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Mer, Ott

Quando i giudici più giovani non restano a Taranto

Quando i giudici più giovani non restano a Taranto

Interviste

 

Intervista al presidente del Tribunale di Taranto, dott. Franco Lucafò, per capire a quale andatura procede la “macchina giustizia” nel capoluogo ionico. Purtroppo i problemi non mancano, a partire dalla carenza di magistrati e di personale amministrativo, costretti tra l'altro ad operare in una sede sulla cui funzionalità ci sarebbe da eccepire più di qualcosa

Non gode di “buona salute” forse sin da quando è stato concepito e come se non bastasse non è aiutato nemmeno da una sorte propizia visto che basta un niente per mettere a nudo carenze ormai ataviche. Eppure, nonostante questo, il Palazzo di Giustizia di via Marche resta il punto di riferimento per le migliaia di operatori e di utenti che ogni giorno varcano la sua soglia. Sì, resta un punto di riferimento, ma anche se... dai rubinetti dei bagni non sgorga l'acqua? Anche se l'impianto di riscaldamento funziona in una stanza sì e nell'altra no? Anche se l'impianto elettrico va in tilt e può capitare che vi sia un principio di incendio? Be', la risposta ce l'hanno già data episodi più o meno recenti, ma a questo punto è un'altra la domanda da porsi: è mai possibile che nel capoluogo ionico ci si debba rassegnare alle emergenze? E' mai possibile che chi può intervenire o la fa in ritardo o non ritiene di agire? Lo abbiamo chiesto al dott. Franco Lucafò, il presidente del Tribunale di Taranto, l'unica persona che può spiegare come stanno le cose a Palazzo di Giustizia. E non solo dal punto di vista strutturale.

Dott. Lucafò, la domanda potrà sembrarle banale, ma quanto è difficile essere presidente del Tribunale in una piazza come quella tarantina?

Oramai, in generale, è difficile fare il presidente del Tribunale in tutte le sedi. Credo che non ci siano “isole felici” se non al Nord, come Trento, Bolzano, dove il contenzioso è veramente basso. E' difficile come funzione perché nel frattempo sono intervenute delle riforme che hanno caricato in particolare i capi degli uffici, ma in particolare i presidenti dei Tribunali, di una serie di incombenze prevalentemente amministrative.

Del tipo?

Gliene dico due a livello di categorie. Una è quella a seguito della quale il presidente del Tribunale è diventato dallo scorso anno anche il capo degli uffici dei Giudici di Pace. Uffici allocati in un'altra sede e che, va detto, hanno grosse sofferenze. Uffici che comportano discorsi organizzativi del personale amministrativo e giudiziario tutt'altro che semplici. Poi, un altro aggravio di responsabilità è quello rappresentato dal passaggio dai Comuni al Ministero della Giustizia delle competenze che attengono alla manutenzione e alla gestione degli immobili che ospitano le aule e gli uffici giudiziari.

E a Taranto, come tutti sappiamo, c'è tantissimo lavoro da fare...

La situazione che ho trovato a Taranto, ma non voglio parlare delle cause perché il mio compito è quello di agire, si è incancrenita da tempo. Del resto, si sa che la struttura di via Marche è afflitta da problemi di ogni genere: dagli impianti di riscaldamento per finire agli impianti elettrici. Per non parlare della presenza di amianto. Lei lo sa che qui ci sono pavimenti di amianto “affogati”, che naturalmente bisogna verificare continuamente. Inoltre, a queste si è aggiunta la riforma di alcuni anni fa che ha comportato l'eliminazione delle sezioni del Tribunale distaccate con il conseguente accentramento a Taranto. Come si può vedere non siamo sicuramente nelle condizioni ideali per poter lavorare.

Già, svolgere il proprio compito in condizioni ideali è basilare. Così come lo è poter contare su un edificio affidabile e funzionale. Ecco... ma, a proposito, i problemi di alcune settimane fa sono stati risolti? Mi hanno informato che, ad esempio, la pompa dell'acqua è di nuovo a regime.

Sì, adesso quei problemi sono stati risolti anche perché l'autoclave l'avevamo già acquistata. Ma per parlare di questo bisogna prima chiarire come funzionano le cose.

Da quanto dice, immagino che la procedura per ottenere servizi di manutenzione non sia delle più snelle...

Glielo spiego e poi valuti lei. Attualmente, l'ufficio prima di ottenere un intervento manutentivo, che sia ordinario o straordinario, deve rivolgersi per l'autorizzazione al Ministero della Giustizia. Questo passaggio non lo fa e non lo deve fare direttamente, ma deve passare attraverso un vaglio di meritevolezza dell'intervento che avviene presso un organo, che è la conferenza permanente dei capi degli uffici. A Taranto avviene presso la sede della Corte d'Appello distaccata. Lì, periodicamente, in media ogni 15 giorni, si riuniscono tutti i capi degli uffici, ognuno portando al vaglio le esigenze soprattutto di manutenzione. Quindi, passata al vaglio la questione, allora e solo allora, viene investito il Ministero della Giustizia il quale con i suoi tempi autorizza in qualche maniera e finanzia l'intervento, ma ne delega l'esecuzione a seconda dei casi al presidente della Corte d'Appello (quindi, nel nostro caso, parliamo di Lecce), se si tratta di sicurezza vera e propria per le persone e quant'altro al procuratore generale. Mentre per gli interventi di manutenzione, e qui parliamo di quelli che devono riguardare questo Palazzo, vale a dire del rifacimento totale degli impianti elettrici e di riscaldamento (che è a gasolio  e che deve essere trasformato a gas), esistono dei piani triennali e questo fa capire perché quando si chiedono interventi questi non vengono ottenuti subito. Con questo voglio rimarcare che gli interventi di cui si sta parlando sono stati già chiesti dal 2015, però poi abbiamo scoperto che nell'elenco di ammissione, di selezione dell'Agenzia delle Entrate per quanto riguarda le opere da eseguire a livello nazionale noi, come Taranto, non siamo inseriti nemmeno nel 2018.

Mi faccia capire: si deve attendere anche a fronte di un'emergenza conclamata? 

Purtroppo sì. E a tal proposito le dico che nei giorni scorsi c'è stata una riunione fra i tecnici del Comune di Taranto e il Provveditorato alle opere pubbliche, che è l'altro organo a cui sono demandate queste attività di rifacimento, ristrutturazione straordinarie.

E bisogna sempre aspettare...

Non c'è altra strada. Ricapitolando: l'agenzia del Territorio decide la tempistica degli interventi, li finanzia, di seguito interviene il provveditorato che poi fa i progetti, gli appalti... Al momento, per fare un esempio, l'unico intervento ottenuto con questa trafila è stato il rifacimento della bitumazione dei solai, vale a dire quanto era proprio strettamente necessario (ricordo che in alcune aule nei giorni di pioggia c'erano abbondanti infiltrazioni). E stiamo parlando di un intervento richiesto due anni prima.

Quindi anche questo ritardo non dipende dalla dirigenza...

Assolutamente no. Quello che c'era da fare è stato fatto. Anche i sindacati ne hanno preso atto.

Per concludere, possiamo dire che quelle carenze che alcune settimane fa hanno creato notevoli disagi a personale e utenza sono state sanate?

La carenza relativa all'acqua è stata eliminata. Per quanto riguarda il resto, c'è da affrontare il problema degli impianti elettrici. Devo sostanzialmente spingere il provveditorato, per accorciare i tempi, ad acquisire i progetti esecutivi già in possesso del Comune di Taranto, che non ha potuto finanziare a seguito del passaggio della competenza. Il tentativo è convincerli a prendere questi progetti esecutivi ben fatti e passare alla fase degli appalti immediatamente, altrimenti trascorrerebbero mesi e mesi.

Parliamo del personale amministrativo e di quello giudiziario: sono queste le altre note dolenti.

Eh... sì, anche in questo campo le carenze non mancano. E dirò di più. Dal punto di vista dei giudici, da qualche anno c'è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede.

Non mi dica che quella voce secondo cui molti magistrati non inseriscono Taranto come destinazione di preferenza è vera?

Purtroppo è vera. Ormai l'ufficio di Taranto sta diventando di “transito”. La situazione si è aggravata a seguito della legge con cui l'anno scorso la legittimazione a fare domanda di trasferimento è stata aumentata da tre  a quattro anni. Quindi, giusto per fare un esempio, è chiaro che un collega che sta al Tribunale di Crotone, che magari è pugliese, mettiamo che sia di Bari, ci pensa due volte prima di fare un primo passaggio al Tribunale di Taranto e poi maturare il periodo previsto dalla norma per il trasferimento. Bisogna anche dire che qui abbiamo giudici baresi che si sono trovati bene e restano a Taranto, però vedo che i più giovani vanno via non appena si materializzano le condizioni.

Ma a Taranto quanti magistrati servirebbero per andare a regime, per poter andare avanti in maniera soddisfacente?

Servirebbero almeno altri cinque magistrati, fra sezioni penali dibattimentali e civili. La situazione però si sta aggravando perché è un momento molto delicato in quanto oltre a mancare in assoluto queste coperture c'è anche il fatto che un giudice non può ricoprire le stesse funzioni per più di dieci anni. E adesso che ho dovuto stilare il progetto tabellare (che è triennale) del 2017-2019 i problemi maggiori sono stati questi. Ma non basta. Anche il personale è poco. Nonostante siano arrivati 5 vincitori dell'ultimo concorso per assistenti giudiziari, siamo sempre sotto organico di una quindicina di persone.

Si tratta di una situazione generalizzata? Oppure anche nelle altre città pugliesi se la passano male come nel capoluogo ionico?

Guardi, posso dire senza timore di smentita che altri uffici del Distretto sono in sovrannumero. Sinceramente venire qui e vedere che questo ufficio sia stato quasi  considerato una lontana provincia dell'impero da cui si può solo attingere... mi fa male perché le professionalità ci sono e sono eccezionali. Però devono essere messe nelle condizioni ideali per poter lavorare. Ma anche in mancanza di queste il personale fa di tutto per mandare avanti l'ufficio.

Insomma, ciò che si intuisce è che in questa situazione non si potrà durare a lungo...

Sì, ed è un peccato perché Taranto è una città con un bacino di utenza notevole, peraltro con questioni giuridiche che impegnano, che di conseguenza dà adito ad una serie diversa di problemi.

Vogliamo parlarne?

Ad esempio, il capo dell'ufficio deve stilare ogni anno il programma di gestione, in particolare per il settore civile. Si tratta di un altro impegno che è stato fissato da una legge del 2011 nell'ottica di una visione aziendalistica degli uffici giudiziari che per certi versi si può seguire, ma per altri no. Da anni si dice che il se il settore civile non produce comporta delle conseguenze….  A parte il fatto che è tutto da vedere. Ma faccio un esempio. Se un'azienda ha un credito e non riesce ad ottenerlo e ci si lamenta dei tempi della giustizia bisogna ricordare che c'è sempre lo strumento del decreto ingiuntivo che viene espletato in pochi giorni, quindi il mezzo a disposizione delle aziende per ottenere un titolo da mettere in esecuzione per riscuotere un credito esiste. Ma al di là di questo, il programma di gestione deve essere redatto ogni anno sulla base di statistiche, per la verità ballerine, che ci vengono fornite dal centro e che non sempre coincidono con le nostre. In ogni caso, posso dire che da anni le pendenze sono sempre in discesa, la durata media dei processi ormai è sotto i tre anni “famosi”.

Allora, sulla base di quello che sta sostenendo, nonostante tutti i problemi, si può definire il Tribunale di Taranto... “virtuoso”?

Assolutamente sì. Però, attenzione. Il programma di gestione di cui le dicevo devo prepararlo con cautela, anche perché non posso prevedere cosa accadrà, non posso “promettere” che abbatteremo di una certa percentuale l'arretrato, questo non posso farlo. Devo essere cauto proprio sulla scorta dei problemi legati al personale, amministrativo e giudiziario. Il trend positivo che si ha da diversi anni sul piano del settore civile potrebbe subire una battuta d'arresto viste le carenze di organico di cui soffriamo. Se poi prendiamo in esame il settore penale, devo dire che è quello che lamenta più sofferenze. Per trovare una soluzione ho cercato di effettuare un riequilibrio fra le due sezioni dibattimentali, che dovrebbe consentire nel lungo periodo di pareggiare i flussi di lavoro.

Presidente, mi scusi, ma mi verrebbe da dire che se le cose stanno in questo modo il Tribunale di Taranto è molto meno di una “lontana provincia dell'impero”.

Questo Tribunale non ha mai avuto un “occhio di riguardo” nonostante il maxi-processo Ilva (che sappiamo tutti quale impegno richiede). I giudici sono pochi e per ora non c'è speranza che aumentino. Anzi, se si vede la pianta organica si può notare che è stato eliminato un posto di presidente di Sezione da un momento all'altro, all'improvviso. E questo io non riesco veramente a capirlo. Nella mia carriera, ormai quarantennale, ho ricoperto tutte le funzioni che un magistrato può rivestire perché l'ho sempre ritenuto un arricchimento: dal pretore penale a quello civile; dal giudice civile a quello penale, al giudice di Corte d'Assise, ho celebrato numerosissimi maxi-processi, sono stato giudice alla Sezione Lavoro, ho presieduto la Prima Sezione fallimentare del Tribunale di Bari e infine sono presidente qui a Taranto. Quindi, bene o male, conosco un po' tutti i settori e quali sono i problemi che li affliggono.

Già, i problemi sono di varia natura, anche per la città il cui tessuto sociale è quello che è. A proposito di questo, volevo chiederle: è vero che la schiera di cittadini che fa ricorso al gratuito patrocinio sta aumentando sempre di più proprio perché la disponibilità economica non è sufficiente per affrontare le spese legali?

Confermo. E' proprio così. Negli ultimi tre anni ho assistito ad una moltiplicazione del ricorso a questo mezzo. Anche se...

Anche se....

In realtà, a livello di controlli, in prima battuta, il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati fa quello che può, almeno per il settore Civile. Successivamente, i colleghi dispongono, per quanto possibile, accertamenti che purtroppo, non dico spesso, ma diverse volte, svelano l'inesistenza di quei requisiti che possono consentire l'accesso al gratuito patrocinio. Secondo me, la legge che regola questo strumento è fatta male. Non siamo in Svezia. Con l'autodichiarazione non si va avanti e con gli accertamenti successivi finché si ha risposta dall'Agenzia delle Entrate (che è gravata di lavoro)... è chiaro che più di qualcuno ne approfitta.

Ad ogni modo, state riuscendo ad individuare chi produce dichiarazioni infedeli...

 Sì, in particolare lo stiamo riscontrando in tema di separazioni. E in questo caso sto mettendo a punto un provvedimento con cui chiedo, già nella prima udienza di comparizione, non solo di depositare l'autorizzazione del Consiglio dell'Ordine a poter accedere al gratuito patrocinio che si basa sull'autodichiarazione, ma anche un certificato dell'Ufficio delle Entrate che conferma la situazione reddituale. Del resto, quando c'è una causa il tempo per andare a verificare il giudice ce l'ha. Ma in un procedimento per separazione, che si chiude in quindici giorni con l'omologa, non c'è il tempo per accertare la veridicità dell'autodichiarazione, quindi ho pensato a questo provvedimento.

Pensa che sarà accettato?

So che è una decisione... “impopolare”, ma la ritengo necessaria.