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Gio, Lug

Sentenza CEDU: Governo faccia i passi per tutelare i cittadini

Sentenza CEDU: Governo faccia i passi per tutelare i cittadini

Ambiente

A poche ore dalla sentenza del CEDU in merito alla questione Ilva e alle mancate misure assunte dalle autorità nazionali per preservare la salute dei cittadini, Giustizia per Taranto assieme a Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FLMUniti CUB, LiberiAmo Taranto, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, TuttaMiaLaCittà e singoli cittadini, invitano il Governo ad intervenire per sanare la lacuna in seno al diritto negato. Pubblichiamo integralmente il comunicato

La sentenza di ieri della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ripristina una verità che nessuna propaganda, raggiro legale, o gioco di prestigio politico può più confutare: lo Stato italiano non ha fatto nulla per proteggere la vita dei cittadini e delle cittadine di Taranto dagli altissimi rischi dell'inquinamento industriale.

I ricorsi presentati da 180 persone fra il 2013 e il 2015 e promossi dalla dott.ssa Daniela Spera, coadiuvata dagli avv. Sandro Maggio e Leonardo La Porta, e dalla prof.ssa Lina Ambrogi Melle, coadiuvata dallo studio Saccucci, fondava su presupposti concreti e finalmente acclarati. La condanna all'Italia è pesantissima: nessuno può privare le persone della propria vita e l'Italia dovrà rimuovere immediatamente le cause di questo diritto negato per anni. Una sentenza di grande giustizia, ma anche di enorme peso politico.

A nulla servirà al Governo e al Ministro Di Maio parlare di sentenza riferita ai governi precedenti, perché la verità non si piega: questo governo ha agito in piena e irresponsabile continuità con quelli precedenti, avallando scelte scellerate in danno dei tarantini.

Sarà perciò meglio se, anziché risolvere i problemi con la propaganda, lo faranno rimuovendo davvero le cause di questa drammatica situazione, a partire dalla cancellazione immediata di tutti i decreti salva-Ilva e ammazza-Taranto. Senza se e senza ma.

Le realtà tarantine in lotta continueranno a pretenderlo da sé, sostituendosi di fatto alla classe politica ad ogni livello, affinché questa sacrosanta sentenza trovi davvero il suo naturale sbocco nella giustizia dei fatti. Aspettiamo perciò anche la sentenza riguardante il ricorso presentato proprio dalle associazioni e da tanti tarantini al Presidente della Repubblica contro l'ultimo decreto salva-Ilva, quella pendente, sempre presso la CEDU, dei lavoratori Ilva, e chiediamo che anche la Procura tarantina ricorra finalmente alla Corte Costituzionale contro il decreto del 2012, ancora in attesa di essere rispettato.

Ieri è stato fatto un primo importante passo verso la giustizia, gli altri torneremo a pretenderli con forza in piazza il 23 marzo a Roma, assieme a tutte le realtà inquinate del Paese, oltre a quelle interessate dalle grandi opere inutili e dannose, avallate da questo Governo con gli stessi slogan usati per Ilva.