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Mar, Nov

Tempesta rossa su Taranto

Tempesta rossa su Taranto

Ambiente

Una vera e propria tempesta di vento ha sollevato nelle prime ore del pomeriggio una nuvola rossa nei pressi dello stabilimento Ilva di Taranto. Lo scatto, pubblicato su diversi profili social, è diventato virale ed evidenzia in modo inquietante la drammatica situazione ambientale del capoluogo jonico

Una vera e propria tempesta di vento ha sollevato nelle prime ore del pomeriggio una nuvola rossa nei pressi dello stabilimento Ilva di Taranto. Lo scatto, pubblicato su diversi profili social, è diventato virale ed evidenzia in modo inquietante la drammatica situazione ambientale del capoluogo jonico e in particolare delle zone antistanti il siderurgico. L’immagine mostra una città ostaggio di una nuvola color ruggine proveniente dai parchi minerali esplosa in direzione dei cittadini senza alcun vincolo di tutela. Immediata la reazione degli ambientalisti che hanno invitato gli utenti a condividere lo scatto allo scopo di sensibilizzare chi ritiene ancora “gestibile” l’inquinamento industriale e i suoi effetti. “Il nostro grido arrivi ovunque”- Commenta il presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti. Incidenti analoghi si sono verificati più volte in corrispondenza di altri eventi meteorologici che hanno restituito il volto più autentico dell’acciaieria: piogge copiose ad esempio hanno fatto emergere fiumi di un rosso acceso riversati nelle strade antistanti lo stabilimento. Al di là di rassicurazioni diffuse, appare chiaro fino a che punto la questione ambientale e sanitaria non possa più essere derubricabile né possa soggiacere a logiche politico - economiche. La grave emergenza data da un inquinamento massivo, mai in realtà sanato, motiva azioni rapide ed efficaci, in primis la copertura dei parchi minerali o meglio la chiusura dell'area a caldo sulla quale nei giorni scorsi è intervenuto il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti. “Mi auguro solo che dietro tutto questo  - ha commentato il governatore ligure - nessuno cerchi pretesti per arrivare con inerzia alla chiusura delle aree a caldo dell'Ilva di Taranto, o a una chiusura dell'intero impianto della siderurgia italiana perché si assumerebbe una responsabilità straordinaria”. Ad oggi, inoltre, la querelle sulla cessione dell’Ilva sembra distogliere l’attenzione dalle grandi problematiche di un territorio lungamente offeso, mentre restano ancora in piedi gli interrogativi sulle bonifiche e sui loro tempi di attuazione. Appaiono al contrario ovvie alcune considerazioni circa la pertinenza degli interventi e la loro opportunità, mentre Taranto resta in apnea.