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Trasporti: la strategia della Regione e la rivoluzione del Covid-19

Trasporti: la stretegia della Regione e la rivoluzione del Covid-19

Interviste

Intervista esclusiva all'assessore Giovanni Giannini, che per la prima volta decide di parlare, raccontare la sua verità sulla Regionale 8. "Sulla realizzazione della Talsano-Avetrana è sempre meglio utilizzarle le risorse, piuttosto che lasciarle là. Se c’è da concretizzare una infrastruttura che non ha ancora il progetto, è ipotizzabile che per dicembre 2021 si facciano le obbligazioni giuridicamente vincolanti, si firmi con l’aggiudicazione della gara?"

Politica dei trasporti in Puglia. La fine della legislatura incalza. In una situazione di normalità sarebbe tempo di bilanci, avremmo parlato di strategie adottate negli ultimi cinque anni.  L’emergenza sanitaria seppur distraendoci e costringendoci a pensare all’hic et nunc, non cancella il lavoro fatto, di cui vanno ricordati principi ispiratori e strategie. Che ci racconta l’assessore ai Trasporti e Lavori Pubblici della Regione Puglia Pubblici, Giovanni Giannini, dal suo ufficio barese di via Gentile, sede oggi semideserta di lavoratori la maggior parte dei quali è attivo in modalità smartworking.  
Assessore, partiamo dall’attualità. I trasporti nella cosiddetta fase due dell’emergenza Covid, saranno i primi a dover essere rivoluzionati per garantire contenimento dei contagi e sicurezza.
Il servizio di trasporto pubblico è un servizio che viene reso per consentire l’espletamento di altre attività come il lavoro e lo studio. Ci sono più livelli di intervento: uno è quello del governo nazionale che detterà le linee guida per individuare un nuovo modo di lavorare, di andare a scuola. La task force che il Governo ha messo in piedi valuterà questi aspetti con le organizzazioni sindacali e con gli organi di governo dell’istruzione. Una volta individuate queste linee di carattere generale, riusciremo a trovare un nuovo modello di trasporto pubblico coerente con le nuove esigenze.
Lei ha già qualche idea?
E’ sbagliato avanzare idee e andare ognuno per conto proprio, serve solo a fare confusione. La conferenza Stato/Regioni sta organizzando un gruppo di lavoro tecnico che farà proposte da sottoporre alla task force governativa. Una delle cose che ritengo sia utile è quella di rispolverare la Relazione del ‘Piano dei Tempi delle Città’ che stabilisce le modalità di vita dei cittadini nelle aree urbane, scaglionando gli orari di entrata nelle fabbriche, negli uffici pubblici, nelle scuole, gli orari di apertura e chiusura dei negozi. Questo, a mio avviso, consentirebbe l’organizzazione di un sistema più ordinato ed organico che non determini un disastroso ritorno all’abbandono del mezzo pubblico e all’utilizzo del mezzo privato. Cosa questa che vanificherebbe il lavoro fatto finora, che ci ha visto spendere molte risorse come per esempio per  i 970 bus nuovi che abbiamo acquistato, per i treni nuovi che abbiamo finanziato. Stabilire orari diversi per categorie significa scaglionare l’accesso anche del materiale rotabile nelle città, migliorare la qualità della vita, decongestionamento del traffico, riduzione delle emissioni in atmosfera. E’ un cambio di approccio culturale. Qualcuno si deve convincere che non si può più vivere realizzando ciò che fa più comodo, ma si deve vivere realizzando quello che è necessario a garantire condizioni di vita buone per tutti.   
Restiamo sull’attualità. In questi giorni ci si chiede se è reale il rischio di una rimodulazione di fondi di un’opera come la Regionale 8 Talsano-Avetrana, a favore di un riutilizzo per l’emergenza Covid. Esiste questa possibilità, secondo lei?
No. La Talsano-Avetrana è finanziata dal Patto per la Puglia, è al vaglio del comitato Via per la Valutazione di Impatto Ambientale, la scadenza per la sottoscrizione dell’obbligazione giuridicamente vincolante è per il 31 dicembre 2021, dunque non ci sono i motivi per guardare alla Talsano-Avetrana in questi termini. Tra l’altro, mi risulta che la rimodulazione dei Por consentita dagli accordi con Unione Europea, arrivi fino al 20%. Per cui non dovrebbe essere necessario andare oltre alla rimodulazione dei Por e quindi ridestinare risorse di opere che sono in netto ritardo, alle esigenze dettate dal coronavirus. Inoltre le dico che le iniziative che adotterà il Governo Nazionale per la costituzione del fondo per il sud, sono basate su un concetto di buon senso: se ci sono delle opere che sono state finanziate, che non hanno speranza di vedere la luce entro i termini stabiliti, forse è meglio utilizzarle quelle risorse, piuttosto che lasciarle là. Se c’è da realizzare una infrastruttura che non ha ancora il progetto, è ipotizzabile che per dicembre 2021 si facciano le obbligazioni giuridicamente vincolanti, si firmi con l’aggiudicazione della gara? Lei è l’unica persona alla quale ho risposto su questa vicenda. Io non ho intenzione di alimentare nulla, questo è quello che io ritengo e poi vediamo cosa succede.
Lasciamo la stretta attualità. Quali sono i principi che hanno ispirato la strategia regionale in materia di trasporti in questi ultimi anni?
Messa in sicurezza e potenziamento infrastrutturale sono i principi che hanno guidato le nostre scelte. Le infrastrutture che stiamo realizzando erano finanziate con fondi 2013-2020 la cui programmazione era stata fatta dall’amministrazione precedente. Nel 2013 la Puglia, con Emilia Romagna e la Lombardia, erano le uniche regioni che investivano in sicurezza ferroviaria. E noi abbiamo investito 83 milioni nel 2013. Alla sicurezza e al potenziamenti infrastrutturale abbiamo aggiunto il miglioramento della qualità del servizio, il rinnovo del parco rotabile, sia su ferro che su gomma, la riorganizzazione dei servizi e individuazione dei servizi minimi previsti dal decreto legislativo 422 del 97. Abbiamo cominciato con il Piano Triennale dei servizi approvato dalla Regione Puglia per la prima volta, poi siamo passati alla riclassificazione dei servizi, abbiamo redatto il Piano di attuazione del Piano Regionale dei Trasporti e ci siamo dedicati alla riorganizzazione del servizio su gomma.
Come?
Abbiamo dovuto innanzitutto allineare le scadenze dei contratti di servizio alle esigenze del territorio: c’erano i contratti di servizio su ferro che scadevano nel 2015 e prima ancora della data di scadenza per l’utilizzo dei fondi europei. (Rischiavamo, ove mai avessimo fatto le gare, di avere un soggetto attuatore delle opere infrastrutturali e soggetti che invece si erano aggiudicati la gara di gestione del servizio); poi abbiamo operato sulla scadenza dei contratti della gomma per renderli compatibili con quelli del ferro che scadono nel 2021; abbiamo operato sulla gomma prorogando i contratti al 2020 al fine di consentire ai concessionari del servizio su ferro di ultimare le opere in corso e di trasferire i km su gomma dalla gomma sul ferro, nel rispetto del principio dello Spazio Unico Ferroviario teorizzato dalle direttive europee e dello sviluppo di una cultura di mobilità sostenibile. La strategia dunque è il potenziamento del ferro e graduale riduzione dei servizi su gomma in un’ottica di integrazione e intermodalità, tenendo ben presente che ci sono delle realtà dove il ferro non esiste e del fatto che per realizzare una infrastruttura ferroviaria ci vogliono molti anni e quindi la gomma continua a svolgere una funzione importante.    
Quando parliamo di trasporti parliamo di un settore che abbraccia molti aspetti.
E’ ovvio che chi si approccia al sistema del trasporto in generale deve comprendere, questo vale anche per gli interventi che il governo dovrà prevedere in questa fase, si deve rendere conto che parliamo di un settore industriale ad alta valenza economica, sociale ed ambientale. E quindi nel piano di attuazione del piano regionale dei trasporti abbiamo dato spazio a questa cultura del trasporto e della mobilità sostenibile. Ma questo non basta.
Cioè?
Abbiamo aperto anche una finestra sulla mobilità lenta: la bicicletta. Dando alla bicicletta una definizione non più limitata al tempo libero o alla pratica sportiva, ma la bicicletta come mezzo di trasporto nelle aree urbane che chiude il ciclo della intermodalità. Abbiamo previsto 29 velostazioni finanziate dalla Regione, abbiamo previsto il finanziamento non più delle cosiddette piste ciclabili urbane, ma abbiamo privilegiato il finanziamento di percorsi urbani (ciclovia adriatica, la ciclovia dell’Acquedotto, la ciclovia dei Borboni) che inseriscono la Puglia in un contesto nazionale ed internazionale capace di attrarre anche grandi flussi turistici. Tenuto conto che il cicloturismo viene quotato con un potenziale di 44 miliardi in Europa e 4 miliardi in Italia, la Puglia per vocazione orografica, turistica, paesaggistica, può fare la sua parte.
Una strategia in qualche modo circolare.
IL nostro ragionamento si è basato su degli assi di natura tecnica che sono l’interoperabilità e l’intermodalità. Interoperabilità significa avere spazio unico ferroviario (stessi binari per tutti grazie all’uniformità dei sistemi di sicurezza della circolazione ferroviaria); l’intermodalità nel senso di prevedere punti di interazione tra gomma e ferro, ferro e aereo. Bari ne è un esempio. Altro esempio è quello che si realizzerà alla stazione di Brindisi che sarà collegata con l’Aeroporto consentendo a leccesi e tarantini di arrivare direttamente all’aeroporto del Salento. Abbiamo messo in piedi questa strategia aprendo una interlocuzione con i cinque concessionari di ferrovie presenti in Puglia ( Trenitalia, Bari Nord, Fal, Ferrovie del Gargano, Ferrovie Sud-Est) per la costituzione del Gestore Unico dell’Infrastruttura e per Il Gestore unico del servizio.
Che cosa comporterà?
Vogliamo avere un unico soggetto che si preoccupi della manutenzione e un unico soggetto che si preoccupi del servizio. Siamo a buon punto per arrivare all’integrazione tariffaria e al biglietto unico in quanto dovremmo utilizzare la piattaforma di Trenitalia.
Lei ha molte deleghe oltre a quella dei trasporti: servizio idrico integrato, lavori pubblici….ecco tra tutti i comparti di sua competenza in questi ultimi cinque anni quante risorse sono state investite?
Questo è un dato che le posso dare. Noi dal 2015 ad oggi abbiamo investito nei vari settori un totale di circa 6 miliardi di euro. Poi i tempi di realizzazione non dipendono dall’ente finanziatore che non ha nemmeno i poteri sostitutivi, ma dipendono dai soggetti attuatori come Comuni Province, Consorzi di Bonifica. Se riuscissimo a mettere in esecuzione e ad attuare questi circa 6 miliardi di investimenti, sarebbe una bella boccata d’ossigeno sia in termini di posti di lavoro che in termini di crescita economica.
Anche in tema di dissento idrogeologico la Puglia ha investito molte risorse.
In tema di dissesto idrogeologico la Puglia è la regione che in Italia ha impegnato la maggiore quantità di risorse: circa 400 milioni di euro per 219 interventi di messa in sicurezza. In Italia e in Puglia abbiamo bisogno di recuperare una cultura della manutenzione del territorio che abbiamo perso.
Come lo vede il futuro di questa regione?
Al netto di quello che sta accadendo in questi mesi, i dati diffusi dalla Banca d’Italia qualche mese fa danno un profilo della Puglia che si distingue nel panorama meridionale e anche nazionale. I dati relativi al Pil e all’occupazione sono segnali incoraggianti.