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Mar, Nov

Bonificare stanca

Bonificare stanca

Ambiente

Spesi - in sei anni - soli 4 milioni di euro su 400 realmente disponibili. Il fallimento del commissario Vera Corbelli, raccontato da Raffaella Fanelli su "Estreme Conseguenze"

Bonificare – e non lavorare, come ci ammoniva Cesare Pavese – stanca. Anche quando le risorse finanziare ci sono. E rappresentato una cifra tutt’altro che trascurabile. L’inchiesta pubblicata da “Estreme Conseguenze”, a firma di Raffaella Fanelli, circoscrive – e focalizza - l’operato del commissario per le bonifiche nell’area di Taranto: la dottoressa Vera Corbelli. In sei anni di attività espletata (?) – e con una dotazione economica di circa 400 milioni di euro – si sono spesi la bellezza, la straordinaria, ma cosa dico, la fantasmagorica cifra di 4 milioni del medesimo conio. Solo l’1%, insomma, di quanto fosse nelle proprie disponibilità. Vero, Vera Corbelli? Siamo dinanzi ad un colossale fallimento: vero, Vera Corbelli? Nel suo ruolo di commissario per la bonifica e il recupero delle aree interne – ed esterne all’Ilva – lei ha sonnecchiato parecchio nella città dei due mari: vero, Vera Corbelli? Ma tutti qui ce li mandano. Eppure lo sanno che siamo scarsi già di nostro, da queste parti. Nello specifico riportiamo l’elenco “aureo” di ciò che poteva essere e, colpevolmente, non è stato: A. Messa in sicurezza dei terreni e della falda nell’area industriale del comune di Statte (spesi, sempre in un arco temporale di sei anni, 650 mila euro su una dotazione complessiva di 34 milioni. In termini percentuali solo l’1,78% del finanziamento concesso). B. Bonifica del Mar Piccolo: quello, ricordate, dove qualcuno – assieme a qualcun altro – voleva che crescessero le micro alghe (utilizzati 3 milioni su 21 complessivi). C. Area Sin (sito d’interesse nazionale) per i dragaggi e la bonifica dei sedimenti nel molo polisettoriale del Porto di Taranto (su 17 milioni previsti dalla delibera Cipe n°87 impegnati, udite udite, zero centesimi. Il niente assoluto!). Una storia, quella raccontata su “Estreme Conseguenze”, che ha dell’incredibile. Dopo l’industrializzazione disumana, l’ecocidio di Stato, il tutti sapevano e nessuno parlava, il ‘E che mi tieni a fare a me?’, le bonifiche. Il business segue le mode, finge d’innamorarsi dello spirito del tempo, si spinge più a nord della linea della palma per dirla con le parole di Sciascia. E gli affari, quelli degli altri, riempiono uno iato tra un prima e un dopo assai incerto. Più apparente che reale. Bonificare stanca. A Taranto, soprattutto.