Il significato di accountability che la politica italiana non conosce

Ambiente
Typography

Nell’audizione in Commissione Industria del Senato, il 22 novembre scorso, Ancelor Mittal ha presentato delle slides dove si leggeva l’intento di investire 1,1 mld nel Piano Ambientale. Il prezzo di vendita corrisponde al costo degli interventi per la realizzazione delle prescrizioni AIA. Con un’osservazione: lo Stato attraverso il “Fondo Unico di Giustizia” mette a disposizione per il risanamento ambientale 1,2 miliardi sequestrati ai Riva più 156 milioni di un vecchio contenzioso Ilva/ Fintecna. La domanda è: cosa impedisce l’esborso di 1356 milioni per le prescrizioni Aia di Ilva? Forse sono stornati su altre attività del ministero dello Sviluppo economico?

Il concetto anglosassone di accountability politica è difficile da tradurre in italiano. Nel dizionario si legge che vuol dire, all’incirca, rendere conto ai cittadini di come sono stati spesi i sempre più scarsi soldi pubblici. Responsabilità, trasparenza e compilance sono i pilastri dell’accountability e, ritengo, della Democrazia. Responsabilità,  trasparenza intesa come accesso alle informazioni rivolte a rendere visibili le decisioni, le attività i risultati. Compilance intesa come rispetto delle norme, sia come garanzia della legittimità dell’azione, sia come adeguamento dell’azione agli standard stabiliti da leggi, regolamenti, linee guida etiche o codici di condotta. Il discorso di fine mandato del Presidente del Consiglio consente di verificare immediatamente come l’accountability politica nel nostro Paese non abbia diritto di cittadinanza. Censura su elementi rilevanti per la vita dei cittadini come l’aumento patologico del debito pubblico dall’inizio della crisi, a oggi, e dal quale non è esente nessuno degli ultimi quattro governi; il silenzio sulle perdite generate dai contratti derivati. Infine, la vicenda Ilva che davvero ha generato e genera incredulità per le deroghe alla legge, le mistificazioni e le contraddizioni rispetto a sventolate politiche falsamente ambientali come gli impegni assunti per il taglio dei gas climalteranti.
La considerazione più agghiacciante è il prescindere dal rischio ambientale connesso a un polo industriale che cumulativamente genera emissioni massive di inquinanti e di cui Ilva è il pivot fondamentale. Emissioni nocive che hanno prodotto patologie e morti nel territorio tarantino. Omissione vergognose su crescita del debito. Dall’inizio della crisi del 2008, a ottobre scorso, il debito pubblico è aumentato di 623 miliardi (mld):  di cui 72 sono imputabili al Presidente Gentiloni. I contratti derivati sottoscritti dal Tesoro hanno causato  perdite che, solo nel 2015, sono state pari a 6,7 miliardi e lo scorso anno a 5,2 miliardi. Quasi la quota introitata nel 2015 per la vendita delle quote Enel e Poste. Sui derivati, poi, altro che accountability! Nulla e nessuno sa che fine abbia fatto l’inchiesta sui derivati fatta dalla Commissione Bilancio della Camera. Il riscontro istituzionale sui derivati lo si ottiene dal Rapporto sulla Programmazione di Bilancio 2016 “redatto dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio  “per 2,4 miliardi nel 2011, 5,6 nel 2012, 3,5 nel 2013, 5,4 nel 2014 e addirittura 6,7 miliardi nel 2015”.
Il totale d’incremento del debito da derivati, dal 2011 al 2016, è stato di  28,8 miliardi! Tutte queste perdite non hanno minimamente scalfito il ministro dello Sviluppo economico e ancor meno il Presidente del Consiglio sulla questione  Ilva. Il primo, senza vergognarsi dei clamorosi errori compiuti nello scegliere Ancelor Mittal e Marcegaglia per la vendita di Ilva, tra due anni ha minacciato di chiuderla Ilva se Presidente di Regione e Sindaco non la smetteranno  di pretendere il rispetto della legge che vuol dire attuare l’AIA.
Un’AIA che Ilva avrebbe dovuto avere dal 2002, ma che è stata ottenuta per la prima volta nel 201, poi cinque  riesami  (2012, 2013, 2014 e due nel 2016  ), sette aggiornamenti (due nel 2013 e il resto nel 2014). Le singolari enormità emergono considerando che il contratto sottoscritto prevede l’affitto dell’azienda con acquisto a un prezzo di 1,8 mld a fine 2019. Nell’audizione in Commissione Industria del Senato, il 22 novembre scorso, Ancelor Mittal ha presentato delle slides dove si leggeva l’intento di investire 1,1 mld nel Piano Ambientale. Il prezzo di vendita corrisponde al costo degli interventi per la realizzazione delle prescrizioni AIA. Con un’osservazione: lo Stato attraverso il “Fondo Unico di Giustizia” mette a disposizione per il risanamento ambientale 1,2 miliardi sequestrati ai Riva più 156 milioni di un vecchio contenzioso Ilva/ Fintecna. La domanda è: cosa impedisce l’esborso di 1356 milioni per le prescrizioni Aia di Ilva? Forse sono stornati su altre attività del ministero dello Sviluppo economico? Un Ministero  ampiamente criticato nella Relazione della Commissione Europea sulle PMI  titolata, “2017 SBA FACT SHEET “! Non sarà che i soldi di Ilva siano usati per  a risoluzione del contratto derivati con la clausola della chiusura anticipata  per un miliardo con una banca estera,  ministero ?
Il Ministro Calenda, membro degli ultimi due governi, ha  aumentato il debito pubblico di 221 mld di euro, taciuto su perdite da derivati per 11,9 miliardi, si permette di minacciare due soggetti istituzionali, Regione e Comune, equiparati allo Stato, a causa della legalità, intesa come rispetto della legge da questi richiamata? Un governo, che si lava la bocca di Accordi di Parigi, di COP 21, di COP 22, che nell’Allegato al DEF sulla riduzione del gas a effetto serra consolida in Puglia il ciclo integrale nella produzione dell’acciaio, fondato sul carbone e nella produzione di energia elettrica (centrale Enel di Brindisi). Ilva usa due centrali per più di un milione di KW che utilizzano di fatto carbone.
Della decarbonizzazione? A loro tranne che nei dibattiti televisivi, e nei convegni, non interessa proprio nulla! Riduzione dell’impatto ambientale e sanitario che comportava di prendere in considerazione massima il ciclo preridotto e uso del gas metano? Zero. Meglio Mittal, Marcegaglia che  progressivamente  chiuderà  l’area a caldo, che sul piano sanitario male non è, piuttosto che scegliere di trasformare Ilva nel modello flessibile fondato su forni elettrici/gas metano/preridotto eguagliandola alla tedesca Saltzgitter.
AG che produce 7 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Governo, i cui membri tra non molto non conteranno più nulla, e i cui impegni cogenti verso una impresa valgono zero se incidono sulle logiche di mercato. E l’art 41 della Costituzione. Accountability politica estranea al DNA di una classe dirigente politica, figlia sciancata della grande e infinita crisi di transizione che ha colpito il Paese alcuni decenni fa e che altro non sa fare che caricare i cittadini di costi. In ultimo: aumenti gas, elettricità e pedaggi autostradali.Una perfetta redistribuzione verso le  lobby che sono le vere detentrici del potere !