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Gio, Lug

Legambiente presenta il Dossier Taranto

Legambiente presenta il Dossier Taranto

Ambiente

Numerose le richieste fatte dall’associazione nel report presentato nella giornata di ieri. Al centro la VIIAS, le bonifiche del Mar Piccolo e delle discariche ex Ilva, l’abbattimento degli inquinanti in vista di una totale decarbonizzazione, maggiore sicurezza nello stabilimento e applicazione del CIS

"Valutazione preventiva del danno sanitario, Bonifiche, Contratto Istituzionale di sviluppo, Risarcimenti: stop a narrazioni e fake news, servono fatti. Il Governo renda obbligatoria la VIIAS per il siderurgico e pubblichi il provvedimento in Gazzetta Ufficiale prima del prossimo incontro a Taranto".   Così  Stefano Ciafani,  presidente nazionale Legambiente, ha presentato in conferenza stampa a Taranto, insieme a Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia, e a  Lunetta Franco ed a Massimo Moretti, presidente e vicepresidente di LegambienteTaranto, il Dossier Taranto con le proposte e le richieste dell’associazione relative alla VIIAS (Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario) ed alla Sicurezza e Innovazione tecnologica dello stabilimento siderurgico, alla bonifica delle aree contaminate di competenza dei Commissari straordinari di Ilva in AS, alla bonifica del Mar Piccolo, al CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) di Taranto, all’utilizzo delle acque reflue dei depuratori Gennarini e Bellavista, al tema dei risarcimenti dei cittadini di Taranto.

Nello specifico subito la Valutazione preventiva dello stabilimento. Risposte chiare e scientificamente validate alla comunità jonica in merito alle ricadute dell'impianto sulla salute dei cittadini e dei lavoratori. 

Focus su sicurezza e innovazione a garanzia dei lavoratori e dei cittadini. Dunque l’ammontare delle somme impegnate fono alla fine del 2019 per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti. E quali quelle destinate alla bonifica delle falde e dei terreni inquinati.

Inadeguato per l’associazione quanto previsto dal Piano Ambientale in vigore per le cokerie, tra le principali fonti inquinanti dello stabilimento, a partire dai tempi di attuazione degli interventi, che risultano oltremodo dilatati rispetto alla vecchia A.I.A. Da qui la richiesta di innovazioni tecnologiche volte a eliminare o ridurre l'utilizzo di coke; la necessità di chiudere le batterie più inquinanti, allo scopo di ridurre le emissioni di polveri, IPA e altre sostanze, e del rifacimento completo delle batterie per ottenere maggiore efficienza e minori emissioni; oltre alla rapida implementazione del sistema di monitoraggio tramite l'installazione di nuove centraline in prossimità delle batterie e di videocamere mirate al controllo delle emissioni sia fuggitive che convogliate. Il futuro dello stabilimento deve prevedere produzioni che non siano più pericolose per la salute e l'ambiente e il governo deve agire senza ricalcare le scelte che negli ultimi 20 anni hanno sempre privilegiato gli interessi dell'industria a scapito di quelli della popolazione. Fino a giungere ad una produzione totalmente “decarbonizzata”.

A che punto poi è la bonifica delle aree a carico del pubblico per cui sono nominati i Commissari straordinari? Sono aree sostanzialmente destinate in precedenza a discarica dei rifiuti industriali: ex Cava Due Mari, ex cava Cementir, Mater Gratiae, Gravina di Leucaspide. Le risorse non mancano, ribadisce Legambiente, circa 800 milioni di euro la somma riveniente dalla transazione con la famiglia Riva destinata alla bonifica.

Altrettanto lacunosa la questione delle bonifiche del Mar Piccolo, i cui fondali sono stati interessati sinora solo da lavori di rimozione e smaltimento dei materiali di natura antropica (veicoli, pneumatici, ecc…), peraltro ancora da completare, ma non di risanamento e messa in sicurezza permanente dei sedimenti per i quali non si conosce ancora l’esito del bando di gara risalente al 2018. Necessaria inoltre l’attuazione del CIS prevista per il capoluogo jonico.

L’associazione ritiene che si debba recuperare il tempo perduto dando priorità agli interventi relativi all’approvvigionamento idrico del siderurgico utilizzando i reflui affinati provenienti dagli impianti di depurazione di Gennarini e Ballavista, alla creazione del polo museale dell’Arsenale Militare, che può diventare un grande polo culturale e turistico, affiancando l’esperienza del Mar.Ta, il Museo Archeologico di Taranto, al recupero della Città Vecchia, possibile volano di un diverso sviluppo,  patrimonio unico e irripetibile la cui perdita risulterebbe irreparabile, ripetendo la virtuosa operazione culturale fatta a Matera.

Infine ancora elusa la progettazione dei impianti di depurazione ai fini industriali.  Si eviterebbero: le inaccettabili riduzioni della portata del fiume Tara e gli emungimenti praticati dai pozzi interni allo stabilimento, lo spreco di denaro pubblico connesso al mancato utilizzo delle opere già realizzate sinora, si libererebbe la città dalle problematiche collegate al malfunzionamento della condotta sottomarina del depuratore Gennarini, ormai in uno stato di grave degrado. Legambiente conclude il corposo report additando la questione dei risarcimenti, come un altro diritto negato e in particolare quelli destinati al quartiere Tamburi tra i più esposti alle emissioni inquinanti prevedendo l'apertura di un percorso in sede amministrativa, coinvolgendo la procedura di A.S. e il nuovo gestore dello stabilimento, per garantire un ristoro concreto ai danneggiati.