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Dom, Apr

La Cina è vicina

La Cina è vicina

Interviste

Vi raccontiamo la storia di Mario Pavone, un giovane della nostra terra che vive e lavora a Shenzhen, in Cina. Un'eccellenza ed esempio di integrazione culturale. A lui abbiamo chiesto come si vive nel Sol levante al tempo del Coronavirus

Si dice che “l’Oriente è l’Oriente e l’Occidente è l’Occidente, e giammai i due si incontreranno”. Questo per evidenziare la profonda differenza culturale tra due mondi capaci di sfiorarsi, ma senza parlarsi davvero. Eppure quel codice in tanti lo hanno appreso alimentando percorsi di comprensione e integrazione. Si tratta però di un terreno difficile, instabile, soggetto ad intermittenze rapide e piuttosto malfermo. Esemplificativa la “sindrome cinese” o isteria collettiva innescata all’indomani della diffusione della notizia di un virus potenzialmente letale. Ma in Cina c’è chi da anni vive e lavora, ed è un esempio virtuoso di ponte nell’universo dell’incomunicabilità.

Vi raccontiamo la storia di Mario Pavone, un giovane della nostra terra da tempo di base a Shenzhen, in Cina. Mario ha 26 anni, è nato a Taranto ed ha sempre vissuto a Leporano prima di andare all’università “Cà Foscari” di Venezia per studiare il cinese. Vive a Shenzhen da tre anni e attualmente è il Vice Presidente della CHD Interational Hotel Design Company, un’azienda che si occupa di progettazione di interni per hotel di lusso che conta all’incirca 150 dipendenti tra architetti e designer; è anche il Vice Presidente dell’associazione europea “OpenGate China” con sede a Padova che si occupa della promozione degli scambi culturali e commerciali tra Cina ed Italia.

Mario “convive” con la psicosi del Coronavirus e ha visto con i propri occhi l’emergenza sanitaria che ha travolto l’intera Cina e che ad oggi conta oltre 1300 morti e più di 60 mila contagi.

Mario, com’è la situazione oggi in Cina?

La vita quotidiana, come si potrà immaginare, è stata completamente stravolta. C’è pochissima gente in giro, vivo in una città (Shenzhen, distante circa 1000 km da Wuhan) di circa 20 milioni di abitanti e le strade sono quasi completamente vuote. Per uscire la mascherina è obbligatoria, non si può entrare nei supermercati o nei mezzi di trasporto se non la si indossa. I controlli della temperatura corporea sono letteralmente ovunque. La maggior parte delle aziende sono chiuse, compresa la mia. Si doveva tornare a lavoro dopo il capodanno cinese, il 3 febbraio, ma adesso la ripresa dei lavori è stata posticipata al 17. Molti uffici e molti dipendenti hanno riaperto ma lavorando da remoto, ossia dalla propria abitazione. Adesso da pochi giorni qui a Shenzhen, si può uscire solo una volta ogni due giorni per andare a fare la spesa o le proprie faccende. Questo per ridurre la possibilità di diffusione del virus.

Come sta rispondendo il governo cinese per contrastare questo fenomeno?

La situazione è grave, ma è controllata e monitorata benissimo dal governo. Vedo molto più panico e frenesia negativa nei media internazionali che qui in Cina. Se dovessi dare un voto a quello che il governo cinese ha fatto e sta facendo darei un 10 e lode. Ha letteralmente chiuso una regione che per numero di abitanti è superiore all’Italia intera, ha costruito due ospedali in dieci giorni e sta portando avanti una campagna di informazione su come combattere il virus e su come prevenire la malattia a 360 gradi.

Non hai paura?

Beh un po’ di paura c’è ma, per quanto mi riguarda, è semplicemente poco più che una normale preoccupazione.

Hai mai pensato, solo per un attimo, di rientrare in Italia?

No, mai. Oggi la Cina sicuramente rappresenta il Paese meno sicuro del mondo. Io sono qui per lavorare e per fare tesoro delle enormi potenzialità di questo territorio, sono qui per vivere nel buono e cattivo tempo. Devo molto alla Cina dal punto di vista personale e lavorativo, per rispetto al mio partner, ai miei dipendenti e ai miei clienti ho deciso di restare.

Cosa ti ha colpito di più di questa drammatica vicenda?

Sono rimasto veramente sbalordito dalla reazione che ha avuto il resto del mondo al Coronavirus. Razzismo e denigrazione nei confronti dei cinesi. Gente che afferma che adesso bisogna sfruttare l’occasione e approfittare delle difficoltà economiche della Cina per far riprendere l’economia della propria nazione. Dichiarazioni assurde. Se l’Italia o qualsiasi altro Paese a livello economico è indietro rispetto alla Cina è solo colpa nostra e in aggiunta dico che non è bello godere di una disgrazia perché più di mille persone hanno perso la vita.

Cosa pensi, invece, del comportamento del governo italiano?

Amo l’Italia e in Cina faccio di tutto per dare al nostro Paese l’immagine di eccellenza mondiale che ci spetta, ma in questo caso il nostro governo, purtroppo, ha solo fatto un ennesima gaffe con i nostri connazionali a Wuhan. Il Capo dello Stato Mattarella ha cercato poi di riparare, fortunatamente. Anche perché il 2020 è l’anno in cui ricorrono i 70 anni dei rapporti diplomatici tra Italia e Cina e quindi, mai come quest’anno, dovremmo sfruttare al massimo questa relazione.

Ciao Mario, grazie e buona fortuna…

Grazie a te, a voi. Ti lascio con una riflessione. In Cina i pagamenti sono per il 99% tramite telefonino, quindi senza cash, banconote. Se il focolare del batterio fosse stato in Italia, il virus sarebbe ovunque solo tramite lo scambio di banconote e sarebbe molto difficile da controllare. Tutto il mondo deve ringraziare la Cina per lo sforzo che sta facendo