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Mar, Set

DIODATO FA RUMORE

cr ph Tgcom24

Spettacoli

L’artista tarantino ha trionfato alla 70 esima edizione del Festival di Sanremo. Il suo stile garbato, la sua forza interpretativa e il messaggio volto a curare il giardino delle proprie relazioni è un messaggio rivolto alla sua terra, a ciascuno di noi

A vincere la 70 esima edizione del Festival di Sanremo è Diodato con il brano "Fai rumore". Primo in classifica provvisoria (secondo Francesco Gabbani, terzi i Pinguini Tattici Nucleari) ha trionfato con un pezzo convincente e uno stile che ci piace. Ci piace Diodato, perché tarantino, (anche se d'adozione) vero, e tanto, ma non solo per questo. Garbato, nessun eccesso, sguardo sempre umile e forza interiore restituita da interpretazioni curate, puntuali, ricamate in modo certosino. Una metafora perfetta per questa terra dilaniata a cui lui stesso è legato imprescindibilmente (tra i tre direttori artistici del concerto del Primo Maggio ndr). Il suo brano invoca la necessità di abbattere muri, accorciare le distanze e trovare codici nuovi per comunicare. Quei silenzi colpevoli, innaturali come li definisce, un’afasia che è mancanza di dialogo, di comprensione ma anche incapacità di restituirsi umani. Quei vuoti che sanno di assenza in presenza, di intellegibilità del non detto, forieri di violenza, assordanti malgrado muti.

Il suo resoconto è esigenza del nostro tempo, un testo contemporaneo, sincero, obbligato. Invoca un deficit delle relazioni, ma anche una lacuna collettiva che impedisce il felice e naturale fluire del bene, tra due persone in primis, ma anche nelle comunità, maldestre e assiderate dal proprio egocentrismo, da un'anaffettività reattiva, impudente. Tipica delle società, ma ancor più tipicizzata qui, nel meta contesto di una città narcotizzata dal suo stesso male. Contaminata, inquinata dai veleni, che sono anche le tossine dell’anima: rancorosa e protagonista, ancora involuta, embrionale, il cui sviluppo è addivenire. Riposta tutta in una speranza futura, nella resilienza dei suoi protagonisti e nella volontà di emanciparsi dal male, il proprio inoculato, e quello altrui subito. 

Diodato passa il testimone con un monito: il tacere è complice, ma anche sappiate comunicare all’altezza dei vostri interlocutori e nel rispetto della vostra unicità. Tutto ciò non sia un muro, una palizzata a difesa di prerogative e posizioni personalistiche, ma condivisioni e insegnamenti, ora da impartire ora da accogliere. Abbiamo tifato per lui sì perché tarantino, sì perché lo meritava.