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Ex Ilva, coprono i parchi lasciano i veleni: omessa la bonifica

Ex Ilva, coprono i parchi lasciano i veleni: omessa la bonifica

Ambiente

VeraLeaks pubblica i documenti inediti che attestano una situazione ambientale gravemente compromessa nell’area corrispondente i parchi del siderurgico e rispetto alla quale non ci sono stati interventi di bonifica. Risultato: terreno e falda inquinati. Riportiamo integralmente la denuncia di Luciano Manna

Negli stessi anni in cui le lungaggini burocratiche davano avvio ai lavori per la copertura Ilva in amministrazione straordinaria eseguiva la caratterizzazione dei terreni e della falda in contradditorio con Arpa Puglia al fine della validazione delle ispezioni eseguite dalla ditta terza ingaggiata da Ilva in AS. Cosa c’è, quindi, nei terreni e nella falda dei parchi minerali ad oggi già quasi totalmente coperti dalla struttura realizzata dalla ditta Cimolai? I parchi minerali presentano un inequivocabile inquinamento storico con la presenza di inquinanti direttamente riconducibili al ciclo produttivo del siderurgico. Il primo piano di caratterizzazione che riceve le direttive legislative dalla Legge 152 del 206, il Testo Unico Ambientale ci consegna un quadro già compromesso dalle analisi eseguite nel 2007 e terminate nel 2013: nei parchi si trovano Idrocarburi Policiclici Aromatici e Composti Organici Aromatici oltre i limiti di legge.

Dobbiamo attendere il Piano di Caratterizzazione Integrativo relativo all’area parchi minerali, nonché quello propedeutico alla messa in sicurezza dell’area, per iniziare a comprendere il reale quadro di contaminazione dei parchi minerali e loppa, una superficie complessiva di 63 ettari, di cui 55 ettari relativi ai “Parchi Minerali e Fossili” e 8 ettari al “Parco Loppa”.

Il report di Arpa Puglia inviato al Ministero dell’Ambiente a luglio 2016 che valida le analisi effettuate da Ilva nei due anni precedenti sui terreni ed acque di falda sono abbastanza chiari. Per i terreni si evidenziano i superamenti di Legge relativi alle Concentrazioni Soglia Contaminazione per i parametri di Mercurio (Risultato 5.9 – limite 5.69 mg Kg-l), Vanadio (Risultato 1678/1811/1969 – limite 250 mg Kg-l), Idrocarburi Pesanti (Risultato 27427/10696 – limite 750 mg Kg-l), Benzo(a)antracene (Risultato 235.7/1474 – limite 10 mg Kg-l), Benzo(a)pirene (Risultato 229.9/154.4 – limite 10 mg Kg-l), Benzo(b)fluorantene (Risultato 316.2/323.8 – limite 10 mg Kg-l), Benzo(k)fluorantene (Risultato 171.1/109 – limite 10 mg Kg-l), Benzo(g,h,i)perilene (Risultato 59.1/44.5 – limite 10 mg Kg-l), Crisene (Risultato 236.5/154 – limite 50 mg Kg-l), Dibenzo(a, h)antracene (Risultato 15.1/9.5 – limite 10 mg Kg-l), Indenopirene (Risultato 86.3/62.2 – limite 5 mg Kg-l), Pirene (Risultato 587.2/425.2 – limite 50 mg Kg-l), Sommatoria IPA (Risultato 1248.5/933.1 – limite 100 mg Kg-l).

Per le acque sotterranee si evidenziano i superamenti di Legge relativi alle Concentrazioni Soglia Contaminazione per i parametri Solfati (Risultato 1160.32/315.58/370.53 – limite 250 mg/l), Fluoruri (Risultato 1930/1070 – limite 1500 μg/l).

Ben più grave è il quadro degli inquinanti riportato dal report tecnico descrittivo sulle indagini integrative svolte nel 2016 da Ilva congiuntamente ad Arpa Puglia: per il parametro Arsenico a fronte di un limite di 50 mg/kg ss in due sondaggi effettuati da 0,5 a 1,5 m si riscontrano come risultati 100 e 370 mentre in un terzo sondaggio da 0,3 a 1,0 mt l’analisi consegna la cifra di 70.000. Abnormi i risultati ottenuti dalle analisi di altri campioni per i parametri idrocarburi da 1,0 a 1,5 m e da 1.5 a 2.2m dove a fronte di un limite di 10 mg/kg sssi riscontra: per il Benzo[a]antracene 680 e 170; per il Benzo[a]pirene  770 e 100, Benzo[b]fluorantene 600 e 130, Benzo[k]fluorantene 230 e 46, Benzo[g,h,i]perilene 230 55, Dibenzo[a,e]pirene 58 e 12, Dibenzo[a,l]pirene 160 e 33, Dibenzo[a,i]pirene 46 e 11, Dibenzo[a,h]pirene 19, Dibenzo[a,h]antracene 80 e 16, Indeno[1,2,3,cd]pirene 290 e 65, Crisene (limite 50) 480 e 86, Pirene (limite 50) 1200 e 300, Sommatoria IPA(25-34) (limite 100) 3273 e 647,30.

Ma quale rischio per gli operai? Per Ilva e Cimolai non c’è nessun rischio nonostante nel report Analisi di rischio sanitaria sito specifica redatto dalla società Arcadis il quadro in premessa è chiaro in virtù dei campionamenti effettuati da Ilva ed Arpa Puglia: Relativamente alla matrice terreni insaturi, le indagini integrative di caratterizzazione hanno evidenziato il superamento delle CSC di riferimento per i seguenti parametri: Idrocarburi C>12, Idrocarburi Policiclici Aromatici (Benzo(a)antracene, Benzo(a)pirene, Benzo(b)fluorantene, Indeno(1,2,3,cd)pirene) ed Arsenico. Tali superamenti non saranno oggetto della presente Analisi di Rischio in quanto interessati da attività di bonifica tramite scavo e smaltimento dei terreni non conformi.

L’analisi dei risultati delle acque di falda, campionate nel giugno 2015, ha evidenziato il superamento, diffuso su tutto il sito, delle CSC di riferimento per i parametri Metalli (Nichel e Manganese), Fluoruri, IPA (riscontrato su Benzo(a)pirene, Benzo(g,h,i)perilene, Dibenzo(a,h)antracene; riscontrati in due piezometri) e PCB totali. La successiva campagna di monitoraggio, realizzata nel settembre 2016, ha confermato la potenziale contaminazione, diffusa su tutto il sito, per i seguenti parametri: Metalli (Alluminio, Arsenico, Cadmio, Cobalto, Ferro, Nichel, Manganese, Tallio), Inquinanti inorganici(Boro, Solfati, Nitrati, Fluoruri, Cianuri liberi).

In relazione a queste campagne di caratterizzazione, dopo aver consultato i documenti dei verbali delle conferenze dei servizi, nonché i documenti relativi agli incontri dell’Osservatorio Ilva, non si trova traccia di una avvenuta bonifica definitiva dei luoghi. Inoltre, se si trovassero evidenze di tali bonifiche, non si spiegherebbe perché è proprio il gestore ArcelorMittal in domanda di AIA a chiedere lo svincolo dalle procedure SIN per quanto riguarda le aree di stabilimento soggette ai lavori di adeguamento, parchi minerali compresi, svincolo concesso dal nulla osta che si trova all’art. 3 del DPCM del 2017: Nulla osta al rilascio delle autorizzazioni per interventi aia in aree interne al sito di interesse nazionale di Taranto. Al fine di rendere certe le tempistiche per la realizzazione degli interventi, con il presente decreto è concesso il nulla osta al rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione degli interventi nelle aree interne al SIN di Taranto, riportate nell’Allegato 15 della domanda di AIA presentata da AM InvestCo Italy S.r.l.

Cosa significa quindi questo articolo? Semplice, poter operare in violazione della Legge 152/06 TUA, cioè omettendo opere di bonifica lì dove necessario a seguito delle evidenze di caratterizzazione, come nel caso dei parchi minerali.

“Fonti vicine all’Ilva in amministrazione straordinaria a febbraio 2018 dichiarano alla stampa che “sulla falda è in via di realizzazione un sistema di pompaggio e trattamento dell’acqua di falda al fine di evitare alcun impatto ambientale collegato all’attività dei parchi. È stata inoltre già effettuata – spiegano le stesse fonti – un’attività di caratterizzazione e bonifica delle matrici di suolo al di sotto dell’area dei parchi primari ed attualmente non è più presente alcun inquinamento”.

Purtroppo non abbiamo un nome e cognome che firma queste dichiarazioni, alla stampa si limitano a dichiararsi come fonte “Fonti vicine all’Ilva”. Perché? Anche qui la risposta è semplice, perché è falso che nell’area dei parchi minerali, dove si è costruita sopra una cattedrale lunga 700 metri, larga 254 metri ed alta 77 metri, sono state effettuate le bonifiche. Lo stesso sistema “pump & treat” adottato dall’azienda  sarebbe un sistema di messa in sicurezza di emergenza che nulla ha a che fare con la bonifica definitiva del luogo. Questo sistema di pompaggio riguarda solo le acque di falda superficiali che scorrono sotto i parchi a circa 2 metri ignorando del tutto le acque di falda profonda che scorrono a 15/20 metri. Inoltre questo sistema di pompaggio è efficace nel momento in cui la falda viene intercettata e barrierata per evitare la migrazione degli inquinanti. Un palliativo inutile, insomma, che allo stato dei luoghi genera solo una spesa inutile ed inefficace. Il dramma finale è che quella falda finisce in mare dividendosi tra il Mar Piccolo e il Mar Grande. Ecco dove finiscono gli inquinanti. Ma questo gioco delle parole oramai è venuto a galla, è stato scoperto.

https://veraleaks.org/2019/11/07/ilva-coprono-i-parchi-ma-lasciano-i-veleni-sotto-terra-omessa-bonifica-a-norma-di-legge/