Cozze e inquinamento. Confcommercio precisa

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L'Organizzazione dei Commercianti interviene a proposito dei dati diffusi ieri da Peacelink sulla presenza di diossina e PCB nei fondali del primo seno del Mar Piccolo

I dati allarmanti diffusi da PeaceLink riguardo alla presenza nei fondali del primo seno del Mar Piccolo di diossine e PCB oltre i limiti di legge nel periodo di maggio, giugno e luglio, richiedono una precisazione. Nella nota diramata da Peacelink si parla, generalizzando, di contaminazione delle cozze; è importante ricordare che nel primo seno del Mar Piccolo si alleva solo il seme delle cozze perché, a partire dal 31 marzo di ogni anno, il novellame viene trasferito nelle aree classificate del secondo seno di Mar Piccolo e in Mar Grande dove non si è registrato, lo dice la stessa PeaceLink, nessuno sforamento nei limiti di legge. Quindi la cozza completa il suo percorso di crescita, in acque controllate e sicure. Le cozze allevate secondo le prescrizioni sanitarie sono sane.
Le disposizioni normative ed i continui controlli da parte del Servizio veterinario del Dipartimento di prevenzione dell’ASL Ta1, della Guardia di finanza, dei Nas e della Capitaneria di porto garantiscono che il prodotto –allevato a norma- e immesso sul mercato legale (negozi ed attività autorizzate) è controllato in tutte le sue fasi di allevamento.
Ovviamente è importante che gli organi preposti continuino con costanza l’attività di monitoraggio, di controllo e di repressione laddove si evidenziano situazioni di irregolarità, di qui la raccomandazione ai consumatori di rivolgersi solo ed esclusivamente al mercato legale. D’altra parte non vi è motivo per non preferire il prodotto a norma, non essendovi comunque una sostanziale differenza di prezzo. E’ perciò importante che gli organi preposti non abbassino la guardia.
Contestualmente occorre accelerare la bonifica del Mar Piccolo perché comunque il trasferimento del prodotto nel 2° seno, nella seconda fase di sviluppo della cozza, non è la migliore delle soluzioni, soprattutto quando per le alte temperature estive e la scarsa dinamicità delle acque si mette a rischio la sopravvivenza del prodotto.
La salute umana è un bene prezioso certamente non barattabile sull’altare dell’economia, ma è altresì doveroso attivarsi al massimo perché non si distrugga quel poco che rimane del nome di una gloriosa produzione locale che con fatica si cerca di non far scomparire dal mercato. Purtroppo, ogni volta che si parla di inquinamento del Mar Piccolo, si generalizza e si tira in ballo l’intera produzione.