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Gio, Ott

Quando la “scienza” nega il cambiamento climatico

Quando la “scienza” nega il cambiamento climatico

Ambiente

Di certo sarà casuale il bombardamento di tesi negazioniste soprattutto in Italia. Forse perché si mette mano a quel grande imbroglio da 19 miliardi di euro destinate alle fonti fossili. Si chiamano “Sussidi Ambientalmente Dannosi” e ogni anno il Ministero dell’Ambiente ne pubblica un catalogo

Nel mondo della scienza ricerche originali, recensioni scientifiche e commenti hanno l’obbligo di essere sottoposte a validazione. Una di queste è la pubblicazione su PNAS USA, che è una rivista scientifica multidisciplinare peer – reviewd. Vuol dire che ogni nuova teoria, ricerca, commento è sottoposto alla “revisione tra pari” (peer reviewd). PNAS sta per “Procedimento della Accademia Nazionale di Scienze degli Stati Uniti. Si tratta della seconda rivista scientifica più citata, la prima è “Nature”. L’autorevolezza della rivista e quindi dai lavori di ricerca pubblicati dipendono da due fattori: la revisione tra pari (peer review) per l’appunto, e il “fattore di impatto” (impact factor). Chi sono i revisori che la rivista incarica per valutare la ricerca o una nuova teoria? Si chiamano referee (arbitri) e sono esperti nel campo specifico della ricerca che si intende pubblicare.

I verificatori (referee) sono tre che indipendentemente valutano il lavoro. Sono anonimi, per permettere la loro più completa libertà di espressione, sono infatti ignoti all’autore. Questi scienziati valutano il lavoro e all’autore della ricerca o della nuova teoria viene consegnato un documento contenente i commenti anonimi dei revisori, i cui risultati sono discussi in ogni minimo dettaglio. Alla fine o accettano il lavoro o lo respingono. L’idea di base è che una nuova teoria scientifica è considerata abbastanza credibile da essere presentata al mondo se tre arbitri con le adeguate competenze, poste davanti alle stesse prove, giungono alle medesime conclusioni in maniera indipendente. 

Se un fisico anche premio Nobel elabora una nuova teoria sul clima migliore di quella a nostra disposizione (un esempio l’effetto serra) dovrebbe procedere quantomeno a una verifica fatta da esperti di settore. Diversamente tutte le ipotesi sono possibili.

Di certo sarà casuale il bombardamento di tesi negazioniste accelerate soprattutto in Italia. Forse perché si mette mano a quel grande imbroglio da 19 miliardi di euro destinate alle fonti fossili. Si chiamano “Sussidi Ambientalmente Dannosi” e ogni anno il Ministero dell’Ambiente ne pubblica un catalogo. Tra i tanti incredibili sostegni ne cito solo tre: l’interrompibilità, gli interconnector e le fonti assimilate. L’interrompibilità è un premio per alcuni grandi consumatori di energia assegnato per la semplice disponibilità ad un numero molto limitato di distacchi durante l’anno. Le scandalose fonti assimilate per lo più scarti di raffinazione del petrolio, inserite nella delibera di 21 anni fa del CIPE per la incentivazione delle rinnovabili. Infine l’incomprensibile “interconnector”, un meccanismo che consente ad alcuni grandi consumatori di comprare l’energia in Italia ma a prezzo scontatissimo. Ne riparleremo in un prossimo articolo mettendolo in correlazione alla mancata attivazione di un elettrodotto al Sud ultimato ma non in funzione.

Il Governo all’interno del decreto  “Misure urgenti per contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde”, nell’articolo 6 affronta il tema della riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi: “A partire dall’anno 2020, le spese fiscali dannose per l’ambiente indicate nel Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito presso il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare […] sono ridotte nella misura almeno pari al 10 per cento annuo sino al loro progressivo annullamento entro il 2040”. Benefici che riguardano per esempio gli sconti sul gasolio per l’autotrasporto (1,2 miliardi), sconti sui consumi energetici in agricoltura (0,8 miliardi), la detassazione delle auto aziendali (1,2 miliardi), l’esenzione dall’accisa per il jet fuel (1,6 miliardi), l’aliquota Iva agevolata sui consumi energetici di famiglie (1,6 miliardi) e imprese (1,4 miliardi).

In un tal contesto (vedi le dichiarazioni molto critiche del capo della Lega in una recente intervista) registriamo in Italia il pericoloso passo indietro del disaccoppiamento al contrario tra aumento delle emissione e crescita economica. Paradossalmente il PIL diminuito dello 0,1% (secondo fonti ISPRA su stime tendenziali) corrisponde a un aumento delle emissioni dello 0,8%.