Il villaggio è responsabile dei giovani

Interviste
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Intervista al coreografo e ballerino, Bill Goodson, per la seconda volta a Grottaglie, dove ha tenuto una master class promossa dall’ “a.s.d. Dejanira Ballet”, alla quale hanno partecipato oltre cinquanta allievi

Sono stati più di cinquanta i giovani allievi che hanno partecipato alla master class con il coreografo e ballerino Bill Goodson, promosso dalla “a.s.d. Dejanira Ballet” di Grottaglie. Un’esperienza che ha rappresentato per loro un momento di crescita non solo professionale, ma anche emotiva e personale.
Coreografo di fama internazionale, nella sua carriera Goodson ha collaborato con artisti del calibro di Michael Jackson, Diana Ross, Paula Abdul, Stivie Wonder, Gloria Estefan. Ha lavorato per i Gremmy Awards e per film come “Electric Boogaloo” e “Il gioiello del Nilo”. Da anni è il coreografo del più prestigioso teatro francese, il Moulin Rouge di Parigi. In Italia ha curato le coreografie di programmi televisivi e musical teatrali di successo lavorando con personaggi come Giorgio Panariello, Lucio Dalla, Sabrina Ferilli, Pippo Baudo, Paola Barale, Maria De Filippi, Piero Chiambretti, Michelle Hunziker, Enrico Brignano, Serena Autieri e Renato Zero.
Quella con Goodson è un delle masters class di alto profilo che la “asd Dejanira ballet” organizza periodicamente nella sua scuola di danza. Ultime in ordine di tempo quelle con Raffaele Paganini e Kledi Kadiu.
«È stato semplicemente meraviglioso rincontrare il maestro Bill con il suo stile unico – ha detto la maestra Dejanira D’Elia, direttrice artistica della scuola -; è incredibile quanto si possa imparare anche se in pochissimo tempo quando di fronte si ha un maestro di tale spessore, con tantissima esperienza ed energia. Ma soprattutto una persona disponibile e dall’alta caratura umana. Ribadisco sempre ai miei allievi che queste sono esperienze di fondamentale crescita artistica e personale. Il mio obiettivo è quello di inculcare in loro l'importanza di tali esperienze formative, affinché ogni ballerino possa arricchire giorno dopo giorno il proprio bagaglio artistico/culturale».
Come ha detto lo stesso Goodson, che abbiamo intervistato: «La danza non è solo passi, ma è anche un tramite per imparare e consolidare in se stessi il senso del rispetto, della condivisione, dello stare insieme e della dignità».
Bill, è tornato a Grottaglie dopo un anno per incontrare nuovamente gli allievi della scuola di danza “asd Dejanira ballet”. Cos’ha trovato di cambiato?
Rispetto al primo anno in cui, come in qualunque situazione nella vita, c’è stato un approccio più timido e timoroso da parte degli allievi, nei confronti di una novità e di uno stile nuovo, questa volta ho trovato un gruppo molto più grintoso e compatto e, soprattutto, una maestra più tranquilla e sicura. Ho apprezzato molto la sua voglia di mettersi in gioco e studiare con i suoi allievi.
Quanto sono importanti queste master class per la crescita dei giovani danzatori?
Ognuno di loro in questa esperienza si mette in discussione, provando a superare in maniera differente le piccole difficoltà dello stare in gruppo e di rapportarsi con un altro maestro, imparando cose nuove. E la danza, come già detto, è bella anche per questo, perché ci sono tante altre cose da imparare al di là dei passi. Come stare in sala con i compagni e seguire gli altri, responsabilizzarsi per il proprio lavoro sin da bambini. Soprattutto oggi che i giovani vivono una vita meno sociale. Ricordo quando ero piccolo, la mia crescita non era affidata solo ai miei genitori, ma al mio villaggio. Alla scuola, ai genitori dei miei amici, ai vicini, ai ragazzi più grandi che mi hanno fatto capire cose importanti. Io credo molto nella responsabilità del villaggio. La responsabilità dei nostri bambini è di tutti noi. E ciò parte anche da incontri come questo. Da cambiamenti che forse oggi non riusciamo neanche a vedere, ma che domani potranno trasformarsi in una presa di coscienza differente per i nostri ragazzi. Per me è importante avere un rapporto empatico con tutti gli allievi che incontro. Ed in questo scambio mi arricchisco ogni volta anche io.
Il suo lavoro la porta a girare il mondo e a poter confrontare differenti realtà. Quali sono le positività e le negatività della danza in Italia rispetto ad altri Paesi?
L’ostacolo più duro è la realtà delle scuole private qui in Italia. Fortunatamente non tutte, ma troppe, vivono in un sistema in cui fanno crescere i loro allievi senza dargli la giusta preparazione. Giovani che vengono seguiti anche per 16 anni e, spesso, arrivano da me impreparati perché hanno seguito un percorso di crescita molto lento. Io provengo da una mentalità in cui i miei maestri mi hanno indirizzato in altre scuole per migliorare le diverse discipline, dicendomi che sarei potuto tornare da loro quando volevo. È questa la mentalità in cui sono cresciuto. Una mentalità in cui la priorità di un maestro è l’allievo che si vuole far crescere bene, mandandolo da chi è più preparato in una certa disciplina. Così come fa Dejanira. Ad esempio: io normalmente non mi trovo a lavorare con i bambini di 5 e 6 anni, ma Dejanira ha voluto che ci fossero i bambini più piccoli. Ritengo che sia molto importante questa scelta, perché nei più piccoli i messaggi germogliano più facilmente, pur se gli effetti si vedranno col tempo. Qui in Italia, purtroppo, c’è spesso una commistione di invidie e gelosie che non trovo in altri Paesi. Allora diventa difficile emergere. Cosa positiva, invece, è che ad ogni mio stage, trovo sempre un giovane talento. Io spero che loro possano cambiare qualcosa e che riescano ad aprire le loro vedute e a realizzare i loro sogni qui o fuori.
Bill, il suo impegno nel mondo della danza prosegue senza sosta. Quali i progetti in corso e quelli futuri?
Sto chiudendo a Milano il musical “The Bodyguard”, che riprenderà la prossima stagione al Sistina a Roma. Con Serena Autieri stiamo andando in scena con il musical sulla storia della Principessa Diana e con Vacanze Romane. Sto in produzione con un progetto con Renato Zero e un musical su Rodolfo Valentino.