Intervista a Massimo Brandimarte

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Sostenuto dalla Lista Brandimarte sindaco e da SDS, Massimo Brandimarte, magistrato, ex presidente del Tribunale di sorveglianza di Taranto, è il primo candidato sindaco del capoluogo ionico a rispondere alle domande della nostra intervista

1. Perché ha deciso di candidarsi?
Credo che il massimo rappresentante di una grande popolazione debba dimostrare di possedere doti di competenza, di onestà, di verità e di coraggio morale, documentate dal proprio vissuto, dalla propria personale tracciata sul territorio, coniugate ad umiltà, credibilità ed autorevolezza.
Forse, il dott. Stefano ha ravvisato nella mia modesta persona queste caratteristiche. Non so se ha fatto bene o ha sbagliato. I fatti lo dimostreranno. Non è stato l’unico a propormi la candidatura a sindaco, ma è stato l’unico che mi ha chiesto di farlo come per prendermi una croce addosso. Dopodiché, chi si prende una croce, si sa, non può condividerla con nessuno, ma se la deve caricare sulle spalle da solo, sino al suo Calvario. Perciò ho accettato la proposta di Stefano, mentre non ho accettato quella di altri. Gli uomini audaci ragionano così. A proposito di continuità: dove sono andati a finire gli uomini che salirono sul carro di Stefano vincitore? La domanda non è se c’è o no continuità. La domanda reale è: da che parte sta la coerenza di certi politici, che si sono riciclati altrove, per ambizione macbettiana del potere?
2. Qual è il punto chiave del suo programma elettorale?
Il lavoro. Ancorato ad una nuova forma di economia, autosufficiente, che si auto produce, basata su commercio, ristorazione, turismo, maricoltura. Immaginando una economia, come se la grande industria e l’Arsenale militare non ci fossero mai stati. Ma scommettendo anche sulla cultura, sulla scuola, per far conoscere ed affrontare i problemi giovanili legati all’insegnamento ed all’inserimento nel mondo del lavoro; sulla costituzione di un grande polo storico-archeologico per Taranto, che includa Castello, Museo Nazionale e Palazzo della Cultura; sulla creazione e diffusione di progetti musicali. Scommettendo sullo sport. Perché cultura e sport sono non soltanto momenti aggregazione e di crescita civica, ma anche generatori di reddito. Reddito produttivo, da lavoro, non assistenzialistico o parassitario.
3. Vendita Ilva: quale la sua opinione? Si potrà conciliare, secondo lei, occupazione, tutela ambientale e sviluppo industriale?
La fame è la prima causa di morte al mondo e la fame deriva da assenza di lavoro. Le imprese inquinanti che operano nel territorio devono ambientalizzarsi prima e poi devolvere una parte del profitto a favore delle opere sociali locali. Il governo nazionale può sfruttare la legge Del Barba, richiedendone l’adesione all’impresa subentrante ad ILVA, mediante sottoscrizione di apposita clausola Cosa si sta aspettando? Perché i commissari governativi non l’hanno proposto? L’attuale ipotesi governativa sul tappeto contiene un sinistro presagio: il licenziamento di 6.000 operai, a stretto giro. Ambientalizzazione, salvaguardia dell’occupazione e della salute, solidarietà. Obiettivi, allo stato e dallo Stato, rimasti negletti!
4. Emergenza sanitaria Taranto, riordino ospedaliero e Poc (Presidio Ospedaliero Centrale, del quale fanno parte il Santissima Annunziata, il Moscati e il San Marco di Grottaglie). Il sindaco è il responsabile della salute pubblica. Come pensa di intervenire?
In una città di 200.000 abitanti, fortemente inquinata, sino ad ipotizzarne, in sede di processo penale, il disastro ambientale, costituisce un comandamento biblico ripristinare i servizi sanitari di emergenza, come i pronto soccorso, al momento concentrati, in misura ridotta, soltanto sull’ospedale SS. Annunziata, dove confluiscono, ad intervalli di una manciata di secondi, tutte le “sirene” della provincia ed istituire da subito presidi specialistici di eccellenza per la diagnosi e terapia delle malattie tumorali. Il sindaco non ha specifica e diretta competenza in materia, ma può e deve sollecitare quei servizi a Stato e Regione.
5. Porto-aeroporto: nodi fondamentali per la diversificazione economica e produttiva di Taranto. Quali politiche suggerirà per il loro sviluppo?
Il porto deve ritornare ad essere commerciale. Dopo la fuga del colosso Evergreen, ha perso questa vocazione, che è la più redditizia, dal punto di vista occupazionale. Le navi passeggeri contribuiscono allo sviluppo portuale, ma non sostituiscono la prioritaria attitudine commerciale. Indispensabile una programmazione turistica ricettiva, capace di accogliere, convogliare, moltiplicare i flussi. La Regione deve confrontarsi con sindaco e cittadini e spiegare perché l’aeroporto tarantino non debba avere dignità di scalo passeggeri, pari ai restanti pugliesi. Saranno le compagnie aeree a fare il mercato, non la Regione. Taranto non deve essere esclusa a priori da questa opportunità, potendo essere, anzi, il centro di nuove rotte verso il mediterraneo.
6. Il patrimonio culturale è l’identità e la memoria di un popolo. Ed è proprio dalla cultura che Taranto potrebbe e dovrebbe ripartire. Come?
La cultura è la culla di ogni civiltà. Va valorizzata la scuola, primaria e secondaria, dove si formano le menti ed i cuori dei giovani. Bisogna puntare sull’istituzione anche a Taranto, come in altre 200 città italiane, del consiglio comunale dei giovani, come opportunità per far conoscere ed affrontare i problemi giovanili legati all’insegnamento ed all’inserimento nel mondo del lavoro. Scommettere sulla costituzione di un grande polo storico-archeologico per Taranto, che includa Castello, Museo Nazionale e Palazzo della Cultura; nell’organizzazione e presentazione di eventi. Cultura è anche diffusione di progetti musicali; è sport; è arte; è un porto che fibrilla, un aeroporto che decolla, per schiudere nuovi orizzonti. La città si rilancia in un solo modo. Svegliandola dal torpore in cui è piombata, dalla sudditanza della grande industria e del potere militare, facendole fuoriuscire l’anima e l’orgoglio sepolti, riscoprendo ed alimentando la grande tradizione del commercio, dell’artigianato, la vocazione al turismo, la maricoltura, il suo polo storico-archeologico-ambientale, la scuola, il conservatorio, l’università, il recupero delle aree demaniali dismesse o non più funzionali alla finalità militare, recuperando verde pubblico, parcheggi, sbocchi diretti in Mar Piccolo, rifacendo le facciate, stop a pluviali ed antenne selvagge, presenza a piedi di forze dell’ordine, sport, impianti sportivi, teatro, istituzionalizzazione degli eventi socio-culturali presso il borgo antico, per spostarvi masse di persone, attivare i servizi locali, eliminazione dei cordoli pericolosi, domeniche senza auto, a piedi ed in bici, forestizzazione degli spazi liberi utili, liberalizzazione dei dehors.
7. La Città vecchia di Taranto ha caratteristiche uniche al mondo, oltre a rappresentare le “radici del capoluogo ionico”. Dopo il concorso Open Taranto, toccherà al sindaco indicare gli interventi e richiedere i finanziamenti al Cipe. Che cosa prevede il suo programma?
Open-Taranto, bene! Ma i tempi sono troppo lunghi e non ci saremo più. La Città Vecchia si deve rilanciare subito o non la si rilancia più. Rifacimento facciate che non richiedono manutenzione straordinaria. Subito. Ricognizione del patrimonio comunale e cessione a prezzo simbolico al privato, con l’obbligo di provvedere alla ristrutturazione dell’immobile. Rimozione dell’asfalto su via Duomo e laterali e ripristino della antiche chianche. Stop a motorino selvaggio nelle vie pedonali. Presenza quotidiana di vigili urbani e forze dell’ordine, a piedi. Per Taranto vecchia, un evento culturale, musicale e sportivo al giorno, per spostarvi masse di gente dal borgo nuovo e dalla provincia e rilanciare il turismo. Senza presenze continue, l’economia muore. Favorire l’apertura di negozi di artigianato. Trasferire altrove i circoli ricreativi. Detassazione degli ipogei. Riapertura di tutte le chiese antiche. Rilascio ordinato di autorizzazioni per l’apertura di gazebo stagionali lungo la marina. In città vecchia si andrà a piedi o in bicicletta. Come inizio, non c’è male! Il resto, verrà da sé.
8. Taranto è(e) il mare. Un settore che per secoli ha garantito la sopravvivenza delle famiglie tarantine. C’è, secondo lei, un modo per rilanciare la “risorsa mare”, rendendola competitiva?
C’è un solo mare da far rivivere e far tornare al suo antico splendore: il Mar Piccolo. Ma va restituito alla città. Tradotto: vanno creati gli accessi al Mar Piccolo da tutte le aree del demanio militare che sinora le hanno intercluse e precluse agli abitanti. Farle rivivere a fini di turismo, sport velico, attività di svago e culturali ecologiche. In Mar Grande, si possono già programmare regate veliche internazionali.
9. Sulle periferie Taranto accederà al secondo blocco di finanziamenti pubblici, lei da dove ricomincerà?
Servizi pubblici di trasporto potenziati, di più ridotte dimensioni, ecologici; realizzazione di teatri, impianti sportivi, cinema, centri di aggregazione sociale per anziani. Forestizzazione di tutte le aree disponibili. Fogne ed acqua potabile dove ancora mancano. Riqualificazione dei mercati. Spazi all’aperto per incontri, spettacoli teatrali, musicali, giochi per bambini. Aree attrezzate per animali domestici.
10. Farebbe un’alleanza in caso di ballottaggio?
Si vedrà.
11. Da sindaco quale sarà il suo primo provvedimento nei primi 100 giorni?
In letteratura, non esistono primi 100 giorni da nessuna parte. Esistono sono gli ultimi, quelli di Napoleone, e furono pure sfigati. Ogni giorno è il momento giusto per fare tutto quello che si deve e che si può fare.
CURIOSITÁ
1. Quale il libro che ha segnato il suo percorso?
I Vangeli
2. Film preferito?
The Wall
3. La sua canzone?
First of the may
4. Come trascorre il suo tempo libero?
Quando ce l’avrò, lo dirò.
5. Viaggi: il luogo che ha visitato e le è rimasto nel cuore?
Amsterdam