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Dom, Dic

"Non è una città per bambini"

"Non è una città per bambini"

Interviste

Taranto non è una città a misura di bambino e la responsabilità, in gran parte, potrebbe essere attribuita alle diverse gestioni del Comune jonico. A parlare è il dottor Pino Merico, già primario di Pediatria al SS.Annunziata e Presidente dell'Associazione "Bambini contro l'inquinamento"

"I numeri circa la diffusione delle allergie in questa città, per quanto riguarda l'intera popolazione, sono eloquenti. Uno studio di qualche anno fa rivela chiaramente che, a Taranto, la spesa per broncodilatatori, antistaminici e cortisonici, dunque per farmaci mirati a contenere gli effetti delle reazioni allergiche, corrisponde quasi al doppio rispetto a quella sostenuta in altre realtà con lo stesso numero di abitanti. Riniti, asma, tosse allergica qui sono all'ordine del giorno"

Dunque cosa fare?
"Posso consigliare di non esporre troppo i bambini, almeno in questo periodo, evitando di far trascorrere loro molto tempo in zone di campagna. Poi il mare, anche in questo caso, è un grande aiuto. Ma, vorrei sottolineare, tutto questo rappresenta il male minore".

Certo chi a Taranto è nato e vive conosce bene i mali di questa terra, sa perfettamente che anche per le patologie più gravi i dati sono impietosi.

"Mi domando cosa è stato fatto in tutti questi anni per difendere i cittadini dagli inquinanti? La mia battaglia risale al 2008, tempo in cui non esitammo a fermare le batterie in Ilva. Oggi, anche l'intervento più ovvio, come la copertura dei parchi minerali per evitare che le polveri si disperdano, non è stato ancora realizzato. Non sono serviti i dati e i numeri circa la diffusione di alcune malattie, non è servita l'inchiesta giudiziaria e neanche la gestione pubblica dell'azienda. Tutto procede a rilento. I termini delle prescrizioni vengono dilatati. Qui è tempo di fare."

In quale direzione bisognerebbe andare, secondo lei? Il lavoro e la salute sembrano contrapposti...
"Il lavoro è importante, ma senza la vita non si può lavorare"

Il punto di partenza?
"La consapevolezza della gravità della situazione attuale. Dov'è il registro dei tumori? Come si può pensare di lavorare per risolvere se non si hanno gli elementi basilari? Quando ero in reparto, avevo mio malgrado un quadro piuttosto chiaro, ma dovrebbero esserci documenti dove appunto registrare i casi di tumore, le fase di età e la provenienza di chi si ammala, quanti guariscono, quanti sono i casi complicati".

Inevitabile a questo punto toccare la questione delle strutture sanitarie e della scelta della Regione di optare per una assistenza sanitaria di prossimità, puntando sui poliambulatori e chiudendo alcuni ospedali.
"Premetto che a Taranto dovrebbero essere triplicate le attrezzature sanitarie. Stessa cosa dicasi per il personale medico e infermieristico. Potrebbe essere un modo, per il Governo centrale, per risarcire la città dei due mari per tutto quello che ha dato in tanti anni. Poi non è pensabile fronteggiare una emergenza come quella attuale con pochissime unità e macchinari a volte vetusti. Quindi la scelta della Regione potrebbe essere condivisa se si dotassero le strutture sanitarie sostitutive di risorse umane e attrezzatura idonee".

Cosa pensa dell'iniziativa che ha permesso, attraverso la vendita delle magliette, di raccogliere oltre 300.000 da destinare all'Oncoematologia Pediatrica?
"Un plauso a chi ha pensato di avviare una raccolta di denaro per i bambini di Taranto, ma una domanda: non spetterebbe forse alla politica cercare soluzioni ai problemi?"

Politica e gestione amministrativa. Visto che manca pochissimo alla consultazione elettorale dell'11 giugno, cosa dovrebbe fare il prossimo sindaco?
"Il sindaco è il primo responsabile della salute dei cittadini e del loro benessere. Dovrebbe agire partendo da qui e lavorare per il decoro urbano, per combattere l'abusivismo e ancora ripensare questa realtà partendo dal mare e dalla città vecchia. I finanziamenti europei servono anche a questo. Non mi risulta che, negli ultimi anni, sia stato fatto qualcosa in questo senso. E poi riconsegnare spazi verdi ai bambini. Inaccettabile l'idea di vietare ai piccoli dei Tamburi di giocare per strada. E' triste e ingiusto! Penso ad un grande parco giochi, magari nel Parco Cimino e nella zona attigua, ancora di proprietà della Marina Militare, ma in gran parte inutilizzata".

Ci lasciamo con questa immagine. L'ingresso di Taranto, quello che si trova nella parte opposta alla zona industriale, che accoglie chi arriva con i colori, e il vivace e allegro baccano dei piccoli di una città sfortunata, ma che conserva intatta la sua bellezza.