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Intervista a Nicola Convertino, nuovo presidente di Confindustria Massafra. "Sui crediti vantati dalle imprese tarantine dell'indotto Ilva, e mai riscossi, sono avvenute cose gravi e per certi versi oscure (...) In Tribunale, a Milano, rivendicavamo semplicemente i nostri diritti e invece siamo stati trattati alla stregua di delinquenti qualunque..."

Dobbiamo ripartire dalla scuola e dai suoi protagonisti: gli studenti. Sono loro il futuro della nostra nazione. La vera ricchezza di un territorio, il lievito madre attraverso cui costruire, far crescere un’idea moderna d’impresa…”. Nicola Convertino, a capo dell’azienda Elsac Engineering, è stato eletto nei giorni scorsi presidente della sezione massafrese di Confindustria. Succede ad Antonio Lenoci. Del suo predecessore apprezza lo spirito combattivo e la visione prospettica: “E’ stato lui ad aver fondato l’associazione degli industriali nella nostra realtà comunale. Mio compito sarà cercare di dare continuità ai suoi propositi, a partire da una fattiva interlocuzione con l’Amministrazione e le istituzioni cittadine”.
Qual è il comparto produttivo di riferimento nel quale opera con la sua struttura aziendale?
Siamo una realtà impegnata nel settore metalmeccanico ed elettrostrumentale. Crediamo molto nel rapporto virtuoso tra economia e territorio di riferimento. La ricchezza conseguita, poco o molta che sia, va in parte reinvestita per fare crescere il potenziale di ‘capitale sociale’ alle nostre latitudini. Mi piace la frase che un politico italiano di tanti anni fa pronunciò: ‘Voglio una società più ricca purché sia diversamente ricca…’”.
Complimenti. Il politico in questione era Riccardo Lombardi: il padre delle riforme di struttura nel nostro Paese. Un gigante rispetto ai tanti nani e alle tante ballerine che occupano la scena politica ai nostri giorni.
“Senza riforme, senza il coraggio di percorrere strade nuove, il sistema Italia difficilmente risalirà la china. Serve della linfa aggiuntiva e una classe dirigente attrezzata per le sfide che ci suggerisce il futuro. Basta con le casematte del pensiero unico…”.
Fa riferimento a qualcosa– o qualcuno – di specifico?
Faccio riferimento alla capacità critica che bisogna avere e saper mostrare sempre: qualsiasi sia il contesto al quale si appartiene e il ruolo che si ricopre. Come sistema dell’impresa, questa vocazione non sempre è stata ricercata”.
I crediti vantati dalle imprese dell’indotto Ilva nei confronti dello Stato, la gestione stessa di una delle pagini più tristi e oscure della contemporaneità economica e produttiva locale, ha mostrato tutt’altro che capacità critica ed autorevolezza. A partire proprio dai dirigenti di Confindustria.
“Tocca una nota dolente, qualcosa che si riverbera non soltanto sul mantenimento in vita di molte aziende del nostro territorio ma sulla stessa dignità delle persone. Siamo stati traditi dalla politica: il criterio della prededuzione si è rivelato un artificio giurisprudenziale falso e pretenzioso”.
Si spieghi meglio?
Come imprese dell’indotto Ilva abbiamo maturato crediti pari a circa 150 milioni di euro nei confronti dei gestori pubblici del siderurgico. Questo per quel che attiene il passato recente. Venendo ai nostri giorni, inoltre, vanno calcolati ulteriori 30 milioni per lavori e forniture ordinate dai commissari. Somme, anche in questo caso, mai riscosse. Si è voluta riconoscere la prededuzione, un meccanismo attraverso cui i creditori possono rivalersi sui beni del debitore, soltanto per la categoria degli autotrasportatori. Tutti gli altri, invece,  sono stati trattati al pari di creditori chirografi, di secondo e terzo livello”.
Adire il Tribunale di Milano perché vi fosse un effettivo riconoscimento dei vostri diritti, non è servito a niente quindi?
Innanzitutto andrebbe chiarito un equivoco assai singolare: perché quella che si è rivelata poi nient’altro che un’udienza-farsa si è tenuta nel capoluogo lombardo e non a Taranto? Perché il professor Maffei, perito di parte pubblica, ha in quella sede fissato criteri improponibili affinché le imprese joniche potessero concretamente accedere al requisito della prededuzione? Perché, infine, ad aspettarci in Tribunale c’era un numero considerevole di carabinieri e forze dell’ordine: neanche fossimo dei delinquenti qualunque invece che lavoratori e onesti padri di famiglia?”
Soffermiamoci un attimo sui criteri addotti dal professor Maffei.
Maffei ha sostenuto in quella sede che soltanto le imprese cosiddette ‘funzionali’ potessero usufruire della prededuzione per recuperare i crediti maturati. Funzionali sono quelle aziende che garantiscono la sicurezza in Ilva e sono impegnate nei lavori Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr). Praticamente nessuna. Comprende l’inganno nel quale lo Stato ci ha trascinato, con la complicità della politica locale? Qualcuno volle addirittura suggerirci di lasciar perdere le vie legali e tentare la strada della transazione. Una pazzia ulteriore, che ci ha offesi ulteriormente”.
Chi è questo qualcuno?
Lasciamo perdere…”
Provo ad indovinare: i suoi stessi rappresentanti in seno all’associazione degli industriali?
Mettiamola cosi: la Confindustria italiana è stata completamente assente ai tavoli nei quali bisognava perorare le cause delle imprese tarantine dell’indotto Ilva”.

E la Confindustria jonica, invece?
Diciamo che ha attraversato momenti, per così dire, di prolungato addormentamento…”.
Sbaglio o il Governo Renzi predispose un “Fondo di Garanzia”  perché le imprese in difficoltà potessero ristrutturale il proprio debito?
Il Fondo di garanzia? Si tratta di una bufala, di una farsa propagandata a buon mercato. Per poter accedere allo stesso, le aziende avrebbero dovuto fatturare il 50% dei loro introiti con l’Ilva: il che avrebbe significato, per le ragioni richiamate prima, il fallimento di quelle stesse realtà produttive. E, poi, l’assenso per poter presentare domanda doveva ricevere, in linea preliminare, l’ok dei commissari. Creda a me, meglio stendere un velo pietoso. Non voglio fare sangue marcio ulteriore…”.
I compensi dei Commissari Ilva, invece, non si toccano?
Con le parcelle conseguite in un anno solare dai commissari Ilva, si potrebbe finanziare la metà dei nostri crediti..”.
Come giudica il passaggio dell’industria siderurgica dalla mano pubblica ai privati di Arcelor Mittal?
In linea di principio, il giudizio non può che essere positivo. Aspettiamo prima, però, di vedere il nuovo managment all’opera. Non mi piace affatto la clausola rescissoria, in capo ai franco-indiani, di stracciare i contratti in essere con le aziende tarantine che attualmente continuano a lavorare in Ilva. Credo sia  importante rivedere questo aspetto, assai importante, nel prossimo futuro”.
Come presidente di Confindustria Massafra, quale risultato le piacerebbe conseguire più di ogni altro?
“A Massafra esistono le aziende più sane della nostra provincia. Tutto questo rappresenta un motivo di vanto e, al tempo stesso, un pungolo a fare sempre meglio, a non tradire le tante aspettative nutrite nei nostri confronti. Restando alla sua domanda: mi piacerebbe intessere un proficuo rapporto con le scuole del territorio. Aprire le porte delle nostre aziende ai ragazzi, far comprendere loro di che pasta sono fatti gli uomini che le guidano…”.