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Mer, Lug

Ilva, Tamburi Combattenti: “Dobbiamo morire e stare zitti”

Tamburi Combattenti: “Dobbiamo morire e stare zitti”

Ambiente

Questo il messaggio veicolato dal gruppo di attivisti all’indomani della decisione del Tribunale del riesame, attraverso le polveri di minerale visibili su un balcone della città

“Secondo la magistratura, secondo lo Stato, i cittadini, i morti a causa dell'inquinamento e sul lavoro, le famiglie e i bambini, possono continuare a essere ammazzati a norma di legge. "Il pericolo è scampato". Dobbiamo morire e stare zitti. Dobbiamo morire e ringraziare che il lavoro sia salvo. Dobbiamo morire soli e senza possibilità di essere tutelati e rappresentati da nessuno, NESSUNO”. Inizia così un posto pubblicato sulla pagina Facebook di Tamburi Combattenti all’indomani della sentenza del Tribunale del riesame di Taranto che ha stoppato l’iter di spegnimento dell’Altoforno 2 sequestrato dopo la tragica morte dell’operaio Alessandro Morricella. Nella foto si scorge chiaramente la parola morte scritta con le polveri dei minerali su uno dei balconi del quartiere.

“Il nostro non è uno Stato civile e democratico, non sentiamo più di appartenere a questo Paese che disconosciamo, così come a noi non vengono riconosciuti i diritti fondamentali. – spiegano nel post -Rinneghiamo chiunque ci rappresenti a qualsiasi livello politico, disinteressato alle nostre vite, al territorio e al futuro. Disprezziamo chi persegue solo interessi personali, politici e economici. Malediciamo chi può fare e non ha fatto. Condanniamo chi ha condannato noi a morte e ci stringiamo alla famiglia Morricella e a tutte le famiglie che hanno perso i loro cari a causa di quella fabbrica”