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Melograno Made in Italy

Saperi & Sapori
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Dalla Puglia arriva la filiera giovane ed innovativa
Intervista a Giacomo Linoci

Antichi miti, leggende e significati simbolici ruotano intorno al frutto della melagrana. Un frutto già noto nell’antica Grecia, dove si narrava che il primo albero di melograno fosse nato dalle stille di sangue di Dionisio, dio del vino e figlio di Zeus. Simbolo di prosperità e fertilità, già Ippocrate si accorse delle sue proprietà curative, prescrivendola come antinfiammatorio, antiemetico, antidiarroico e antibatterico.
Dopo secoli, le sue proprietà benefiche, sono state riscoperte. La melagrana, è frutto che non solo è gradevole al palato e previene numerose patologie, ma rappresenta oggi anche un settore commerciale di rilievo.
Una giovane azienda locale, la “Linoci melograno Made in Italy”, è divenuta fiore all’occhiello del nostro territorio, proprio grazie ad un innovativo modo di guardare all’agricoltura e al commercio.
Ne abbiamo parlato con il responsabile della ditta individuale Giacomo Linoci, che ci ha raccontato come l’azienda stia lanciando i suoi prodotti a livello nazionale e, a breve, toccherà i mercati internazionali.
«La nostra – ha detto Linoci – è una ditta nata nel 2014 e fondata con l’obiettivo di offrire un nuovo servizio al tessuto territoriale agricolo del meridione d’Italia: quello di realizzare un impianto con un concetto di agricoltura diverso, ossia predisponendo sia il terreno che la struttura dell’impianto con delle tecniche innovative».
Di cosa si occupa nello specifico la vostra azienda?
«Abbiamo cominciato con la messa a dimora in campo delle piantine, con l’auspicio, da lì a qualche anno, di ricavarne dei frutti. Gli impianti, oltre che sui terreni della nostra azienda, sono stati istallati su i terreni di altri agricoltori. Abbiamo creato una rete di produttori (che rimangono indipendenti) e di produzioni, confluiti commercialmente in una filiera, che oggi fa capo al marchio “Linoci melograno Made in Italy”. La nostra azienda si occupa, quindi, di seguire la produzione, sia da un punto di vista tecnico di coltivazione e delle pratiche che consentono al produttore di ottenere il massimo dal proprio impianto e dal proprio investimento, sia dal lato della commercializzazione del prodotto. Inoltre, selezioniamo anche le piantine, poiché abbiamo stipulato degli accordi commerciali con dei vivai. Dopo aver scelto ed individuato le giuste varietà da coltivare e da far coltivare ai nostri produttori, ci facciamo realizzare queste piantine che all’occorrenza vengono messe a dimora. Essendo in agricoltura la pianta il pilastro fondamentale della buona riuscita di un impianto, selezionarne una buona e sana, è il primo passo corretto da fare per avere la certezza del raccolto. Questo ci permette anche di avere una produzione il più omogeneo possibile fra i diversi impianti sparsi fra Puglia, Basilicata e Calabria».
Si può dire che siete riusciti a fare col melograno ciò che a Grottaglie non è mai stato possibile fare con il mercato dell’uva da tavola…
«Questo perché alla base di ogni accordo che può essere commerciale o lavorativo ci sono delle persone. La cosa più difficile per poter arrivare ad un gioco di squadra è scegliersi bene i partner con i quali collaborare. Noi abbiano la stessa idea imprenditoriale, gli stessi obiettivi, le giuste presunzioni senza mai pretendere troppo altrimenti si rischia di non vendere. Così, siamo riusciti ad organizzare questa filiera, che ha come core business quello della commercializzazione all’ingrosso delle melagrane. Ad oggi forniamo la grande distribuzione italiana fra le più importanti catene quali Coop, Conad e Penny market. Ma stiamo cercando di intercettare anche tutti quei mercati secondari quali la vendita on line, la distribuzione nei bar, i mercatini agricoli, la vendita al dettaglio con spaccio aziendale».
Di cosa ha bisogno il settore del melograno in Italia?
«Della promozione. Cioè far conoscere il prodotto, spiegare perché fa bene consumarlo, insegnare come va consumato, come va sgranato o va spremuto. Queste informazione stanno permettendo al mercato di espandersi. E più si conosce il prodotto, più è possibile diversificarne la commercializzazione. Parallelamente al core business aziendale, infatti, grazie ad una buona disponibilità di prodotto, abbiamo pensato alla trasformazione dello stesso. Quindi a partire dal frutto, abbiamo ottenuto dei succhi già pronti in bottiglia, delle confetture, delle glasse gastronomiche e tanti altri prodotti alimentari, tra cui alcuni di nicchia».
Quali varietà di melagrane producete?
«Siamo specializzati in varietà rosse. L’Acco (varietà precoce) e la Wonderfull, sono le due varietà preferite nel nord Italia e in Europa. Tranne in Spagna, dove, come nel sud Italia, si predilige un gusto meno acidulo e più dolce. Per questo produciamo anche la varietà Mollar Roy, molto simile al nostro Dente di Cavallo, ma con un seme più morbido. Stiamo testando anche una nuova varietà per l’Italia, il melograno nero. Sempre rosso al suo interno, ma con la buccia nera. Un colore che colpisce alcune nicchie di mercato».
Le diverse varietà hanno anche differenti caratteristiche nutrizionali?
«Differenze sostanziali non ce ne sono quando parliamo di varietà rosse. Il colore di un frutto la dice lunga sul suo contenuto chimico. Il rosso nella melagrana è dato da una presenza superiore di “antociani” che sono dei polifenoli, come quelli che si trovano anche nei vini rossi, che più sono carichi di colore, più ne contengono. Mentre nel vino c’è una molecola target che ha il nome di “resveratrolo”, molecola principe molto importante, nella melagrana c’è una molecole ancora più potente che si chiama “acido ellagico” ed è una molecola presente anche nell’olio extravergine di oliva, ma molto più concentrato nella melagrana. Questa sembrerebbe essere l’unico vero antiossidante capace di riuscire a far regredire alcuni tumori ed ha un potentissimo effetto sulla prevenzione. In alcuni casi di infiammazioni della prostata, il consumo di melagrana la fa regredire. Ma i benefici della melagrana sono tantissimi. Di conseguenza la varietà Wonderfull è quella più ricca di questa molecola, essendo la più rossa».
Progetti futuri?
«Avremmo dovuto cominciare a commercializzare anche all’estero il nostro prodotto, già da quest’anno, ma i volumi non ce lo hanno permesso. Perciò, dal prossimo raccolto di fine anno, dovremmo cominciare con l’esportazione. Quest’anno abbiamo prodotto 2000 quintali di melagrane. L’obiettivo che ci siamo prefissati entro i prossimi tre anni è quello di mettere a frutto 50 ettari di impianti, con una produzione di 30.000 quintali di prodotto».
È possibile trovare il vostro prodotto nei supermercati locali?
«Purtroppo, le catene commerciali locali non sono interessati alla vendita delle nostre melagrane. Quindi, quelle che trovate nei supermercati locali non sono di nostra produzione, ma solitamente sono di produzioni estere».

Anna Rita Palmisani