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All'indomani del forte temporale che ha determinato il black out all'Eni molti i punti di domanda e le richieste di confronto rivolte  a Prefetto e Amministrazione comunale

I LAVORATORI. Sul blocco e le torce in fiamme dell’ENI intervengono i lavoratori. Lo fanno con una nota che, attraverso la confederazione e i sindacati di categoria della CGIL, inviano al sindaco e all’assessore all’ambiente del Comune di Taranto.
Una nota, firmata dal segretario generale della CGIL, Paolo Peluso, dal segretario generale della FILCTEM, Giordano Fumarola e dagli RSU CGIL in ENI, per richiedere in primis un incontro urgente all’amministrazione civica anche al fine di “evitare di che si ingenerino facili giudizi e inappropriati commenti” su una problematica che riguarda l’intera comunità, ma in prima battuta soprattutto i lavoratori.
Insomma i lavoratori rivendicano ruolo e visibilità anche a fronte di notizie spesso lanciate sul web senza una vera valutazione degli effetti.
Crediamo si debba andare oltre le dichiarazioni ad effetto – spiega Paolo Peluso, segretario generale della CGIL – e pensare anche alle soluzioni da proporre in situazioni come quella di ieri.
Soluzioni che i lavoratori avrebbero modo di porre all’attenzione dei rappresentanti istituzionali se si potesse contare sulla disponibilità ad un confronto perenne su questioni delicate come quella che attengono il mondo del lavoro, la sicurezza e la salute di cittadini e lavoratori.
Il tema dell’approvvigionamento elettrico dello stabilimento ENI di Taranto appartiene a un ragionamento più dettagliato che riguarda gli standard di funzionamento e su cui già 3 anni fa si era tentata una discussione in città. I lavoratori chiedono dunque la riapertura di una discussione seria partendo da un presupposto: nessuna decisione si può assumere senza sentire prima chi in quello stabilimento ci lavora e lo conosce meglio.
Il sistema di sicurezza dell’ENI ieri ha funzionato, a garanzia di tutti – commentano ancora dalla CGIL – perché quelle fiamme altro non sono che la dispersione del gas in eccesso all’interno degli impianti a seguito del blocco energetico non dipendente dalle responsabilità della raffineria.
Il segnale di uno scampato pericolo che comunque non fa stare sereni, visto il clima creatosi in città dove l’evento.
GENITORI TARANTINI. A riflettere sull'episodio anche "Genitori Tarantini" che chiede un incontro al Prefetto e si domanda cosa bisognerebbe fare in caso di incidente rilevante a Taranto. L'associazione solleva un aspetto particolarmente importante: la necessità che i cittadini vengano istruiti sul piano di evacuazione.
"La vita nostra e dei nostri figli non è minacciata solo dall'Ilva, vista la presenza nel nostro territorio di numerose discariche e almeno 5 inceneritori. La nostra salute è continuamente messa a repentaglio da qualcosa; tuttavia, oggi la nostra consapevolezza ha raggiunto una dimensione nuova. Da tempo ci siamo resi conto che le aziende presenti sul nostro territorio, già pericolose se prese singolarmente, sarebbero letali in caso di incidente rilevante, qualcosa che si avvicinerebbe molto ad una catastrofe". Ieri "per le strade della città insegne luminose ci avvisavano che a poca distanza dal centro cittadino si viveva un'emergenza. Crediamo che tutti in queste ultime ore ci siamo sentiti impreparati, totalmente ignari di cosa fare per proteggere le nostre famiglie e noi stessi. Ancora una volta il destino ci ha graziati, ma con senso di responsabilità' e di angoscia ci chiediamo: cosa succederebbe se vi fosse un incendio non prontamente domato? Cosa accadrebbe se con un pauroso quanto possibile effetto domino fossero coinvolti i numerosi depositi di greggio dell'Eni posti all'ingresso della città? Cosa accadrebbe se l'incendio coinvolgesse o anche derivasse dalle aziende vicine? Vorremmo essere informati sulle misure da tenere in caso di incidente rilevante".
WWF TARANTO. Anche il WWF Taranto non rimane in silenzio. Pubblichiamo una parte della nota a firma di Fabio Millarte e Ada Le Noci.
"Segnali di fumo, che non annunciano nulla di buono. Taranto ancora una volta paga a causa di una industrializzazione selvaggia , che vede protagoniste tutte le aree prospicienti la costa Nord. Fumi dalle torce ENI in questi giorni , mentre la città si interroga sui parchi minerari dell'ilva di Taranto e dell'ultimo spaventoso Wind Day .Veleni su veleni in città e provincia che a fasi alterne rubano la scena. Qualche giorno fa lo scandaloso annuncio : Tempa Rossa non più stoccaggio ma raffinazione. Quindi si trasforma in realtà la nostra previsione che di fatto, anche se a giorni alterni, sarà un raddoppio di produzione da parte della raffineria. Eppure quando ancora Total non aveva piantato le tende , c'era qualcuno dalla Basilicata che ci metteva in guardia: il petrolio di Tempa Rossa sarà raffinato a Taranto. A chi dobbiamo dire grazie per questa nuova ferita? Alla Total o ai parlamentari tarantini che ancora una volta hanno negato a Taranto la possibilità di una riconversione economica in cambio di una manciata di posti di lavoro. Dall'ultima ispezione Arpa risulterebbe che nello stabilimento ENI di Taranto ci sono sversamenti dai serbatoi, che le acque meteoriche finiscono in falda . Come a dire Veleni in cielo e in terra. Intanto in ENI arriva anche l'alternanza scuola lavoro , per costruire la vecchia storia del ricatto occupazionale con le nuove generazioni. ENI quale modello di industrializzazione vuole insegnare alle nuove generazioni? Senza dubbi quello della colonizzazione dei territori con distruzione sistemica a fronte del profitto. Il comitato Verità Per Taranto chiede a questa amministrazione se la città merita ancora fumi e veleni , polveri e malattie , un disastro sanitario che si associa ad un disagio sociale dovuto alla disoccupazione e che la grande industria non ha saputo arginare".