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Taranto "capitale" della lotta all'inquinamento

Ambiente
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Nei mesi centrali del prossimo anno si terrà un grande convegno con i comitati e i movimenti sorti nei siti inquinati italiani. Ad organizzarlo 29 associazioni che a Taranto e provincia difendono il diritto alla salute

L'obiettivo è ambizioso: portare a Taranto tutti i comitati, le associazioni, i movimenti, i cittadini, i gruppi di Italia impegnati nella lotta all'inquinamento e creare una grande occasione per discutere su una piaga che riguarda ciascuno di noi, che preoccupa per le sue conseguenze e che deve essere assolutamente combattuta.
Una data non è stata ancora fissata, ma questo importante appuntamento dovrebbe tenersi nei mesi centrali del prossimo anno, così come dovrebbe vedere la partecipazione della maggior parte dei comitati sorti nei siti inquinati d'Italia, siti che, dal punto di vista ambientale, vivono situazioni simili a quelle di Taranto.
Ad illustrare questo lodevole progetto sono state le 29 associazioni nate nel capoluogo ionico per opporsi allo scempio provocato dagli effetti del processo produttivo della grande industria e per rivendicare il diritto alla salute. Ventinove associazioni che si sono unite per far sentire la propria voce, per denunciare una situazione ormai non più sopportabile, per chiedere soluzioni, per ribadire con forza che non deve esserci una scelta fra salute e lavoro, per impegnarsi a far sì che le fonti inquinanti vengano chiuse e che si dia il via alla bonifica del territorio impegnando gli operai Ilva in questa operazione.
L'inquinamento è un male che non affligge solo Taranto. Si tratta di una criticità che, come è stato evidenziato nel corso della presentazione dell'iniziativa, riguarda anche altre zone d'Italia ed è per questo che le associazioni ioniche hanno deciso di entrare in contatto con le loro omologhe sorte nel resto della Penisola per cercare di capire se è possibile sperare in un futuro diverso, più sostenibile, meno fosco di quello che, invece, temiamo possa materializzarsi. Gli ideatori di questo evento non hanno nascosto le difficoltà a cui andranno incontro per la realizzazione di questo progetto, ma hanno anche sostenuto che sapranno organizzarlo al meglio grazie ai contributi delle idee e delle esperienze delle associazioni e dei comitati dell'intero territorio italiano.
Durante l'incontro con i giornalisti è stato detto che si stanno stringendo contatti con decine di realtà associative delle varie regioni, in pratica il lavoro è già cominciato da parecchi giorni. Nel corso del convegno in programma nei prossimi mesi si parlerà di problemi nazionali, ma le associazioni e i movimenti della provincia di Taranto non dimenticheranno le questioni locali. A tal proposito, ricorderanno unitariamente quelle che sono le priorità per il territorio ionico. Fra queste, spiccano il “no all'impunità dei gestori dell'Ilva di Taranto” , il “no al prolungamento dei tempi della applicazione dell'AIA in itinere” ed il “no al conferimento nelle nostre discariche dei rifiuti provenienti dalle altre province pugliesi ed extraregionali”. Partendo da queste istanze, le associazioni credono fortemente nel concetto di resilienza e vogliono trasformare le proprie criticità ambientali in punti di forza. E lo faranno chiedendo, ad esempio, l'istituzione a Taranto di un centro di bonifica ambientale utilizzando anche le aree contaminate come laboratori, un incontro con il procuratore di Taranto affinché si adoperi (alla luce del mancato rispetto dell'AIA) per presentare ricorso contro la decisione della Corte Costituzionale che concesse la facoltà d'uso per gli impianti dell'ILVA posti sotto sequestro, ma soprattutto che gli studenti vengano tenuti lontano dalle fonti inquinanti in occasione delle alternanze “scuola-lavoro” e la realizzazione di centri specializzati per le malattie che sono diretta conseguenza dell'inquinamento.
Nel corso della conferenza stampa si sono anche registrati gli interventi di alcuni rappresentanti delle associazioni, come quello della signora Celeste, che questa mattina ha dato voce alle mamme e ai papà dei bambini che abitano il quartiere “Tamburi”, che come tutti sappiamo è la zona immediatamente a ridosso dello stabilimento ILVA e delle fonti inquinanti. La signora Celeste, nel ribadire la forte preoccupazione per quanto si sta registrando a Taranto da anni a livello ambientale, ha voluto evidenziare come a far paura sia la “impreparazione” a dover fronteggiare un qualsiasi stato di emergenza soprattutto se si dovesse esser investiti da una calamità naturale (e a tal proposito ha ricordato, ma non solo, il tornado che si abbatté sulla città nel novembre del 2012). Convivere con stati di allarme e pericoli è diventata la “normalità” per i cittadini di Taranto ed in particolare per il quartiere “Tamburi”, che è stanco di essere ghettizzato perché chi ci vive non lo vive in maniera serena (come i bambini, che non possono frequentare il loro quartiere o per i wind-days o per la presenza di zone contaminate). “La soluzione potrebbe essere quella di andare via, ma non ce ne possiamo andare. Ed in ogni caso perché ce ne dobbiamo andare? – ha chiesto la signora Celeste – Perché ci dobbiamo piegare all'Ilva? E' il siderurgico che deve piegarsi a noi.”