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Gio, Lug

Usb Taranto fa esposto Procura contro ArcelorMittal

Usb Taranto fa esposto Procura contro ArcelorMittal

Ambiente

Sarebbero precarie le condizioni di lavoro degli operai impiegati nelle zone GRF/IRF (Gestione e Impianto Rottami Ferrosi). A rischio per via di eventuali esplosioni di scorie liquide e inquinamento falda

Sarebbero a rischio e pericolose le condizioni di lavoro degli operai impiegati nelle zone GRF/IRF (Gestione e Impianto Rottami Ferrosi) dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto. La denuncia del coordinatore provinciale dell'Usb Francesco Rizzo affiancato da RSU ed RLS e da Piero Vernile, RSU Uilm.

“Stiamo presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto – dichiara Rizzo – perché in queste condizioni la sicurezza degli operai in quei reparti è inesistente e per gli stessi motivi si sono già verificati incidenti a causa della notevole presenza di acqua lì dove vengono versate per terra le scorie liquide delle paiole. Succede, quindi, che si verificano vere e proprie esplosioni che coinvolgono gli operai, appunto, come è già successo nei mesi e negli anni scorsi".

In queste aree, precisa il sindacato, non esisterebbe una pavimentazione e per gli stessi operai e un percorso sicuro per raggiungere il posto di lavoro, né un punto di raccolta previsto in caso di emergenza, “visto che questi sono costretti a camminare nel fango”. Nessuna pavimentazione nell'area IRF “anche se ad integrazione dell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale)” lo stesso Usb chiese che venisse realizzata assieme a “cappe di aspirazione”. Richiesta questa, reiterata al Governo. “Per il reparto GRF, invece, al netto dei crono programmi e degli stati di avanzamento lavori, - aggiunge il sindacato - il termine ultimo per la realizzazione della pavimentazione è il 2023. Le stesse cappe mobili in discarica paiole presentano criticità, anche se realizzate da poco, proprio per la presenza dell'acqua sui binari adibiti al loro scorrimento. Di fatto, oggi, - sottolinea - nessuna tempistica e nessun crono programma può assicurare l'incolumità degli operai che lavorano in queste aree. Queste fotografie sono abbastanza eloquenti”. l

Proprio nei giorni scorsi in acciaieria 1 e 2 si sarebbero verificati casi di siviere bucate o rotte responsabili dello sversamento in reaprto di acciaio fuso. Un rischio notevole per gli operai presenti e “non coinvolti solo per casualità”

L’Usb Taranto chiede dunque agli organi di controllo regionale e al ministero dell’Ambiente “quali siano le condizioni attuali delle matrici ambientali in queste aree”.  “Vogliamo conoscere gli ultimi rilievi, o eventuali campagne di caratterizzazione, effettuati sui terreni e sulle acque di falda superficiale e profonda”.

“Sappiamo bene che gli attuali gestori dello stabilimento, in domanda di AIA, hanno chiesto ed ottenuto il nulla osta, poi concesso dal DPCM del 2017, ad operare per eseguire gli interventi AIA in aree interne al sito di interesse nazionale.  – prosegue il sindacato - In questo modo, oltre a violare il Testo Unico Ambientale, si aggira l'iter previsto dalla legislazione in vigore che prevede, in sede di Conferenza dei Servizi, l'approvazione di un piano di caratterizzazione e conseguente bonifica delle aree che devono essere interessate da eventuali lavori. Per gli operai, oltre al rischio di esplosioni delle scorie liquide che vengono a contatto con l'acqua, incombe anche un eventuale rischio sanitario nel momento in cui queste aree dovessero risultare contaminate, - conclude Usb Taranto - oltre, sempre per lo stesso motivo, alla migrazione degli inquinanti in falda che da lì raggiungono il mare”.