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Mer, Lug

“Di Maio lei non è degno di Taranto”

“Di Maio lei non è degno di Taranto”

Ambiente

“Lei non è gradito nella nostra città. Resti a Roma, dunque, e ritrovi il coraggio di cambiare le cose per il bene dei nostri figli”: sono solo alcuni passaggi della missiva inviata al Ministro dello Sviluppo Economico da Genitori tarantini-Ets,Aps LiberiAmo Taranto, Comitato Quartiere Tamburi, TarantoRicercaFuturo eComitato Art. 32 Diritto alla Salute - Statte

“L’altissima percentuale di voti presi a Taranto dal Movimento, di cui lei è il Capo politico, non raggiunge neppure quel 54% in più di incidenza di tumori che colpiscono i piccoli tarantini nella fascia di età 0-14 anni, rispetto ai coetanei del resto della Puglia (e, diremmo, dell’intera Italia). Un insopportabile numero di questi piccoli non è arrivato e mai arriverà ad esprimere il suo primo voto elettorale.
Lo scorso giugno ci accolse al MISE. Tra gli interventi delle associazioni tarantine da lei convocate, ascoltò, riteniamo con attenzione, la storia di Lollo Zaratta. Sembrava anche essersi commosso al pari di noi tutti. Esistono, signor Di Maio,lacrime di dolore e lacrime politiche? Se sì, a quale categoria appartengono le sue lacrime?
Siamo stanchi della falsa commozione. Non cadiamo più in ginocchio come questuanti davanti a vane promesse elettorali.
Sono i fatti che parlano per Lei.
E saranno quelli che presto vedremo compiere. Vorremmo essere smentiti, ma lei, in pieno stile vecchia politica, si adopererà per rendere vana anche l'azione del GIP di Taranto, dott. Benedetto Ruberto.
Crediamo che si stia lavorando a questo. Lei ci smentisca, signor Ministro.
Attendiamo, fiduciosi, il parere della Consulta riguardo l'incostituzionalità dei vergognosi decreti salva-ILVA.
Ogni sua azione e/o quella del suo governo mirata ad inficiare tale provvedimento del GIP sarà da noi denunciata con forza”.
Le associazioni firmatarie della lettera inviata al Ministro DiMaio non tralasciano gli aspetti della vicenda legati a condizioni di sicurezza, salute e salubrità nella fabbrica: “Le ricordiamo che, come Ministro del Lavoro, lei ha accettato condizioni insopportabili per i dipendenti dello stabilimento che ha voluto, sulla stessa linea dei suoi predecessori, salvare”.
“Le ricordiamo, inoltre, che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 24 gennaio 2019, ha riconosciuto lo Stato italiano colpevole di non avere tutelato la vita privata e famigliare dei tarantini”
A proposito del Movimento Cinque Stelle si legge: “Il Movimento politico non rappresenta più i tarantini. Non li ha mai rappresentati. Anche i deputati e i senatori di questa terra eletti nelle vostre fila hanno venduto l’anima assoggettandosi all’inconsistente ruolo di zerbini al servizio di una politica più attenta alle logiche del profitto che alla salute e agli interessi dei cittadini. Per questo, come novelli Giuda, hanno tradito le promesse fatte in campagna elettorale e, al pari di esponenti del centrodestra e del centrosinistra (che a più riprese e in perfetta alternanza hanno governato il paese negli ultimi trent'anni)hanno contribuito, insieme a lei, alla condanna a morte di questa città.
Per tali ragioni, noi tarantini firmatari di questa lettera consideriamo la sua comparsa a Taranto un mero tentativo di conquistare qualche titolo di quotidiano o telegiornale per ricostruirsi ali di cera e tentare di salvarsi dalla caduta libera nella quale è incappato.
Si combatte e si affronta il nemico quando anch'esso mostra di combattere con onore e pari dignità.
Lei questa dignità l'ha persa. Taranto non perdona. Lei non è gradito nella nostra città e non è degno di calpestare la terra che fu di Falanto lo spartano, dagli dèi e dalla natura destinata alla bellezza e non alla morte. Resti a Roma, dunque, e ritrovi il coraggio di cambiare le cose per il bene dei nostri figli. Fino a quel momento lei non sarà considerato nostro degno interlocutore”.