Tempa Rossa, lavori su falda inquinata: “La Procura dica ‘STOP’”

Ambiente
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I lavori del progetto Tempa Rossa che interessano l’area della raffineria Eni di Taranto avvengono sopra una falda inquinata. A denunciarlo Peacelink che assicura: “Consegneremo tutti i documenti alla Procura jonica”

“I lavori del progetto Tempa Rossa, che interessano l'area della raffineria Eni di Taranto, avvengono sopra una falda notevolmente inquinata nonostante gli stessi lavori abbiano tenuto conto delle procedure in materia ambientale passando dalle prescrizioni delle conferenze dei servizi a cui i rappresentanti di Eni hanno partecipato al Ministero dell'Ambiente”. A denunciarlo l’esponente di Peacelink, Luciano Manna

“I primi documenti che attestano l'inquinamento della falda nell'area della raffineria Eni di Taranto risalgono al 2002. – prosegue l’ambientalista - Per far fronte a questo stato di contaminazione delle acque la raffineria Eni di Taranto si è dotata di un sistema MISE realizzato, in teoria, per depurare le acque di falda che scorrono sotto i suoi impianti. Questo impianto è entrato in funzione nel 2015. I documenti che l'associazione Peacelink ha acquisito – aggiunge Manna - dimostrano che lo stato di inquinamento storico della falda sottostante gli impianti della raffineria non è variato neanche dopo la messa in opera dell'impianto MISE per bonificare la falda. Lo dimostrano le campagne di monitoraggio delle acque di falda eseguite dal 2010 al 2017 proprio dalla stessa società Eni. Le campagne di monitoraggio vengono svolte da una ditta terza ingaggiata da Eni e tutte sono avvenute in contraddittorio con Arpa Puglia che ha validato i risultati delle analisi”.

Nei prossimi giorni l’associazione ecopacifista consegnerà tutta la documentazione alla Procura della Repubblica di Taranto £affinché si verifichi la compatibilità dei lavori Tempa Rossa con lo stato attuale della falda e si comprenda se questi lavori possano rappresentare in futuro un impedimento per le opere di bonifica o addirittura una eventuale migrazione degli inquinanti presenti in falda”. “Ribadiamo che la falda in questione presenta un inquinamento storico e versa ancora oggi in uno stato critico. – conclude - I valori degli inquinanti riscontrati nei monitoraggi, anche in quelli recenti del 2017, superano abbondantemente i limiti di legge. Parliamo di inquinanti come: Arsenico, Berillio, Cromo, Nichel, Alluminio, Ferro, Piombo, Vanadio, Idrocarburi, Benzene, Toluene, Etilbenzene, Stirene, Xilene, Metil-t-butil etere. Ci chiediamo, inoltre, se l'ente competente in tutti questi anni abbia identificato la fonte inquinante. “Chi inquina paga”. Non vogliamo sbagliarci ma Taranto è una città di uno stato membro dell'Unione Europea”.