05
Mer, Ago

IL DESTINO D'U CAVALIERE

IL DESTINO D'U CAVALIERE

Interviste

Inutile chiedere dove, inutile domandarsi come: CosmoPolis ha trovato l’indirizzo di don Luigi Pignatelli, il più grande, amato, aneddotico presidente della storia calcistica tarantina. Quella che segue è l’intervista: proprio impossibile?

Nebbia. Non chiedete dove, non chiedete come. Il cigolio di un vecchio portone, ma non può essere. Un androne, un cortile. Squarci di luce, stralci di buio. Vero, non può essere: ma alla fine, come e dove altro potrebbe. Scosto la bruma con le mani, come se fosse una tenda. ‘U Cavaliere è lì: al centro del suo trono e del suo mondo. Faccio andare il rewind: mah. “Tràse”, esorta, e fa un cenno con la mano. Entro. “Azzìttete”. Mi siedo. Sposta uno dei cinquanta Sant’Antonio per guardarmi meglio.
“Ci canosciamo, figlio mio?”
Cavalier Pignatelli: che onore. Se non fossimo in… Non lo so dove siamo, ma mi sembra di ricordare una di quelle vie, forse Duca di Genova, o Regina Elena.
“Via Cavallotto, non jastemare, via Cavallotto. L’officio mio è sembre stato là e lo sanno tutte. Como ti può sbagliare. Qua, dove sto mò… Somiglia. Dove stò mò tutto è e non è.”
Ha ragione, Cavaliere, ora ricordo qualcosa. Gennaio dell’85, ero un biondino di Video Levante e accompagnai Aldo Cesario, il giornalista che doveva intervistarla, due giorni prima di Padova-Taranto, che per lei era…
“Padovo, Padovo, la città del Sando mio. E accome spicciò? Bene, di sicura, e mò vuoi vedere.”
Ne prendemmo tre, don Luigi.
“Ti stai difettando, sicura. Vibbo Levande, hai detto? Ma mica sei il mio cari Gianno, sennò mi doveve chiamare Papà Luiggi.”
No, Cavaliere, non sono Gianni Fabrizio.
“E mangò l’artro Gianno, eh no, no’ ssì jidde.”
No, non sono neanche Gianni Carrieri.
“E alloro ci sì’, e cè t’honno mandato affare? Poi mi accumenzi pure mendre mi dici che ci sudicàrono a Padovo, che è una cose imbossibbili.”
Era proprio un periodaccio, Cavaliere, sarà stato per quello. Già eravamo ultimi e alle pezze, tempo qualche settimana e il Tribunale avrebbe messo il suo, il nostro Taranto nelle mani della curatela.
“Il sancue, mi honno levato, il sancue! Otto case, mi ho dovute vendere, lo sanno pure le mure. Ma da tutte ho uscito pulito, va’ dumànne, va’! Uno ci mette il sancue e la vita sua, che pure i figli miei mi honno detto papà, ma cè sté’ fface, e te crìde ca l’hagghie sendùte?”
No, Cavaliere: la storia dice, anzi urla che lei non li ha ascoltati. E si è dissanguato. Per amore.
“Mah, non sei un Gianno, non sei un artro, ma ‘na cose l’è ditte mò: per ammore. E mò te la dica io un’artra: se tornave indietro, che la vita certe volte puoi farle, certe cose, ma pure no, se tornave all’indietro io il Tardo ‘n’otre e ciende vote m’u pigghiave!”
Con tutte le sofferenze, le angosce, i dolori che ha dovuto passare, la fortuna che ci ha rimesso, i bidoni che ha preso? Possibile?
“Ti ci ho capite, giornalista che non sei Gianno, dici le cose per andare attorno che poi non le pensa, e l’altro risponde alla smersa più incazzato angora. Il Tardo. Il mio Tardo. None quiste.”
Segue, da… qui? La deriva in serie D? Immagino la delusione.
“Ma cè delusione e delusione, figghie mije: u‘ sckattacòre! Questo mi sembra ‘n’otre sciueche, che ne sa, la pallammolla, ‘u spezzidde. Poveri a noi. Mi appare di quando ve lo dissi, a tutti, che ho rimasto solo, a questo bailardo…”
Il bailamme, in effetti, è diventato un compagno di viaggio. E non solo negli ultimi anni.
“Anni… Approposite, quandi ne tengo? La memoria un boco non mi accombagna.”
Ne… farebbe, ahem, ne farà 106 il prossimo 17 maggio. Due giorni prima saranno invece ventuno anni che…
“Ma non ti attrammare, che lo può pure dire, venduno anni che è tolto il disturbo e mi ho trasferito aqquà. Ma come vede, c’è il mio vecchio officio, eppure comare Teresa, mugghierima.”
La sua storica compagna, e madre dei vostri tre figli. Celebre quella volta in cui, durante un’intervista in diretta, lei interruppe il discorso per…
“Per dire: scuse sa, cari Gianno, deve dire una cosa: comare Teresa, butti la pasta, che è solo una cosa veloce e ti arrivo accasa in una battibalena. No, aqquà, almeno aqquà, non ho rimasto solo a questo bailardo. Approposite, me ne viene di condinuo gende di tutte le tipe, m’ha dìcere cè sté’ succede?”
Una brutta cosa, cavaliere: un accidenti di virus.
“’Nu virusse? ‘A Fillippine? Mah, mi ho vaccinato pure io, mi arricordo, tutte ‘stu probbleme…”
Per questo guaio il vaccino ancora non c’è, purtroppo.
“Ah. Cè me sté’ ddice. Apposta tutta ‘sta gende che viene e non va.”
E i suoi ricordi, don Luigi? Scommetterei che anche loro vengono e non se ne vanno.
“E accome se ne vanno, figlio mio, accome se ne vanno. Tenghe ‘u tatuagge s’u core…”
Provi a fare una classifica delle emozioni.
“E come se face…beh, quando assalimmo in B, pe’ fforze…Ce t’ha stramuerte, do’ punde sùse, n’avastave ‘u paregge e perdemme pure, a Benivende, unazzère. Mi attrammai talmento che mi accasciedi sulle tribune, una sirinca mi dovettero inficcare… Approposite, ha spicciate ‘a partite? Eh? Ha spicciate, e dimmilo”.
E’ finita, Cavaliere, è finita. Il Casarano ha pareggiato in casa due a due con la Civitanovese, già retrocessa, e noi siamo assaliti in B.
“Eh, mi hai stolto un peso. Certa volta mi avviene un attacco come di anzio, non mi appare a possibile. E invece l’hame futtute, no?”
Sì, Cavaliere, l’hame futtute, in B ci siamo andati noi nonostante con quel trucco dell’idrante loro fecero finire la partita che a momenti si cenava. Via, Cavaliere, peschi ancora.
“E come mi affaccio a scordare il maccio con la Salernitana, Vituccio mio e tutte quande c’u sanghe all’uecchie, tenebbimo memoria di quello che era caduto un anno apprima, le muerte lore… Tutta l’Italia ne parlerebbe, mi ho fatto il giro del cambo con Sand’Andonio, como una prucissione tra me e me, e vendimila tarandini nel torno, che lucculavano:…”
‘U Cavalie’, ‘u Cavalie’… E’ quando la nostra storia ha indossato i brividi, don Luigi. E non quelli che ti gelano la schiena.
“Poi si sciucò e gliene inzertammo quattro, a uno, quattro a un unico solo, un vero tronfo. Le cristiàne ca chiangevene. E io puro. Perché avevo stato io, se capisce, che glielo avevo dato io tutta quella gioia, alla mia città e al mio Tardo, che a luglio dell’anno primo con quattro giocatori mi avevo trovato, uno era Sgarbotti, e così gli dissi a Giammarinaio, il mistero…”
Sì, fu un mistero ciò che gli disse. Un altro fu quello di essere riusciti a vincere il campionato partendo da una buca talmente profonda.
“Ci dici bene, tando sprofondo che accome potevi dire che te la facevi con quegli smargioni del Bari del Matarresi, e questo è il terzo che mi arricordo, e mica me l’hai chiesto?”
Stavo per, Cavaliere.
“Sotto Pascua, stammo, o le Salme, che bel sole c’era, solo a Tardo ci sta un sole accussì… I supporti battevano coi pieti sui gratoni perché come facevano a stare seduti, vendimila ne trasevano allo ‘Iacovone’ e quelli era vendicinguemila, hai capito? Vendicingue. Vituccio-Formosa, due a uno per noi, ne vulìme de vuje… Nuje.”
Davvero, Cavaliere, se tornasse indietro rifarebbe tutto? Non cambierebbe nulla?
“Figlio mio, l’hai fatta mai una cosa col cuore? Col cuore che sanguina per la passione, e con l’amore che ti scorre dentro come un fiume che non teme le dighe?”
Può essere successo, ma che… Cavaliere, ma lei…
“Ti stupisci che stia parlando così, figlio mio che non sei un Gianni né l’altro? C’è sempre una pelle in cui tenersi caldi, un personaggio da tenersi stretti e un buon ricordo da tenere intatto. E’ così che la gente, la mia gente, la gente del mio Tardo e della mia Tardo, quella che cantava il mio nome, vuole e ha bisogno di ricordarmi: ‘U Cavalie’, il nonnino buono, munifico e rotondo del c’è chi può e chi non può.”
Non… sapevo. Non avrei mai immaginato, don Luigi.
“E io può. Contento, adesso? Adesso mi lascia tornare ai miei ricordi e alle mie malinconie, che terrò nascoste perché ‘mbà Luiggi è forte, fortissimo, incrollabile? Tanto, se ci pensa, me lo ha confermato lei.”
… Confermato cosa, Cavaliere. Non mi sovviene.
“Ca ‘a partìte ha spicciàte. E non ricomincerà più. Ora vada, e non si faccia abbracciare. Sono tempi difficili.”