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Dom, Dic

Vita per il Mar Piccolo

Vita per il Mar Piccolo

Attualità

Il progetto, inserito nel Programma Life2014 dell'Unione Europea, è ora nella fase operativa e mira a bonificare un'area di circa 3000 mq utilizzando una metodologia sperimentale. Intervista al biologo Paolo Facella, componente dell'equipe del Centro Ricerche Trisaia ENEA, al quale è affidato il coordinamento

Ossimoro Mar Piccolo. Da una parte l'ecosistema marino compromesso dall'ingombrante e prepotente presenza industriale (non parliamo solo dell'acciaieria), dall'altra la presenza di cavallucci marini, che per vivere hanno bisogno di acqua pulita. Gli ippocampi, con il loro suggestivo e misterioso procedere in verticale, fanno sperare che ci possa essere una nuova opportunità nonostante tutto?
Quantomeno ce lo auguriamo, come ci auguriamo che questi giorni possano rappresentare per il territorio jonico, e soprattutto per Taranto, uno spartiacque tra un passato caratterizzato da assenza, indolenza, poca partecipazione e inesistente lungimiranza, ed un periodo diverso fatto di nuove consapevolezze, prima tra tutte quella di abitare un luogo dalla insolita bellezza e dalle inespresse potenzialità. Con questo spirito ci avviciniamo incuriositi ad un progetto che già per il nome merita attenzione.
Life4MarPiccolo, inserito nel Programma Life2014 dell'Unione Europea, si propone di operare nella direzione della conservazione della natura e della biodiversità presente in loco. Il contesto, com'è noto, presenta i segni marcati del processo di industrializzazione che ha interessato Taranto. Ne parliamo con Paolo Facella, biologo, componente dell'equipe del Centro Ricerche Trisaia ENEA che coordina il progetto.

“Siamo partiti all'inizio del 2016 e termineremo entro settembre 2020. Oltre 2 milioni di euro il finanziamento del progetto coordinato da Enea. Partner: IrsaCnr, Nova Consulting Srl, Genelab Srl e il Comune di Taranto”.
Entriamo nel merito.
“L'obiettivo è bonificare una parte del Mar Piccolo, circa 3000 mq, utilizzando una metodica sperimentale che rappresenta un'alternativa alle due già conosciute. Il dragaggio e il capping vanno in qualche modo a “disturbare” l'ecosistema già di per sé fragile. Questa tecnologia mira invece a bonificare con un minimo impatto ambientale”.
Cosa c'è esattamente sui fondali del Mar Piccolo?
​“La zona che risulta più inquinata è quella che si trova di fronte all'Arsenale. Gli inquinanti presenti derivano dunque maggiormente dalla cantieristica navale: il sedimento è contaminato da IPA (idrocarburi policiclici aromatici), metalli pesanti e PCB (policlorobifenili)”.
In quale fase del progetto siamo?
“Le fasi sono quattro: la prima, quella delle autorizzazioni, la seconda della delimitazione dell'area da trattare, poi le ultime due: costruzione del prototipo e messa a punto dello stesso. Siamo nella fase operativa”.
Il prototipo in cosa consiste?
“E' un impianto di depurazione, che si basa sulla microfiltrazione a membrana, costituto da due parti: una a mare, composta da un'elica che risospende il sedimento e da un sistema di pompaggio che ne aspira la parte in sospensione (frazione pelitica), l'altra a terra in cui avviene la vera e propria filtrazione attraverso le membrane. Grazie a questa microfiltrazione si eliminano gli inquinanti presenti nel fondale e, conseguentemente, nella colonna d’acqua sovrastante. Il progetto prevede anche un monitoraggio combinato: chimico-fisico e metagenomico, prima, durante e dopo il trattamento per verificare come il processo di bonifica influisca sulle popolazioni di microrganismi presenti”.
Possibile che questo progetto venga esteso a tutto il Mar Piccolo, o che si intervenga allo stesso modo in altre zone inquinate?
“Potrebbe esserci un “After Life” con riferimento alla restante parte del Mar Piccolo. Verrà elaborato inoltre un protocollo d'intervento per altri siti marini italiani ed europei con criticità ambientali analoghe: Porto Marghera, Gela,Priolo,Augusta, Manfredonia e, oltre i confini nazionali, Ria Formosa in Portogallo, Man Menor in Spagna, Etang de Thau in Francia,Golfo di Gera in Grecia”.

Giova ricordare infine che il Mar Piccolo per il suo particolare ecosistema, è stato inserito dall'Unione Europea tra i Sic (Siti di Interesse Comunitario).

 

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