Taranto, l'Ilva e la "questione meridionale" 3.0

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Il capoluogo jonico, e il suo dramma tra il privilegiare le questioni del lavoro o quella della vita, alla base della sciatteria politica di questo, come degli altri governi italiani. Nuove Bat e dissequestro area a caldo: chi ci guadagna realmenta dall'arrivo dei franco-indiani di ArcelorMittal?

Taranto e Ilva rappresentano la metafora plastica della Questione meridionale 3.0. Uno stabilimento di dimensioni immense su un’area equivalente a un quadrato, con il lato pari a 8,6 Km e un parco minerario occupato prevalentemente da carbone con un’area di 700 mila mq. Uno stabilimento autorizzato a produrre 8 milioni di tonnellate. Livello di produzione idoneo a pareggiare i costi di produzione. La cordata vincente Arcelor Mittal/Marcegaglia intenzionata a ridurre l’occupazione di 6 mila unità, poi ridotta a 4 mila, per interventi del Governo. Ridicola quanto poco credibile la rassicurazione del Ministro dello Sviluppo Economico, quando afferma che devono essere garantiti 10 mila posti di lavoro ma entro il periodo di validità del Piano industriale. I superliberisti de noantri che mettono le brache alla logica esistenziale dell’impresa, che è unicamente quella di fare profitto? Incredibile! Si aggiunga a siffatta prospettiva ulteriori elementi di riflessione, che rendono difficile condividere il paventato esito positivo sbandierato sia dai franco-indiani, che da chi li ha preferiti rispetto all’altra cordata Jindal-Arvedi – CDP – Del Vecchio che proponevano l’uso di preridotto e sostituzione del carbone col metano.
Il passaggio definitivo ad Arcelor avverrà solo alla fine del periodo di affitto di 24 mesi e a condizione che il Tribunale di Taranto dissequestri l’area a caldo. Questo si legge nel comunicato Arcelor, che annunciava la chiusura della trattativa con i commissari di Ilva. Esiste un balletto incredibile di cifre sul costo del risanamento ambientale: 8 mld di euro secondo la Procura, 1800 milioni per il commissario Bondi, 1100 Acelor-Mittal più 288 milioni per le bonifiche, a carico della gestione commissariale della bad company. Ancelor Mittal riferisce i 1100 milioni all’adeguamento delle prescrizioni Aia, che fanno riferimento alle Brefs (Bat Reference Document) e Bat-Ael. Insomma le migliori tecnologie disponibili del 2006. Il 31 luglio la Commissione UE, in ottemperanza alla direttiva IED (75/2010), ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE la decisione di esecuzione sulle Bat e le migliori tecnologie disponibili, che dovranno essere applicate obbligatoriamente entro 4 anni. Infine impattano, in questa problematica situazione, gli impegni sulla riduzione di CO2 assunti dall’Italia. Nel DEF di aprile gli impegni italiani sono riportati nell’Allegato IV.
Riassumono l’Accordo di Parigi del 2015. Accordo ratificato l’11 novembre 2016, con effetto dal 2020. Prevede, questo accordo, che l’Italia presenti un piano di riduzione delle emissioni denominato Ndc – Nationally Determined Contribution. Il nostro Paese è vincolato da due piani di riduzione delle emissioni di CO2. Il pacchetto clima-energia, che al 2020 prevede una riduzione delle emissioni del 20% rispetto 1990 e uno, per il 2030, con un taglio del 40% rispetto a quelle del 1990. Inoltre Ilva rientra nei settori  obiettivo, che fanno parte del sistema di permessi negoziabili noto come Ets (Emission Trading Scheme), gestito centralmente da Bruxelles. Sovraccapacità, nuove Bat- Ael entro il 2021, dissequestro area a caldo, obiettivi vincolanti UE su CO2, proprietaria una multinazionale attualmente  sottoposta a indagine Antitrust UE per aver sforato il limite definito di mercato. Davvero risulta fondato l’ottimismo dei franco-indiani? Un dato a me sembra scontato: la progressiva distruzione di tutti i posti di lavoro e la vittoria della strategia del cerino. Hanno fatto 10 decreti senza raggiungere un solo obiettivo. Hanno 288 milioni per le bonifiche che interesseranno 700 operai, visto l’accordo esistente per la cassa integrazione relativa ad altre 3300 unità lavorative? Hanno messo alla berlina l’autorevolezza di un’istituzione di garanzia come la Corte Costituzionale irridendo, in perfetto politichese. la sentenza. Hanno rinunciato a provare, a ragionare su ipotesi di sviluppo alternativo e nulla garantisce che gli uomini non siano sostituiti da robot e IoT (internet delle cose, magari usando parte dei tredici mld di euro messi dal ministro dello sviluppo in “Industria 4.0”).
Alla fine, probabilmente, i fautori scompariranno dalla scena e alla città resteranno i suoi problemi vecchi e nuovi. Come ogni città del Sud dimenticato, reiette, stuprate e, dove i giovani, scappano oggi come un secolo fa! Al netto della propaganda sono i dati Eurostat in “Statistical Yearbook 2017” a fare chiarezza. La variazione del tasso di occupazione tra il 2006 e il 2016 cresce al Centro-Nord, cala al Sud e crolla in Sicilia e Calabria. Durante i 10 anni della crisi è cresciuta la distanza Nord/Sud. Nello stesso tempo si è smesso di parlare di “questione meridionale”, e di avere idee, progetti, programmi su come rilanciare il meridione. Qualcuno sa cosa c’è dentro il Master Plan di Renzi estratto periodicamente? Brillano per afasia propositiva anche i leghisti scesi al Sud e lo stesso grillismo. Tutto questo mentre una città come Vicenza, forte delle relazioni sindaco/ministro dei trasporti/amministratori Fs si ristruttura l’intera Città utilizzando, strumentalmente, l’attraversamento della città dal progetto alta velocità della linea Vr/Pd opportunamente spezzettato in tre pezzi: uno dei quali è, per l’appunto, Vicenza. Queste sono le scelte di questo governo delle cancellate questioni sociali, meridionale e ambientale.