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Mar, Nov

Peacelink al Ministero dell’Ambiente: “Difendete la salute della popolazione fermando gli impianti pericolosi”

Peacelink al Ministero dell’Ambiente: “Difendete la salute della popolazione fermando gli impianti pericolosi”

Ambiente

Una delegazione di PeaceLink ha avuto oggi un incontro al Ministero dell'Ambiente sulla procedura Ilva. “Rischiate di dare prosecuzione ad impianti sotto sequestro penale”

Una delegazione di PeaceLink ha avuto oggi un incontro al Ministero dell'Ambiente sulla procedura Ilva. L'incontro si è svolto dalle ore 9 alle 11. La delegazione, composta di sette persone, ha più volte sottolineato la necessità di difendere la salute dei lavoratori e della popolazione di Taranto tutelando l'ambiente e fermando gli impianti non a norma che risultino pericolosi. PeaceLink ha ricordato che il governo rischia di dare prosecuzione ad impianti ancora sotto sequestro penale. L’associazione ha presentato al Governo 50 tesi sull’Ilva e sugli ostacoli ad una possibile cessione dello stabilimento. Oltre ai rilievi di carattere costituzionale sulla illegittimità delle norme sull'immunità penale, PeaceLink ha chiesto inoltre che il Ministero dell'Ambiente “sia risoluto nella eliminazione delle norme sull'immunità penale anche in virtù della recente Comunicazione della Commissione dell'Unione Europea del 28/4/2017 che tutela il diritto di accesso alla giustizia delle ONG”. “PeaceLink, come ONG, è lesa nel suo diritto di accesso alla giustizia – spiegano in una nota gli ambientalisti - in quanto ben 42 esposti sull'inquinamento ILVA presentate da ONG dal 2014 a oggi rischiano di essere archiviati dal Tribunale di Taranto a causa dell'immunità penale”.

“l'llva avrebbe causato esternalità negative da un minimo di 1416 milioni di euro a un massimo di 3617 milioni di euro nel quinquennio considerato, - precisano - il che significa che in dieci anni Arcelor Mittal - pagando 1 miliardo e 800 milioni di euro all'Italia per i contratto di affitto/acquisto (180 milioni di euro/anno) - conferirebbe allo Stato italiano una somma di gran lunga minore rispetto ai costi ambientali e sanitari che provocherebbe”. Se la società franco indiana "dovesse provocare a Taranto l'inquinamento provocato in Belgio a Gand, - proseguono - scaricherebbe sulla popolazione e sull'ambiente costi aggregati che varierebbero - nell'arco temporale di 10 anni - da un minimo di 2 miliardi e 86 milioni di euro a un massimo di 6 miliardi e 300 milioni di euro”.

Il Ministero dell'Ambiente non è stato in grado di formulare e quantificare una previsione dei danni ambientali e sanitari conseguenti all'inquinamento connesso all'autorizzazione degli impianti Ilva.- concludono -Tale prosecuzione della produzione in condizioni di incertezza si configura come un esperimento sulla salute; in tal caso - secondo PeaceLink - il governo, oltre ad assumersi la responsabilità morale di un esperimento chimico sulla popolazione senza il consenso delle "cavie", violerebbe norme internazionali che vietano tali esperimenti sugli esseri umani”.