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Mar, Set

Parco "Mar Piccolo", c'è l'ok della Regione

Parco "Mar Piccolo", c'è l'ok della Regione

Ambiente

Convocata per domattina la Conferenza dei Servizi che dovrà sancire la valorizzazione di una delle più belle - e suggestive - aree del Paese. La rinascita del capoluogo jonico, il suo riscatto storico e culturale prendono sempre più forma. Evviva la biodiversità che spegne gli appetiti di speculatori edilizi e tifosi incalliti del cemento. Giorgio Bocca teneva da giovane le gare di canottaggio in quello stesso specchio di acqua. Lo racconta ne Il Provinciale: il suo libro-capolavoro

Taranto avrà il suo Parco regionale. Verrà istituito lì dove bellezza e storia sembrano essersi dati appuntamento molto tempo fa: nell’incantevole scenario del Mar Piccolo – e delle sue aree prospicenti. Proprio come due innamorati desiderosi di conquistare l’orizzonte della notorietà senza smarrire la suggestiva propensione all’intimità. La data da segnare sul calendario è quella di domani. Un passaggio-chiave, la linea del discrimine tra due modelli antitetici che sembrano volersi passare idealmente il testimone. Tra passato e presente, tra conservazione e modernità, tra sviluppo e progresso. Al quinto piano della nuova sede della Regione, nel dipartimento per le Politiche ambientali, si terra la “Conferenza dei Servizi” con tutti gli enti e gli attori (economici e sociali) individuati dalla legge regionale 49 del 2019. Un Parco partecipato, quindi. Aperto al contributo di tutti. Inclusivo. Al pari di una certa edilizia popolare che fece parlare della Francia post-gollista in tutto il mondo. Sorgerà su un’area di 6628 ettari. I comuni con i maggiori insediamenti risultano essere Taranto e Statte, con 3967 e 449 ettari ciascuno. Coinvolte anche le municipalità di San Giorgio, Carosino, Grottaglie, Fragagnano e Monteiasi. L’istituendo Parco potrà acquisire la natura giuridica di ente di diritto pubblico. Esperito il passaggio di domani, dovranno passare altri 30 giorni prima che lo schema di legge venga approvato in Consiglio. E incastonare un ulteriore tassello nel puzzle della rinascita di Taranto. Del suo riscatto culturale. Con la valorizzazione storica e archeologica a fare da contraltare alla biodiversità, alla avifauna d’eccellenza (cardellini, gabbiani reali e aironi cenerini popolano l’area). Cemento e speculazioni edilizie possono riporre i loro sogni di gloria. Il Mar Piccolo non si tocca. E il nuovo che avanza ha le sfumature del colore verde. Non quello pseudopolitico. E nemmeno quello bacchettone di un certo oltranzismo catastrofista. Ma quello di una speranza vivida, lungi dall’essere sopita.