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Mer, Apr

L'Italia non ha protetto i cittadini di Taranto

L'Italia non ha protetto i cittadini di Taranto

Ambiente

Si è pronunciata questa mattina la Corte di Strasburgo sul ricorso Ilva: ”Violati gli articoli 8 e 13 della Convenzione europea sui diritti umani”. Ambrogi Melle"Ora ci aspettiamo la cancellazione della vergognosa indennità penale". Peacelink: "Vittoria storica"

Sono passati pochi minuti dalle 11 quando arriva la notizia della sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo che riconosce la violazione da parte dell'Italia degli articoli 8 e 13,e dunque degli obblighi di protezione della vita e della salute, nonché del diritto al rispetto della vita privata e familiare. In buona sostanza non è stato garantito nel Belpaese un quadro normativo in grado di prevenire e ridurre gli effetti dell'inquinamento di derivazione industriale sulla salute umana ed è al contrario stato consentito attraverso i decreti salva-Ilva di tenere accesi gli impianti,nonostante la normativa europea e le decisioni della magistratura tarantina che aveva nel 2012 disposto il fermo dei sei impianti dell'area a caldo. Strasburgo non riconosce però un indennizzo per la popolazione tarantina; su questo i legali promettono già nuove iniziative.
La Corte di Strasburgo condanna l'Italia a porre rimedio nel più breve tempo possibile con bonifiche del territorio e ambientalizzazione dell'industria, troppo lontano il termine del 2023 per la realizzazione di tutte le prescrizioni. Queste le misure generali. Rimanda invece per quelle specifiche al Comitato dei Ministri. A parlare per prima è la promotrice e prima firmataria del ricorso,Lina Ambrogi Melle: “Ci siamo rivolti allo studio legale Saccucci. L'avvocato Andrea Saccucci ha ottenuto la trattazione prioritaria del ricorso sulla base del fatto che si tratta di una vicenda che interessa l'intera popolazione e per l'impossibilità di essere difesi in Italia. In soli tre mesi la Corte si è occupata del caso”.
Così l'avvocato Roberta Greco: “Si tratta di una sentenza sovranazionale,che l'Italia dovrà rispettare. Oggi possiamo dire di aver vinto una battaglia, purtroppo non ancora la guerra”.
Ambrogi Melle:”Ora ci aspettiamo la cancellazione della vergognosa indennità penale estesa anche ai nuovi proprietari. Sia chiaro che noi non siamo contrari all'industria a prescindere. Sicuramente siamo contrari all'industria che chiede in cambio la vita”.

PeaceLink esprime immensa soddisfazione per questa vittoria storica in sede internazionale.”Per la prima volta un autorevole tribunale internazionale riconosce la responsabilità delle istituzioni italiane nella mancata tutela dei diritti umani. La pronunica della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) con sede a Starburgo è un passo fondamentale anche per rimuovere le condotte politico-istituzionali lesive dei diritti dei cittadini, condotte che hanno consentito il perpetuarsi di un evidente inquinamento che ha violato i fondamentali diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita. In tal senso le leggi Salva-Ilva sono state il prodotto eclatante di queste condotte lesive dei diritti fondamentali dei cittadini”.