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Aprire le finestre per il gas radono o chiuderle per i Wind Days? Il dilemma del Quartiere Tamburi

Aprire le finestre per il gas radono o chiuderle per i Wind Days? Il dilemma del Quartiere Tamburi

Ambiente

Il Quartiere Tamburi sembra dover affrontare un quesito nel quale si giocano le contraddizioni di una situazione divenuta oramai paradossale. All’indomani della denuncia relativa le elevate concentrazioni di gas radon in alcune scuole del quartiere, il gruppo Tamburi Combattenti interroga la cittadinanza sull’opportunità di seguire le indicazioni in materia a fronte delle giornate di Wind Days durante le quali le polveri dello stabilimento si abbattono copiose sulla città. “I genitori devono scegliere – spiegano gli attivisti -tra il diritto allo studio o il diritto alla salute”

Aprire le finestre per abbassare la concentrazione di gas radon o chiuderle in vista della giornata di Wind day? Questo il quesito posto dal gruppo Tamburi Combattenti che di recente ha denunciato la situazione delle scuole del quartiere mentre quest’oggi tornano sollevando la questione dei Wind days e delle prescrizioni indicate dalla Asl jonica in circostanze analoghe. “Per le prossime 48 ore riverserà sul quartiere sia polveri di minerali che rifiuti speciali.  – precisano gli attivisti - Mentre per abbassare la concentrazione di gas radon è utile spalancare le finestre, per difendersi dai Wind Days occorre fare l’esatto contrario. Siamo costretti a ragionare su argomenti oltre il limite dell’assurdo, dilemmi che rendono forse unici gli abitanti di questi luoghi: le finestre delle scuole Vico, De Carolis e Deledda oggi vanno tenute aperte o chiuse? Per i piccoli alunni, i loro genitori, devono preferire il diritto alla salute o quello allo studio”? – chiedono.   

Tamburi Combattenti, composto anche da genitori di alunni delle scuole Vico, De Carolis e Deledda, si è immediatamente attivato per ottenere garanzie a tutela della salute e del diritto allo studio, prima dell’inizio dell’anno scolastico. “Ciò non è avvenuto,- proseguono - e diversi genitori hanno dovuto scegliere di non mandare i propri figli a scuola come dovrebbe poter essere normale fare”. “Entrambi vano garantiti – ribadiscono. In merito alle recenti accuse che vorrebbero le loro voci allarmistiche precisano: “Chiediamo cose ovvie per una città normale: trasparenza, informazione e prevenzione”.

 “Abbiamo preteso di partecipare al tavolo tecnico del Comune di Taranto svoltosi lo scorso 12 settembre, ma ci è stato concesso di presenziare ed intervenire solo nella parte finale; - scrivono - Arpa Puglia ha fornito i dati dei rilievi durati un anno, solo dopo la richiesta di accesso agli atti presentata da un cittadino;  Ad oggi non si conosce la fonte del gas radon rilevato nelle scuole; Non risulta comprensibile la chiusura di sole 8 aule, a fronte di 28 locali scolastici in cui sono risultate concentrazioni di gas radon molto più elevate della norma”. In merito alla corretta e puntuale informazione il gruppo avrebbe più volte chiesto “la presenza degli  enti competenti il primo giorno di scuola e rinnovato tale richiesta anche nei successivi, affinchè potessero interfacciarsi direttamente con i genitori ma nulla è accaduto”. “In mancanza di risposte, abbiamo coinvolto i medici per l’ambiente di ISDE Taranto affinchè,- proseguono - dopo la pubblicazione dei rilievi di Arpa Puglia, potessero dare informarzioni medico scientifiche ai genitori degli alunni del quartiere Tamburi. Infine “relativamente alla prevenzione, abbiamo proposto azioni che potessero concretamente conciliare il diritto alla salute e quello allo studio e cioè: l’immediata istituzione di un servizio navetta verso sedi scolastiche idonee per tutta la durata dei lavori tampone atti a far diminuire la concentrazione di gas radon o, in alternativa, la verifica quotidiana della concentrazione di gas tramite rilevatori digitali”.

I risultati spiega il gruppo si evincerebbero "dalle aule praticamente deserte”. “La maggior parte dei genitori ha dovuto preferire la salute dei propri figli vedendo negato il diritto allo studio. – concludono - Ancora una volta vediamo limitate la nostre vite ed i nostri diritti essenziali. Le tante richieste di trasferimento definitivo di alunni del quartiere verso altre scuole, sono un’amara sconfitta per questa società”.