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Domenica, 19 Novembre 2017
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Ambiente
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Ci sarebbe ancora l’amianto nello stabilimento Ilva di Taranto. A denunciare la Fiom Cgil jonica che chiede l’intervento delle istituzioni. Oltre 3mila e settecento le tonnellate di amianto censite ancora da smaltire 

Un intervento tempestivo per smaltire l’amianto dello stabilimento tarantino. E’ quanto si aspetta la Fiom Cgil di Taranto che domani in occasione dell’incontro al Mise sul piano ambientale presentato da Am Investco chiederà “al governo di modificare l'articolo 13 del Dpcm del 29 settembre che prevede lo smaltimento di amianto entro il 23 agosto 2023”.

Ad annunciarlo Giuseppe Romano e Francesco Brigati della segreteria provinciale, che aggiungono: “Le 3750 tonnellate di amianto censito ancora da smaltire, oltre alle 1750 tonnellate già smaltite dalla gestione commissariale necessitano di un tavolo tecnico specifico, con i ministeri competenti, per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e per allontanare dalle fonti di rischio gli stessi lavoratori anche attraverso l’estensione dei benefici previdenziali da esposizione ad amianto per gli stessi dipendenti Ilva”.

“Sono passati sei mesi da quando la Fiom Cgil ha scritto a Regione e Arpa Puglia – spiegano - sollecitando un check sulla presenza dell'amianto nell'Ilva di Taranto, sull'individuazione di altri materiali contenenti amianto e sulla programmazione dei relativi interventi di bonifica. Ma tutto è ancora fermo”. "L'amianto rappresenta una grande criticità, . precisano -  sia in riferimento all'esposizione al rischio dei lavoratori sia in riferimento al rischio ambientale, aggravata dall'eventuale presenza di materiale contenente amianto non censito".

A seguito della denuncia del sindacato la Regione ha chiesto ad Arpa Puglia e Asl di Taranto di accertare “la presenza di materiali contenenti amianto, nonché alla valutazione del relativo stato di conservazione e all'esecuzione di campionamenti d'aria per la determinazione della quantità di fibre aerodisperse e la successiva valutazione del rischio sanitario”.

Da qui la necessità di conoscere “non solo la mappatura ma anche il piano di bonifica, incluso il cronoprogramma, i tipi e lo stato di amianto, i procedimenti applicati per la bonifica, il numero e i dati anagrafici degli addetti, le caratteristiche degli eventuali prodotti contenenti amianto e le misure adottate e in via di adozione per la tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente”.