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Lun, Dic

Urban Nature: WWF, quattro proposte per la rivoluzione verde nelle nostre città

Urban Nature: WWF, quattro proposte per la rivoluzione verde nelle nostre città

Ambiente

In 50 anni nelle 14 "città metropolitane" il territorio urbanizzato è triplicato. Nei 111 capoluoghi di provincia il verde urbano rappresenta in media il 2,7% del territorio. A denunciarlo il WWF  che presenta un piano per una rivoluzione verde in città

C'è ancora molta strada da fare per una "rivoluzione verde" nelle nostre grandi aree urbanizzate. In uno screening realizzato dal WWF in occasione di Urban Nature, le amministrazioni comunali capofila delle 14 "Città Metropolitane" (CM), ammettono di avere difficoltà ad applicare la norma "Un albero per ogni bambino nato o adottato" (vista la scarsa disponibilità di aree pubbliche rispetto ai tassi di natalità) e di essere ancora in ritardo nell'integrare la pianificazione del verde nei propri strumenti urbanistici, ma puntano sul coinvolgimento della cittadinanza e degli sponsor privati per gestire o manutenere il patrimonio comune costituito dalle aree verdi e stanno predisponendo interventi innovativi per valorizzare la biodiversità urbana.

Queste, in sintesi, le conclusione dell'EcoCity Test promosso dal WWF a cui hanno risposto le amministrazioni comunali delle più importanti città italiane e che chiede, alla vigilia di URBAN NATURE 2018 (la manifestazione nazionale prevista domenica 7 ottobre con 100 eventi in 40 città), una rivoluzione verde basata su "Quattro impegni per il buon governo della natura urbana", impegni necessari e urgenti per liberare, incrementare e qualificare la natura in città.

Dagli anni 50 ad oggi l'edificazione nel territorio delle 14 Città metropolitane è più che triplicata (dal 3% al 10%) e sono stati convertiti ad usi urbani circa 3.500 chilometri quadrati di suoli liberi e naturali del territorio di loro competenza, un'area di poco inferiore all'intero territorio della Val d'Aosta (secondo le elaborazioni del gruppo di ricerca dell'Università dell'Aquila che da anni collabora con l'associazione).

 Le aree urbanizzate negli anni '50 ammontavano a 1.500 chilometri quadrati, equivalenti ad un tasso di urbanizzazione del 3%, mentre 50 anni dopo nel territorio delle città metropolitane sono stati convertiti ad uso urbano circa 3.500 chilometri quadrati di suolo ad una velocità di 70 chilometri quadrati l'anno corrispondenti a 20 ettari al giorno.

 Mentre il verde urbano secondo i dati Istat del 2016 rappresentano in media solo il 2,7% del territorio dei 111 capoluoghi di provincia. Ogni abitante ha a disposizione, in media, 31 metri quadrati di verde urbano, ma nella metà delle città italiane (per quasi 11 milioni di persone, il 60% della popolazione urbana) tale estensione è molto più contenuta (inferiore a 20 metri quadrati) e in 19 città (per 2,2 milioni di cittadini) non raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati obbligatori per legge.

 Il WWF sulla base delle risposte all'EcoCity Test a cui hanno risposto gli assessorati competenti degli 11 Comuni più importanti delle 14 "città metropolitane" (Milano, Torino, Bologna, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Catania; mancano all'appello Genova, Reggio Calabria e Messina) chiede alle amministrazioni comunali delle grandi città "Quattro impegni per il buon governo della natura urbana":

Tra questi : integrare gli strumenti urbanistici con una pianificazione del verde che individui e valorizzi la rete ecologica e i servizi ecosistemici forniti dalle aree urbane e le aree libere, utili e funzionali all'adattamento ai cambiamenti climatici e alla gestione ecologica dei corsi d'acqua. Inoltre predisporre i censimenti del verde, quale strumento fondamentale per una corretta pianificazione, programmazione e progettazione delle nuove aree verdi o per la riqualificazione di quelle già esistenti, migliorare la programmazione degli interventi predisposti o attuati per la messa a dimora di alberi per ognuno dei bambini nati o adottati nel territorio comunale, rendendoli coerenti con la pianificazione per la riqualificazione del verde e della rete ecologica urbana. Infine snellire la burocrazia e favorire l'affidamento degli spazi verdi alla società civile, anche con un maggior coinvolgimento degli uffici comunali competenti, favorendo la diffusione delle esperienze dei "giardini condivisi" e degli "orti sociali". Questi i primi passi della "rivoluzione verde" auspicata dal WWF.