Taranto è una città senza memoria. Smemorata. Va difeso l’onore della nostra storia industriale, vanno rispettate le tante morti bianche consumatesi in fabbrica. Com’è possibile che il nostro lungomare non venga dedicato ad un eroe dell’acciaio? Come si possono riannodare i fili di un’identità smarrita senza indicare un solo monumento cittadino alle vite andate perdute nel siderurgico? Di tutto questo gli ambientalqualunquisti non parlano, però…”.

Nell’offerta sanitaria complessivamente presente nel tarantino, non figurano la Pediatria oncologica e la Chirurgia toracica. Non si riesce neanche ad acquistare il terzo Acceleratore lineare per la cura dei tumori solidi. Tutto questo non le sembra quantomeno paradossale?

“Taranto merita una sanità improntata ai livelli dell’eccellenza. Nei mesi scorsi accettai l’invito di CosmoPolis e firmai una petizione online perché venisse istituito il reparto di Pediatria oncologica. Sono assolutamente a favore d’iniziative come questa. Concrete e fattive, mosse da un autentico amore per questa terra e non da strumentalità politiche o, peggio, professionali e accompagnate da un carrierismo indecente”.

Il nuovo presidente austriaco è un’ambientalista. Il partito dei Verdi è forza di tutto rispetto, elettoralmente considerevole, in Germania e Francia. Perché in Italia una realtà autenticamente ecologista non riesce ad affermarsi in maniera compiuta?

“L’ambientalismo italiano coltiva nella radice del suo stesso nome il problema: il suffisso ‘ismo’ agganciato al resto della parola. Troppo ideologizzato, da sempre una costola del centrosinistra, i Verdi  non sono stati mai in grado di dotarsi di una piattaforma politica inclusiva e partecipata. Sembrano confinati in una sorta di limbo indefinito, dove la pratica più ricercata è il solipsismo culturale. Tutto questo rappresenta un limite per la risoluzione di alcune urgenze di cui soffre il Paese. Lo dico da ambientalista convinto: la democrazia italiana trarrebbe vantaggio dalla presenza sulla scena politica di una forza ecologista moderna e non settaria”.  

Vincenzo Carriero

 

 

 

 

A Grottaglie andiamo di male in... niente

Interviste

Intervista al consigliere comunale, Mimmo Annichiarico. "Abbiamo portato la movida al potere"

Neolux
Ottica Galeone