07
Mar, Apr

ACQUA PARK

ACQUA PARK

Ambiente

Nella giornata mondiale dell'acqua, l'ex Ilva continua a non utilizzare le acque affinate dei depuratori Gennarini e Bellavista. Eppure tutto ciò è previsto, espressamente, nell'Autorizzazione integrata ambientale che la riguarda. E non da oggi, ma da 3 anni a questa parte. Perchè il signor Mittal paga, la preziosa risorsa presente in natura, 20 centesimi al metro cubo in luogo degli 80 previsti in tariffa? CosmoPolis vi racconta come i furbi continuino a fare i furbi nonostante una possibili crisi idrica bussi già alle nostre porte

C’è una giornata mondiale dell’acqua in tutto il resto del pianeta. E c’è una giornata (molto poco) mondiale dell’acqua, a Taranto. Date identiche come quella odierna, ma con una diversa declinazione. Un differente significato. A seconda dei luoghi di provenienza, cambia il colore con il quale segnarla sul calendario. Con l’ex Ilva che continua ad utilizzare la preziosa risorsa presente in natura per raffreddare i propri impianti. Acqua ad uso civile, insomma, che finisce con l’avere una destinazione industriale. Pagata dal signor Mittal, quando viene pagata, a 20 centesimi al metro cubo in luogo degli 80 previsti in tariffa. E, tutto questo, con gli invasi che registrano un deficit complessivo del 45% rispetto alla media del periodo precedente. Con una possibile emergenza idrica alle porte, è lecito porsi una domanda. Come mai da oltre tre anni, l'ex Ilva, pur avendo nella propria Aia (Autorizzazione integrata ambientale) ministeriale l’obbligo di utilizzare le acque affinate dei depuratori Gennarini e Bellavista – e, in sostituzione, quelle dello schema idrico del Sinni - non provvede a dare attuazione a tale prescrizione? È un problema di costi o di volontà? O forse di entrambe le cose? Ora che i progetti di AQP sono pronti, spetta al Ministero dell'Ambiente convocare l’impresa siderurgica e disporre che tale espressa volontà, fissata nel 2012, sia finalmente resa concreta. Il fabbisogno idrico pugliese viene soddisfatto per il 55 % dagli invasi: Sinni, Pertusillo, Conza, Locone e Fortore. Per il 30% dalle sorgenti e per il restante15% da falda tramite pozzi. Dai dati messi a disposizione dall'Osservatorio dell'Autorità sull'Appennino meridionale (Autorità di Distretto) si rileva che, ad oggi, l'attuale rapporto delle sorgenti ha registrato una riduzione di circa il 20% rispetto alla media dello scorso anno, a causa delle minori piogge incidenti nei bacini funzionali e agli approvvigionamenti idrici della Puglia. In particolare, per il Sinni e per il Pertusillo, si è registrato un deficit rispettivamente del 40% e del 50% rispetto al dato pregresso. Gli stessi invasi che, guarda caso, vanno ad approvvigionare proprio l'ex Ilva per le attività di raffreddamento dei suoi impianti. Le giornate mondiali dell’acqua possono essere diverse seppur identiche. A Taranto potremmo sempre istituire la giornata dell’Acqua Park…